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Giasone l'uomo con un sandalo solo
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro Sapheneia
TRADUZIONE
Esone, figlio di Creteo, sposò Polimede, figlia di Autolico, e generò Giasone. Giasone abitò a Iolco, dove Pelia era succeduto al trono di Creteo. Quando Pelia aveva consultato l'oracolo in relazione al suo regno, il Dio gli aveva profetizzato di guardarsi da un uomo con un sandalo solo. Al momento Pelia non capì, ma poi tutto risultò chiaro. Un giorno, sulla riva del mare, si tenne un grande sacrificio in onore di Poseidone; molti erano i partecipanti, e fra loro c'era anche Giasone. il giovane amava l'agricoltura, viveva in campagna, e si era diretto in città apposta per il sacrificio; nell'attraversare il fiume Anauro, aveva perso un sandalo nella corrente, e adesso era rimasto con un solo piede calzato. Appena lo vide, Pelia ricordò il responso del Dio, si avvicinò a Giasone e gli chiese: «Se tu avessi il potere, e ti venisse rivelato da un oracolo che uno dei cittadini ti ucciderà, tu cosa faresti?» E allora, forse a casaccio, o forse ispirato da Era (irata contro Pelia per la sua mancanza di venerazione nei suoi confronti, e che già meditava vendetta per mano di Medea), Giasone così rispose: «Lo manderei alla ricerca del Vello d'Oro!» A queste parole, subito Pelia gli ordinò di andare a cercarlo. Il Vello d'Oro si trovava nella Colchide, appeso a una quercia nel bosco sacro di Ares, e il custode era un drago che non dormiva mai.
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Il premio dei giusti
Versione greco Apollodoro
Traduzionelibro Greco nuova edzione
TRADUZIONE N. 1
. Gli antichi poeti dicono che gli uomini giusti dopo la morte dimorano felicemente in una grande e meravigliosa isola. Essi trascorrono molto tempo in raffinarti banchetti, bevendo copiosamente vino, mangiando molta carne di uccelli di pesci e di altri animali. Da un lato l’isola, avendo un clima ben temperato produce abbondanti frutti. Dall’altro la regione porta tutti i vantaggi per una vita beata e libera. In estate mentre molti beati conversano sopra un morbido prato erboso, altri invece da un’alta rupe o presso uno stagno all’ombra di una quercia. Ogni altura risuona di bei canti di uomini o di uccelli. E la cicala col canto allieta i beati. La notte, con un grande silenzio, porta il sonno a tutti. .
Traduzione n. 2
Gli antichi poeti dicono che gli uomini giusti e rispettosi abitano dopo la morte in un'isola grande e meravigliosa per bellezza. Si divertono per molto tempo vivendo in eleganti banchetti, o mangiando molte carni di uccelli e di pesci e di altri animali. L'isola ha l'aria temperata, produce molti e dolci frutti e tutte le cose utili per una vita felice e libera. Molti beati non smettono di conversare durante l'estate sopra l'ampio prato, altri invece su un'alta roccia o presso un lago profondo, all'ombra di una quercia. Delle voci piacevoli di uomini e uccelli si sentono attraverso ogni monte. La notte con molto silenzio porta un sonno dolce a tutti.
TRADUZIONE di altro utente
Gli antichi autori dicono che gli uomini giusti dopo la morte vivono felicemente in una grande e meravigliosa isola per molto tempo questi trascorrono nei banchetti di ringraziamento, bevendo vino in abbondanza, mangiando molta carne di volatili, pesci e altri animali. L’isola avendo l’aria mite, produce molti frutti. La terra produce tutte le cose vantaggiose per una vita felice e libera. Durante l’estate molti beati conversano sulla tenera erba del largo prato altri (conversano) sull’ alta rupe o presso un rifugio all’ombra di una quercia. Tutto il confine rimbomba per graziosi suoni di uomini o uccelli e la cicala allieta con il canto i beati. La notte porta insieme a molto silenzio, riposo a tutti.
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I GIGANTI
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
Gea (la terra), intanto, risentita a causa dei Titani, da Urano aveva generato i Giganti. Insuperabili per la grandezza dei corpi, invincibili per la forza, che sembravano terrificanti alla vista, che facevano scendere una barba lunga dalla testa e dal mento, e che avevano nei piedi (acc. di relazione) squame di serpente al posto dei piedi. Essi nacquero, come sostengono alcuni, a Flegra, a Pallene, come sostengono altri. E lanciarono verso il cielo pesanti massi e querce infuocate. Si distinguevano fra tutti Porfirione e Alcioneo, il quale era immortale, combattendo (meglio: se avesse combattuto) nella terra nella quale era stato generato/ era nato. Costui anche rubò i buoi a Elio da Erizia. Ma gli dei avevano una profezia, cioè che (epesegetica) nessuno dei Giganti poteva essere ucciso dagli dei, ma che sarebbero morti, quando un mortale avesse combatto insieme (a loro) (lett. genitivo assoluto).
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FEDRAVERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro Taxis
Inizio: Φαίδρα δὲ, γενήσασα ...Fine: ἀνήρτησεν Φαίδρα
TRADUZIONE n. 1
Fedra, dopo aver generato da Teseo due figli, Acamanto e Demofonte, si innamora del figlio di Amazzone, ovvero Ippolito, e gli chiese di unirsi con lei. Poichè quello odiava tutte le donne, evitò l'incontro. Fedra, temendo che la calunniasse presso il padre, dopo aver rotto le porte del talamo e lacerato le vesti, adduceva come falsa accusa una violenza di Ippolito, E quegli, poiché (Ippolito) correva sul carro ed era trasportato sul mare, liberava dalle onde un toro. Poichè i cavalli erano spaventati il carro fu sbattuto a terra. Impigliato dalle redini, Ippolito, travolto, morì. Poichè l'amore era diventato noto a tutti, Fedra s'impiccò
Traduzione n. 2
Fedra diede a Teseo due bambini, Acamante e Demofonte; poi si innamorò del figlio dell'amazzone, Ippolito, e cercò di attirarlo a lei. Ma Ippolito odiava tutte le donne, e rifiutò qualsiasi approccio. Allora Fedra, nel timore che Ippolito riferisse la cosa al padre, spalancò le porte della sua camera da letto, si stracciò le vesti e finse di aver subito violenza da Ippolito. Teseo le credette, e pregò Poseidone di distruggere Ippolito. Così, un giorno che Ippolito correva sul suo carro lungo la riva del mare, Poseidone mandò fuori dalle onde un toro. I cavalli, terrorizzati, si imbizzarrirono e il carro fu rovesciato e andò in pezzi. Ippolito, impigliato nelle redini, fu trascinato via e morì. E quando l'insano amore di Fedra fu conosciuto la donna si impiccò.
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Fineo e le Arpie
Versione greco Apollodoro traduzione libro metis
ἐντεῦθεν ἀναχθέντες καταντῶσιν εἰς τὴν τῆς Θρᾴκης Σαλμυδησσόν, ἔνθα ᾤκει Φινεὺς μάντις τὰς ὄψεις πεπηρωμένος. τοῦτον οἱ μὲν Ἀγήνορος εἶναι λέγουσιν, οἱ δὲ Ποσειδῶνος υἱόν: καὶ πηρωθῆναί φασιν αὐτὸν οἱ μὲν ὑπὸ θεῶν, ὅτι προέλεγε τοῖς ἀνθρώποις τὰ μέλλοντα, οἱ δὲ ὑπὸ Βορέου καὶ τῶν Ἀργοναυτῶν, ὅτι πεισθεὶς μητρυιᾷ τοὺς ἰδίους ἐτύφλωσε παῖδας, τινὲς δὲ ὑπὸ Ποσειδῶνος, ὅτι τοῖς Φρίξου παισὶ τὸν ἐκ Κόλχων εἰς τὴν Ἑλλάδα πλοῦν ἐμήνυσεν. ἔπεμψαν δὲ αὐτῷ καὶ τὰς ἁρπυίας οἱ θεοί: πτερωταὶ δὲ ἦσαν αὗται, καὶ ἐπειδὴ τῷ Φινεῖ παρετίθετο τράπεζα, ἐξ οὐρανοῦ καθιπτάμεναι τὰ μὲν πλείονα ἀνήρπαζον, ὀλίγα δὲ ὅσα ὀσμῆς ἀνάπλεα κατέλειπον, ὥστε μὴ δύνασθαι προσενέγκασθαι. βουλομένοις δὲ τοῖς Ἀργοναύταις τὰ περὶ τοῦ πλοῦ μαθεῖν ὑποθήσεσθαι τὸν πλοῦν ἔφη, τῶν ἁρπυιῶν αὐτὸν ἐὰν ἀπαλλάξωσιν. οἱ δὲ παρέθεσαν αὐτῷ τράπεζαν ἐδεσμάτων, ἅρπυιαι δὲ ἐξαίφνης σὺν βοῇ καταπτᾶσαι τὴν τροφὴν ἥρπασαν. θεασάμενοι δὲ οἱ Βορέου παῖδες Ζήτης καὶ Κάλαϊς, ὄντες πτερωτοί, σπασάμενοι τὰ ξίφη δι᾽ ἀέρος ἐδίωκον. ἦν δὲ ταῖς ἁρπυίαις χρεὼν τεθνάναι ὑπὸ τῶν Βορέου παίδων, τοῖς δὲ Βορέου παισὶ τότε τελευτήσειν ὅταν διώκοντες μὴ καταλάβωσι. διωκομένων δὲ τῶν ἁρπυιῶν ἡ μὲν κατὰ Πελοπόννησον εἰς τὸν Τίγρην ποταμὸν ἐμπίπτει, ὃς νῦν ἀπ᾽ ἐκείνης Ἅρπυς καλεῖται: ταύτην δὲ οἱ μὲν Νικοθόην οἱ δὲ Ἀελλόπουν καλοῦσιν. ἡ δὲ ἑτέρα καλουμένη Ὠκυπέτη, ὡς δὲ ἔνιοι Ὠκυθόη (Ἡσίοδος δὲ λέγει αὐτὴν Ὠκυπόδην), αὕτη κατὰ τὴν Προποντίδα φεύγουσα μέχρις Ἐχινάδων ἦλθε νήσων, αἳ νῦν ἀπ᾽ ἐκείνης Στροφάδες καλοῦνται: ἐστράφη γὰρ ὡς ἦλθεν ἐπὶ ταύτας, καὶ γενομένη κατὰ τὴν ἠιόνα ὑπὸ καμάτου πίπτει σὺν τῷ διώκοντι.
Ripartiti da lì, arrivarono a Salmidesso, in Tracia, dove abitava Fineo, il profeta cieco. Alcuni dicono che fosse figlio di Agenore, altri di Poseidone; e si racconta che fu accecato dagli Dèi perche profetizzava il futuro agli uomini; oppure che furono Borea e gli Argonauti stessi a farlo, perché Fineo per primo aveva accecato i suoi figli, istigato dalla loro matrigna; ma c'è ancora un'altra versione, secondo la quale fu Poseidone a togliergli la vista, perché aveva rivelato ai figli di Frisso la rotta dalla Colchide verso l'Ellade. Gli Dèi gli avevano mandato, per maggiore tormento, anche le Arpie: creature alate, le quali, ogni volta che Fineo si preparava la tavola, piombavano giù dal cielo a rubargli ogni cosa, e quel poco che lasciavano si impregnava di una tale puzza da non potercisi nemmeno avvicinare. Gli Argonauti volevano sapere da Fineo la rotta giusta per il loro viaggio, e il profeta promise di rivelargli tutto, a patto che lo avessero liberato dalle Arpie. Allora gli Argonauti prepararono una tavola imbandita: subito le Arpie si precipitarono giù con orribili strida e rubarono tutto il cibo. Come le videro, Zete e Calaide, i figli di Borea, che erano alati, brandirono la spada e le inseguirono attraverso il cielo. Era Destino che le Arpie morissero per mano dei figli di Borea; ma anche per i due giovani quello era il giorno fatale, perché sarebbero morti senza riuscire a prenderle. Nella loro fuga, una delle Arpie (quella di nome Nicotoe o Aellopoda) cadde nel fiume Tigri, che adesso dal suo nome viene chiamato Arpide; l'altra (di nome Ocipete, oppure Ocitoe, ma Esiodo la chiama Ocipode) fuggì oltre la Propontide e raggiunse le isole Echinadi, quelle che adesso chiamiamo Strofadi, proprio perché l'Arpia, quando vi arrivò, cambiò direzione e volò verso la terra ferma, dove cadde per lo sfinimento, insieme al suo inseguitore
Fineo e Arpie altra stesura del testo greco da Apollodoro