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Il valore di Ermes
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro e traduzione
Ermes volendo conoscere in quale stima era presso gli uomini, diventato simile ad un uomo andò nella fabbrica di uno scultore.
Allora vista una statua di Zeus, chiedeva quanto costasse.
Avendogli detto una dracma, avendo riso gli chiese quanto costasse quella di Era. Avendo detto ancora un prezzo piu grande, avendo visto anche una statua di lui pensò che lui, visto che lui è anche protettore dei guadagni e messaggero, ritenedno che gli uomini lo stimassero molto.
perciò ermes domandò quanto costasse, e lo scultore gli rispose: "Se li compri tt e 2, questa te la darò in aggiunta".
Questa favola si adatta all'uomo vanaglorioso che non ha nessuna stima presso gli altri.
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Le prediti
VERSIONE DI GRECO di Apollodoroi
INIZIO: Γινεται Ακρισιω μεν εξ Ευριδικης της Λακεδαιμονονος Δαναη, Προιτω δε εκ Σθενεβοιας
Nascono da Acrisio e da Euridice figlia di Lacedemone da Preto invece nascono le figlie Lisippe, Ifinoe e Ifianassa dalla sposa Stenebea. Quando furono grandi, queste tre fanciulle impazzirono, dice Esiodo, perché avevano rifiutato i riti di Dioniso; Acusilao, invece, dice che questo avvenne perché avevano disprezzato la statua di Era. Nella loro follia, le tre sorelle vagarono per tutta la regione argiva, poi attraversarono l'Arcadia e continuarono la loro folle corsa per terre desolate, in preda al più totale abbrutimento. Melampo, figlio di Amitaone e Idomene (figlia a sua volta di Abante), che era un profeta e che per primo scoprì come curare le malattie con farmaci e purificazioni, si offrì di guarire le fanciulle in cambio di un terzo del regno. Ma Preto rifiutò di farle curare per un compenso così alto, e la pazzia delle sue figlie divenne ancora più grave, e con loro impazzirono anche tutte le altre donne: abbandonavano le case, uccidevano i loro stessi figli, vagavano per luoghi deserti. Ormai la situazione era del tutto degenerata, e così Preto accettò di pagare il prezzo richiesto: ma Melampo a questo punto chiese per il suo intervento che anche suo fratello Biante ottenesse una parte uguale di territorio. Preto, nel timore che un'ulteriore dilazione della cura comportasse la richiesta di un compenso ancora più alto, si accordò con Melampo. Ed ecco come avvenne la guarigione. Il profeta chiamò un gruppo di giovani davvero nobili e fidati, e con loro si mise a inseguire e a portar giù le donne dai monti fino a Sicione, con grida e danze magiche. Durante questo inseguimento, la maggiore delle sorelle, Ifinoe, morì: ma le altre vennero purificate e ritrovarono la ragione. Preto le diede in matrimonio a Melampo e Biante; e tempo dopo generò il figlio Megapente.
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Le simplegadi
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
Finalmente libero dalle Arpie, Fineo rivelò agli Argonauti come affrontare il viaggio, e li mise in guardia dalle rupi Simplegadi, che avrebbero incontrato in mare. Queste due enormi rupi, mosse dalla violenza del vento, si scontravano una contro l'altra, impedendo il passaggio via mare. Erano sempre avvolte dalla nebbia e da fragore immenso, e neppure gli uccelli riuscivano ad attraversarle. Fineo consigliò agli Argonauti di far volare una colomba in mezzo alle due rupi; se l'avessero vista in salvo, anche loro potevano arrischiarsi a passare: ma se quella non ce l'avesse fatta, era meglio evitare ogni tentativo. Saputo questo, gli Argonauti ripresero il mare; quando furono ormai vicini alle Simplegadi, liberarono da prua una colomba, e quella riuscì a volare dall'altra parte, rimettendoci soltanto, nello scontro delle due rupi, la punta della coda. Gli Argonauti allora aspettarono che le Simplegadi si riaprissero e poi, remando a tutta forza (e con l'aiuto di Era), superarono il passaggio: soltanto la punta dell'aplustre venne mozzata. Da allora le Simplegadi sono ferme: era Destino, infatti, che, se una nave fosse riuscita ad attraversarle, quelle rupi sarebbero rimaste immobili per sempre. Arrivarono così a Mariandine, dove il re Lico li accolse con gioia. Qui morì l'indovino Idmone, ferito da un cinghiale, e morì anche Tifi: Anceo prese il suo posto al timone della nave. Gli Argonauti ripartirono.
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L'UCCISIONE DI LAIO
VERSIONE DI GRECO di APOLLODORO
L'INIZIO è: Ο δε θεòς λεγει. . E FINISCE CON: . .Kρεως o Mενoικεως παραλαμβανει.
E il Dio gli disse di non andare mai nella sua terra patria, altrimenti avrebbe ucciso suo padre, e si sarebbe unito in amore con sua madre. Sentito questo, e credendo suoi genitori quelli che invece lo erano solo di nome, lasciò Corinto. Attraversando la Focide con il suo carro, in uno stretto passaggio incrociò il carro sul quale viaggiava Laio. Polifonte, l'araldo di Laio, gli gridò di spostarsi, ma Edipo non obbedì e rimase fermo. Allora Polifonte gli uccise uno dei cavalli, e Edipo, infuriato, uccise sia Polifonte che Laio, e arrivò a Tebe.
Laio fu sepolto da Damasistrato, il re di Platea, e a Tebe prese lo scettro Creonte, figlio di Meneceo.
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Medea si vendica del tradimento di Giasone
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
. Ο Ιασων και η Μηδεια ηκον εις Κορινθον, και δεκα μεν ετη διετελουν ευτυχουντες· αυθις δε, του της Κορινθου βασιλεως Κρεοντος την θυγατερα Γλαυκην Ιασονι εγγυωντος, παραπεμψαμενος Ιασων Μηδειαν, εγαμει. Η δε ους τε ωμοσεν Ιασων θεους επι καλε σα μενη, και την Ιασονος αχαριστιαν μεμψαμενη πολλακις, τη μεν γαμουμενη πεπλον μεμαγευμενον φαρμακω επεμψεν, ον αμφιεσαμενη μετα του βοηθουντος πατρος πυρι λαβρω καταφλεγει, τους τε παιδας, ους ειχεν εξ Ιασονος, απεκτεινε, και λαβουσα παρα Ηλιου αρμα πτηνων δρακοντων, επι τουτου φευγουσα ηλθεν εις Αθηνας. Λεγεται δε οτι φευγουσα τους παιδας νηπιους ετι οντας κατελιπεν, ικετας καθισασα επι τον βωμον της Ηρας της ακραιας. Κορινθιοι δε αυτους αναστησαντες κατετραυματισαν. .
Medea e Giasonei giungevano a Corinto e essendo felici trascorrevano dieci anni, ancora una volta promettendo il re di Corinto Creonte la figlia Glauce a Giasone avendo Giasone abbandonato Medea, la sposava. Medea quindi, avendo chiamato in aiuto anche gli dei cui Giasone fece voto e avendo spesso accusato l'ingratitudine di Giasone, mandò alla sposa un peplo preparato con veleni, ricoprendosi del quale, si bruciò col fuoco violento col padre che l'aiutava, uccideva, i figli che ebbe da Giasone, Mermero e Fefeta, e avendo preso da Elio il carro dei dragoni alati fuggendo con questo andò ad Atene. Si dice anche che fuggendo lasciò i figli che erano ancora in tenera età, dopo averli fatti sedere supplichevoli presso l'altare di Era protettrice delle alture: i Corinzi avendoli sollevati li coprirono di ferite