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Εγκαθορμισθεισης της νεως επι την Κολχικην, ηκε προς Αιητην Ιασων και τα επιταγεντα υπο Πελιου λεγων, παρεκαλει δουναι το δερας αυτω· ο δε δωσειν υπεσχετο, εαν τους χαλκοποδας ταυρους μονος καταζευξη. Ησαν δε αγριοι παρ' αυτω ουτοι ταυροι δυο μεγεθει διαφεροντες, δωρον Ηφαιστου, οι χαλκους μεν ειχον ποδας, πυρ δε εκ στοματων εφυσων. Τουτους αυτω ζευξαντι επετασσε σπειρειν δρακοντος οδοντας· ειχε γαρ λαβων παρ' Αθηνας τους ημισεις, ων Καδμος εσπειρεν εν θηβαις. Απορουντος δε του Ιασονος πως αν δυναιτο τους ταυρους καταζευξαι, Μηδεια αυτου ερωτα ισχεν ην δε αυτη θυγατηρ Αιητου, φαρμακις. Δεδοικυια δε μη προς των ταυρων διαφθαρη, κρυφα του πατρος συνεργησειν αυτω προς την καταζευξιν των ταυρων επηγγειλατο και το δερας εγχειριειν, εαν ομοση αυτην εξειν γυναικα και εις Ελλαδα συμπλουν αγαγηται. Ομοσαντος δε Ιασονος, φαρμακον διδωσιν, ω καταζευγνυναι μελλοντα τους ταυρους εκελευσε χρισαι την τε ασπιδα και το δορυ και το σωμα· τουτω γαρ χρισθεντα εφη προς μιαν ημεραν μητε αν υπο πυρος αδικηθησεσθαι μητε υπο σιδηρου.
traduzione versione dal libro taxis numero 108 pagina 279
Avendo ormeggiato la nave in Colchide, Giasone si recò dal re Eeta, per riferirgli l'incarico di Pelia e chiedergli il Vello; Eeta promise che gliel'avrebbe dato, a patto che aggiocasse i tori. Giasone doveva aggiocare all'aratro due tori dagli zoccoli di bronzo, le due bestie, possesso di Eeta, erano un dono di Efesto, enormi, selvaggi, spiranti fuoco dalla bocca. Giasone doveva aggiogare questi tori, e poi seminare i denti di drago: Atena ne aveva dati metà a Eeta e metà a Cadmo, da seminare a Tebe. Giasone proprio non sapeva come poter aggiogare i due tori, ma Medea, la maga, figlia di Eeta e di Idia (una figlia di Oceano), si innamorò. Temendo che Giasone venisse ucciso dai tori, decise di aiutarlo ad aggiogarli di nascosto dal padre e disse che gli avrebbe fatto avere anche il Vello d'oro, a patto che giurasse di sposarla e di portarla con sé in Ellade. Giasone giurò, e Medea gli diede un farmaco magico, con il quale avrebbe dovuto spalmare la spada, la lancia e anche il suo stesso corpo, prima di affrontare i tori: infatti per un giorno intero questo farmaco lo avrebbe reso invulnerabile al ferro e al fuoco.
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Euristeo impose ad Eracle come undicesima fatica di portar(gli) i pomi d'oro dal giardino delle Esperidi. Questi, che Era aveva regalato a Zeus, si trovavano vicino ad Atlante negli Iperborei. Li custodiva un serpente immortale che aveva cento teste. Con questo li custodivano le Esperidi, Egle, Eritea, Estia, Eretusa. (Eracle)mettendosi dunque in viaggio, quando giunse agli Iperborei da Atlante, poiché Prometeo diceva ad Eracle di non avanzare verso i pomi, ma, prendendo il peso del mondo di Atlante ( sostituendo Atlante nel peso del mondo ), di inviarvi lui, obbedendogli, lo sostenne. Atlante allora, cogliendo tre pomi dal giardino delle Esperidi, arrivava da Eracle. E così Eracle, prendendoli, si allontanava. Alcuni dicono che non li ricevesse da Atlante, ma che lui stesso raccogliesse i pomi, uccidendo il serpente che li sorvegliava. Portando allora i pomi, li dava ( diede ) a Euristeo.
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Σεμέλης δὲ Ζεὺς ἐρασθεὶς Ἥρας κρύφα συνευνάζεται. ἡ δὲ ἐξαπατηθεῖσα ὑπὸ Ἥρας, κατανεύσαντος αὐτῇ Διὸς πᾶν τὸ αἰτηθὲν ποιήσειν, αἰτεῖται τοιοῦτον αὐτὸν ἐλθεῖν οἷος ἦλθε μνηστευόμενος Ἥραν. Ζεὺς δὲ μὴ δυνάμενος ἀνανεῦσαι παραγίνεται εἰς τὸν θάλαμον αὐτῆς ἐφ᾽ ἅρματος ἀστραπαῖς ὁμοῦ καὶ βρονταῖς, καὶ κεραυνὸν ἵησιν. Σεμέλης δὲ διὰ τὸν φόβον ἐκλιπούσης, ἑξαμηνιαῖον τὸ βρέφος ἐξαμβλωθὲν ἐκ τοῦ πυρὸς ἁρπάσας ἐνέρραψε τῷ μηρῷ. ἀποθανούσης δὲ Σεμέλης, αἱ λοιπαὶ Κάδμου θυγατέρες διήνεγκαν λόγον, συνηυνῆσθαι θνητῷ τινι Σεμέλην καὶ καταψεύσασθαι Διός, καὶ <ὅτι> διὰ τοῦτο ἐκεραυνώθη. κατὰ δὲ τὸν χρόνον τὸν καθήκοντα Διόνυσον γεννᾷ Ζεὺς λύσας τὰ ῥάμματα, καὶ δίδωσιν Ἑρμῇ. ὁ δὲ κομίζει πρὸς Ἰνὼ καὶ Ἀθάμαντα καὶ πείθει τρέφειν ὡς κόρην. ἀγανακτήσασα δὲ Ἥρα μανίαν αὐτοῖς ἐνέβαλε, καὶ Ἀθάμας μὲν τὸν πρεσβύτερον παῖδα Λέαρχον ὡς ἔλαφον θηρεύσας ἀπέκτεινεν, Ἰνὼ δὲ τὸν Μελικέρτην εἰς πεπυρωμένον λέβητα ῥίψασα, εἶτα βαστάσασα μετὰ νεκροῦ τοῦ παιδὸς ἥλατο κατὰ βυθοῦ.
Semele, seguendo un consiglio ingannatore di Era, gli chiese di andare da lei proprio nello stesso aspetto di quando si avvicinava in amore a Era. Zeus non poteva rifiutare: si accostò al letto di Semele sul suo carro, tra folgori e saette, e scagliò il suo fulmine. Semele morì per il terrore, e Zeus tirò fuori dal fuoco il bambino di sette mesi che la fanciulla portava in seno, ancora immaturo, e se lo cucì in una coscia. Morta Semele, le altre figlie di Cadmo misero in giro la voce che la sorella si era unita a un uomo qualsiasi, e che Zeus, tirato falsamente in causa, l'aveva fulminata per la sua menzogna. Trascorso il tempo debito, Zeus si scucì la coscia, partorì Dioniso e lo affidò a Ermes. E questi lo portò a Ino e Atamante, e li convinse ad allevarlo come se fosse stata una bambina. Ma la Dea Era, sdegnata, li colpì con la follia. Atamante diede la caccia al suo figlio maggiore, Learco, scambiandolo per un cervo, e lo uccise; Ino gettò Melicerte in un pentolone d'acqua bollente e poi, stringendo il cadavere del figlio, si gettò nel profondo del mare
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L'educazione di Eracle
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro e traduzione
TRADUZIONE
Eracle fu educato a guidare il carro da Antifitrione, a lottare da Autolico, a lanciare frecce da Eurito, a combattere da Castore, a suonare la cetra da Lino. Questo era il fratello di Orfeo: giunto a Tebe e divenuto tebano, essendo stato colpito da Eracle con la cetra, morì; infatti essendosi irritato uccise lui che lo colpiva. Accusando alcuni questo di omicidio, lesse ad alta voce la legge del Radamanto che diceva che se colui che ha colpito si fosse difeso da mani ingiuste, fosse innocente; e così fu assolto. Temendo Anfitrione che facesse di nuovo qualche cosa come questa, mandò quello alle mandrie di bestiame. E là crescendo sia in grandezza sia in forza, superò tutti. A guardarlo era evidente che era figlio di Zeus; aveva infatti un corpo di quattro cubiti, brillava bagliore del fuoco dagli occhi. Non falliva né tirando con l'arco, né tirando il giavellotto. Diciottenne uccise il leone del citerone che minacciava la mandria di buoi. Egli infatti spingendosi dal Citerone, uccideva le vacche di Anfitrione e di Tespio
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Zeus vince Crono e ottiene il dominio del cielo
versione greco Apollodoro
Zeus diventa adulto e prende come complice Meti la figlia di Oceano, la quale somministra a Crono un veleno. Crono prima vomita (ἐξεμέω) la pietra, dopo tutti i figli. Insieme ai fratelli, Zeus genera una guerra contro Crono e i Titani. Il nome della battaglia è Titanomachia (regola del dativo di possesso greco di cui potete trovare il link per il video a fondo pagina). I Ciclopi allora, da una parte donano a Zeus tuono, lampo e fulmine, a Plutone invece un elmo e a Poseidone il tridente: i Ciclopi vincono (κρᾰτέω + genitivo] i Titani. Dopo la battaglia gli dei (διακληρόω), tirano a sorte per il comando, e Zeus ottiene in sorte (λαγχάνω) il dominio sul cielo, Poseidone quello sul mare e Plutone quello sull'Ade.
(by Vogue)
Qui - Trovi la video spiegazione del dativo di possesso greco