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LAOMEDONTE
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro Verso Itaca
TRADUZIONE
Accadde che, a causa dell'ira di Apollo e di Poseidone, la città di Pergamo fosse colpita da sventura. Apollo e Poseidone, infatti, volendo/desiderando (lett. avendo voluto/desiderato) mettere alla prova la tracotanza/prepotenza di Laomedonte, assunto forma di uomini, si sottoposero dietro compenso di munire di fortificazioni Pergamo. A quelli che avevano fortificato (la città) non dava però il compenso. Per questo Apollo mandò una pestilenza, Poseidone, invece, (mandò) un mostro marino fatto salire dalla marea, il quale portò via gli uomini (che erano) nella pianura. Poiché gli oracoli dicevano che ci sarebbe stato scampo dalle disgrazie qualora Laomedonte avesse esposto sua figlia Esione come/in pasto al mostro, costui la pose davanti agli scogli vicino al mare. Avendo visto costei esposta, Eracle si offrì di salvarla se avesse ottenuto da Laomedonte le cavalle che Zeus (gli) aveva dato come compenso del rapimento di Ganimede. Avendo detto che (gliele) avrebbe date, Eracle, avendo ucciso il mostro, salvò Esione.
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DEUCALIONE E PIRRA SUL PARNASO
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
Δευκαλίων ὑποθεμένου Προμηθέως, ἐπεὶ δὲ ἀφανίσαι Ζεὺς τὸ χαλκοῦν ἠθέλησε γένος, τεκτηνάμενος λάρνακα, καὶ τὰ ἐπιτήδεια ἐνθέμενος, εἰς ταύτην μετὰ Πύρρας εἰσέβη. Ζεὺς δὲ πολὺν ὑετὸν χέας τὰ πλεῖστα μέρη τῆς Ἑλλάδος κατέκλυσεν, ὥστε διαφθαρῆναι πάντας ἀνθρώπους, ὀλίγων χωρὶς οἴ συνέφυγον εἰς τὰ πλησίον ὑψηλὰ ὄρη. Δευκαλίων δὲ ἐν τῇ λάρνακι διὰ τῆς θαλάσσης φερόμενος ἐφ’ ἡμέρας ἐννέα τῷ Παρνασῷ προσίσχει, κἀκεῖ τῶν ὄμβρων παῦλαν λαβόντων ἐκβἆς θύει Διὶ φυξίῳ. Ζεὺς δὲ πέμψας Ἑρμῆν πρὸς αὐτὸν ἐπέτρεψεν αἱρεῖσθαι ὅ τι βούλεται, ὁ δὲ αἱρεῖται ἀνθρώπους αὐτῷ γενέσθαι. Καὶ Διὸς εἰπόντος ὑπὲρ κεφαλῆς ἔβαλλεν αίρων λίθους, καὶ οὒς μὲν ἔβαλε Δευκαλίων, άνδρες ἐγενοντο οὓς δὲ Πύρρα, γυναῖκες.
TRADUZIONE
Deucalione, su consiglio di Prometeo, dal momento che Zeus decise di sterminare la stirpe umana del Bronzo, costruita un'arca, e imbarcateci le provviste, si imbarcò su di questa in compagnia di Pirra. Zeus, riversata una gran quantità di pioggia (“dal cielo”), inondò numerosissime parti della Grecia, cosicchè vennero sterminati tutti gli uomini, ad eccezione dei pochi che riuscirono a fuggire sulle alte montagne nei dintorni. Deucalione, giacchè veniva trasportato, nell'arca, attraverso il mare, dopo nove giorni, approdò sul Parnaso, e, poiché colà eran cessati gli acquazzoni, uscito dall'arca, celebra sacrifici in onore di Zeus, protettore degli esuli. Dunque Zeus, inviato Ermes presso di lui, gli concesse di scegliere ciò che desiderasse. Egli richiese che generasse nuovamente gli uomini. E, allorchè Zeus gli accordò il permesso, sollevando alcune pietre sopra il capo, le gettava, e quelle che scagliò Deucalione, divennero uomini, mentre quelle che scagliò Pirra, donne.
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Il neonato Ermes ruba le vecchie sacre di Apollo
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro Mytos esercizi greci 1 n°23 pag. 278
TRADUZIONE
Certamente Maia dopo essersi unita a Zeus partorisce Ermes nella grotta di Cillene. Il bambino messo a dormire nelle prime fasce nel canestro della madre: subito si spoglia delle fasce e giunge a Pieria, e là ruba le vacche di Apollo. Per nascondere le tracce, toglie ai piedi delle vacche i calzari e conduce il gregge presso Pilo: sacrifica due buoi e i restanti li nasconde nella spelonca. In seguito va velocemente alla grotta di Cillene, e trova davanti alla grotta una testuggine. Svuota e pulisce la testuggine, tende le corde nella cavità, e così costruisce la lira. Apollo giunge a Pilo cercando i buoi, e interroga gli abitanti. Alcuni dicono di aver visto il bambino spingere il gregge, ma di non sapere verso dove. Infatti non si trovano le tracce. Apollo conosce il ladro mediante l'arte divinatoria, e va da Maia a Cillene, e accusa Ermes. Quella mostra il bambino in fasce. Apollo conduce Ermes da Zeus e chiede indietro i buoi. Ordinando Zeus di restituire i buoi, quello rifiuta. Quindi Ermes porta Apollo a Pilo e restituisce i buoi. Apollo ascoltando la lira desidera cambiare i suoni della lira.
Apollo cercando le vacche giunge a Pilo e interroga gli abitanti. Essi dicono di aver visto un bambino che conduceva la mandria, ma di non sapere dove. Non si trovano infatti le tracce. Apollo grazie all’arte divinatoria scopre il ladro (manca una virgola nel testo della versione), si reca da Maia nel Cillene e accusa Ermes. Ella mostra il neonato in fasce. Apollo porta Ermes da Zeus e reclama le vacche. Benché Zeus gli ordini di restituire le vacche, egli si rifiuta. In seguito Ermes porta Apollo a Pilo e restituisce le vacche. Udendo la lira, Apollo vuole scambiare la vacche con la lira.
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Ογδοον αθλον Ευρυσθευς επεταξεν Ηρακλει τας Διομηδους του θρακος Ιππους εις Μυκηνας κομιζειν. Ην δε ουτος Αρεος και Κυρηνης, βασιλευς Βιστονων εθνους. Θρακιου και μαχιμωτατου, ειχε δε ανθρωποφαγους ιππους. Πλευσας ουν μετα των εκουσιως συνεπομενων, βιασαμενος τους επι ταις φατναις των ιππων υπαρχοντας, ηγαγεν επι την θαλασσαν. Των δε Βιστονων συν οπλοις επιβοηθουντων, τας μεν ιππους εκελευσε Αβδηρον φυλασσειν ουτος δε ην Ερμου παις, ον αι ιπποι διεφθειραν επισπασαμεναι. Προς δε τους Βιστονας διαγωνισαμενος και Διομηδην αποκτεινας, τους λοιπους ηναγκαζε φευγειν, και κτισας πολιν Αβδηρα παρα τον ταφον του Αβδηρου, τας ιππους κομίσας Εὐρυσθεῖ ἔδωκε. Μεθέντος δὲ αὐτὰς Εὐρυσθέως, εἰς τὸ λεγόμενον ὄρος Ὄλυμπον ἐλθοῦσαι πρὸς τῶν θηρίων ἀπώλοντο.
Come ottava fatica, Euristeo gli ordinò di condurre a Micene le cavalle di Diomede, il Trace. Questi era figlio di Ares e di Cirene, re dei Bistoni, razza tracia e bellicosissima, e possedeva cavalle che mangiavano carne umana. Poiché i Bistoni accorrevano in aiuto con le armi, ordinò ad Abdero di custodire le cavalle; Questi era figlio di Ermo, amato da Ercole, che le cavalle distrussero dopo averlo afferrato. Ercole, dopo aver lottato contro i Bistoni e ucciso Diomede, costrinse i restanti alla fuga e, fondando la città di Abdera vicino alla tomba di Abdero, consegnò le cavalle a Euristeo. Dopo che furono prese da Euristeo, andando verso il cosiddetto monte Olimpo, furono uccise dagli animali
(By Vogue)
ANALISI GRAMMATICALE
Verbi
ἐπέταξεν - 3ª persona singolare aoristo indicativo attivo di ἐπιτάσσω
ἐπιτάσσω - impf. ἐπέταττον, ft. ἐπιτάξω, aor. ἐπέταξα, pf. ἐπέταχα, ppf. ἐπετάχθην
κομίζειν - infinito presente attivo di κομίζω
κομίζω - impf. ἐκόμιζον, ft. κομίσω, aor. ἐκόμισα, pf. κεκόμικα, ppf. ἐκομίσθην
ἦν - 3ª persona singolare imperfetto indicativo attivo di εἰμί
εἰμί - impf. ἦν, ft. ἔσομαι, aor. —, pf. —, ppf. —
εἶχε - 3ª persona singolare imperfetto indicativo attivo di ἔχω
ἔχω - impf. εἶχον, ft. ἕξω, aor. ἔσχον, pf. ἔσχηκα, ppf. —
Πλεύσας - participio aoristo attivo maschile singolare nominativo di πλέω
πλέω - impf. ἔπλουν, ft. πλευσοῦμαι, aor. ἔπλευσα, pf. πέπλευκα, ppf. —
συνεπομένων - participio presente medio-passivo maschile plurale genitivo di συνεπόμαι
συνεπόμαι - impf. συνεπόμην, ft. συνεπήσομαι, aor. —, pf. —, ppf. —
βιασάμενος - participio aoristo medio maschile singolare nominativo di βιάζομαι
βιάζομαι - impf. ἐβίαζομην, ft. βιάσομαι, aor. ἐβιάσθην, pf. —, ppf. —
ὑπάρχοντας - participio presente attivo maschile plurale accusativo di ὑπάρχω
ὑπάρχω - impf. ὑπῆρχον, ft. ὑπάρξω, aor. —, pf. —, ppf. —
ἤγαγεν - 3ª persona singolare aoristo indicativo attivo di ἄγω
ἄγω - impf. ἤγον, ft. ἄξω, aor. ἤγαγον, pf. ἦχα, ppf. ἤχθην
παρέδωκεν - 3ª persona singolare aoristo indicativo attivo di παραδίδωμι
παραδίδωμι - impf. παρέδιδουν, ft. παραδώσω, aor. παρέδωκα, pf. παραδέδωκα, ppf. παραδόθην
φυλάσσειν - infinito presente attivo di φυλάσσω
φυλάσσω - impf. ἐφύλασσον, ft. φυλάξω, aor. ἐφύλαξα, pf. πεφύλαχα, ppf. ἐφυλάχθην
ἐρώμενος - participio presente medio-passivo maschile singolare nominativo di ἐράω
ἐράω - impf. ἠρῶν, ft. ἐρῶ, aor. ἠράσθην, pf. —, ppf. —
διέφθειραν - 3ª persona plurale aoristo indicativo attivo di διαφθείρω
διαφθείρω - impf. διέφθειρον, ft. διαφθείρω, aor. διέφθειρα, pf. διαφθείρκα, ppf. διεφθάρην
ἐπισπασάμεναι - participio aoristo medio femminile plurale nominativo di ἐπισπάω
ἐπισπάω - impf. ἐπέσπουν, ft. ἐπισπάσω, aor. ἐπισπάσθην, pf. —, ppf. —
διαγωνισάμενος - participio aoristo medio maschile singolare nominativo di διαγωνίζομαι
διαγωνίζομαι - impf. διεγωνιζόμην, ft. διαγωνισῶ, aor. διεγωνισάμην, pf. —, ppf. —
ἀποκτείνας - participio aoristo attivo maschile singolare nominativo di ἀποκτείνω
ἀποκτείνω - impf. ἀπέκτεινον, ft. ἀποκτενῶ, aor. ἀπέκτεινα, pf. ἀποκτένκα, ppf. ἀπεκτάνθην
ἠνάγκασε - 3ª persona singolare aoristo indicativo attivo di ἀναγκάζω
ἀναγκάζω - impf. ἠνάγκαζον, ft. ἀναγκάσω, aor. ἠνάγκασα, pf. ἀνήναγκκα, ppf. ἠναγκάσθην
φεύγειν - infinito presente attivo di φεύγω
φεύγω - impf. ἔφευγον, ft. φεύξομαι, aor. ἔφυγον, pf. πέφευγα, ppf. —
κτίσας - participio aoristo attivo maschile singolare nominativo di κτίζω
κτίζω - impf. ἐκτίζον, ft. κτίσω, aor. ἔκτισα, pf. κέκτισκα, ppf. ἐκτίσθην
κομίσας - participio aoristo attivo maschile singolare nominativo di κομίζω
κομίζω - impf. ἐκόμιζον, ft. κομίσω, aor. ἐκόμισα, pf. κεκόμικα, ppf. ἐκομίσθην
ἔδωκε - 3ª persona singolare aoristo indicativo attivo di δίδωμι
δίδωμι - impf. ἔδιδουν, ft. δώσω, aor. ἔδωκα, pf. δέδωκα, ppf. ἐδόθην
Μεθέντος - participio aoristo medio maschile singolare genitivo di μεθίημι
μεθίημι - impf. μεθῆν, ft. μεθήσω, aor. ἐμέθηκα, pf. —, ppf. —
ἐλθοῦσαι - participio aoristo attivo femminile plurale nominativo di ἔρχομαι
ἔρχομαι - impf. ἔρχομην, ft. εἶμι, aor. ἦλθον, pf. ἐλήλυθα, ppf. —
ἀπώλοντο - 3ª persona plurale aoristo indicativo medio-passivo di ἀπόλλυμι
ἀπόλλυμι - impf. ἀπώλουν, ft. ἀπολέσω, aor. ἀπώλεσα, pf. ἀπόλωλα, ppf. —
Sostantivi
ἆθλον - accusativo neutro singolare (ἆθλον -ου, τό)
Διομήδους - genitivo femminile singolare (Διομήδης -έως, ἡ)
Θρᾳκὸς - genitivo femminile singolare (Θρᾴκη -ης, ἡ)
ἵππους - accusativo maschile plurale (ἵππος -ου, ὁ)
Μυκήνας - accusativo femminile plurale (Μυκήναι -ῶν, αἱ)
Βιστόνων - genitivo maschile plurale (Βίστωνες -ων, οἱ)
Ἑρμοῦ - genitivo maschile singolare (Ἑρμῆς -οῦ, ὁ)
Ἡρακλέους - genitivo maschile singolare (Ἡρακλῆς -έως, ὁ)
ἵπποι - nominativo maschile plurale (ἵππος -ου, ὁ)
πόλιν - accusativo femminile singolare (πόλις -εως, ἡ)
τάφον - accusativo maschile singolare (τάφος -ου, ὁ)
Ὄλυμπον - accusativo maschile singolare (Ὄλυμπος -ου, ὁ)
Aggettivi
μαχιμωτάτου - superlativo genitivo singolare maschile di μαχιμώτατος (μαχιμώτατος -η -ον)
Altre forme grammaticali
δὲ - congiunzione
αὐτῷ - pronome personale dativo maschile singolare (αὐτός -ή -ό)
τὰς - pronome dimostrativo accusativo femminile plurale (ὁ/ἡ/τό)
εἰς - preposizione
σὺν - preposizione
τῶν - pronome dimostrativo genitivo plurale (ὁ/ἡ/τό)
ἐπὶ - preposizione
μέv - avverbio
δὲ - congiunzione
τοὺς - pronome dimostrativo accusativo maschile plurale (ὁ/ἡ/τό)
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Un tragico equivoco
VERSIONE DI GRECO di e traduzione
Πελιας επι το χρυσομαλλον δερας ελθειν εκελευσεν Ιασονα. Το δερας δε εν Κολχοις ην εν Αρεος αλσει κρεμαμενον εκ δρυος, εφρουρειτο δε υπο δρακοντας αυπνου. Επι τουτο πεμπομενος Ιασων Αργον παρεκαλεσε τον Φριξου, και εκεινος πεντηκοντορον ναυν κατεσκευασε την προσαγορευθεισαν απο του κατασκευασαντος Αργω. Ως δε η ναυς κατεσκευασθη, επλευσε συναθροισας τους αριστους της Ελλαδος. Ουτοι, ναυαρχουντος Ιασονος, προσισχουσι ναυν Λημνω. Απο Λημνου δε προσισχουσι Δολιοσιν, ων εβασιλευσε Κυζικος, δς αυτους υπεδεξατο φιλοφρονως. Νυκτος αναχθεντες εντευθεν και περιπεσοντες αντιπνοιας, αγνοουντες παλιν τοις Δολιοσι προσισχουσιν. Οι δε νομιζοντες Πελασγικον ειναι στρατον μαχην της νυκτος συναπτουσιν. Κτειναντες δε πολλους, μεθ' ων και Κυζικον, οι Αργοναυται κατελαβον το σφαλμα και αποδυρομενοι τον βασιλεα πολυτελως εθαψαν.
TRADUZIONE
Pelia ordinò a Giasone di andare in cerca del vello d'oro. Il vello stava a Coleo, nel bosco di Marte, appeso a una quercia, ed era custodito da un drago che non dormiva mai. Ricevuto questo incarico, Giasone invitò ad aggregarsi a lui Argo, figlio di Frisso, e questi fabbricò una nave con cinquecento remi, denominata Argo da lui che l'aveva costruita. Appena la nave fu costruita, egli iniziò la navigazione, dopo aver radunato i più valorosi uomini della Grecia. Costoro, con Giasone che faceva da capitano, approdarono a Lemno. Da Lemno approdarono poi al paese dei Dolioni, il cui re era Cizico, che li accolse amichevolmente. Salpati di là di notte e imbattutisi in venti contrari, approdarono, senza saperlo, nuovamente nel paese dei Dolioni. Questi ultimi, ritenendo che fossero forze militari pelasgiche, attaccarono battaglia nell'oscurità. Dopo averne uccisi molti, tra i quali anche Cizico, gli Argonauti si resero conto dell'equivoco e piangendo seppellirono il re con grandi onori.
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