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inizio: Nec corporis pulchritudo nec mentis acies a natura asinis data est...fine: hominibus praebent asini quam equi
Dalla natura non viene fornita agli asini né la bellezza del corpo né l'acume della mente. Quando sono piccoli, infatti, sono brutti e deformi, quando sono cresciuti, più brutti e deformi. Paragona gli asini con i cavalli: sembreranno ineleganti, testardi, lenti. Hanno i corpi corti, i petti stretti, gli occhi languidi. A tutti sono note la lunghezza delle orecchie degli asini e il suono alquanto fastidioso della voce, che spesso sono motivo di derisione presso i fanciulli....(continua)
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Cum agricolae cuidam securis in fluminis undas cecidisset et ille, in ripa sedens, de hoc damno lamentaretur,... Haec cum locutus esset, gladium aureum in flumen demisit nec ferreum ex undis extulit.
Essendo ad un contadino caduta la scura nel fiume (ed egli), seduto sulla riva, lamentandosi del danno. Improvvisamente gli apparve Mercurio, che, per aiutarlo, trasse fuori dal fiume una scure d'oro e la diede al contadino. Ma egli disse che non era sua. Allora il dio estrasse una scure argentea ed egli di nuovo negò che fosse sua. Infine, portata che fu in superfice una scure di ferro, l'accettò lietamente. Il dio lodò grandemente tale onestà e regalò al contadino 3 nuove scuri. Un soldato, lì per caso presente, ne venne a conoscenza; allora gettò la sua spada nel fiume e cominciò a lamentarsi. Mercurio accorse una seconda volta, trasse fuori dalle onde una spada d'oro e la porse al soldato che asserì essere quella la spada cadutagli nel fiume. ...(continua)
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In veterum scriptorum libris miram de canum fidelitate narratiunculam legere possumus, qui dominos, ne mortuos quidem, deserere voluerunt. Iam aliquot dies ante castra Pyrrhi corpus hominis occisi desertum iacebat, quod canis, flebili gemitu lugens, custodiebat, neque ullo modo neque esca neque blanditiis inde demoveri poterat. Sic per dies noctesque immotus vigilabat apud dominum iacentem. Cum autem dies venisset, quo Pyrrhus rex, ad bellum profecturus, castra movere debebat milites suos, e castris egredientes, recensebat. Tum canis, repente prosiliens, furiose in unum ex militibus progredientibus latrate coepit, quasi eum latratibus accusaturus. Tum rex, illud esse certum signum arbitratus, militem interrogavit, qui, scelus suum confessus, c apite damnatus est et canis a Pyrrho in exercitum acceptus est.
Negli antichi libro di scrittori noi possiamo leggere una singolare favoletta sulla fedeltà del cane, che non volle abbandonare il suo padrone, anche se morto. Già alcuni giorni prima dell'accampamento di Pirro giaceva nel deserto il corpo di un uomo ucciso, che il cane, piangendo con un flebito gemito latrando, custodiva, in nessun modo né con il cibo né i banditi potevano portarlo via da quel luogo. Così vigilava immobile per giorni e notti davanti al padrone che giaceva (morto). Poi arrivò il giorno, che re Pirro, per avere successo in guerra, doveva spostare i suoi soldati dall'accampamento, li contò, mentre si mettevano in marcia. Allora il cane, balzato fuori all'improvviso, cominciò a latrare furiosamente verso uno dei soldati che avanzavano, come se i latrati lo accusassero. Allora il re, reputando quel fatto un indizio sicuro, interrogò il soldato, che, confessato il suo delitto, fu condannato a morte e il cane fu accolto nell'esercito da Pirro.
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Imperator, ut in patriam revertit, anno centesimo tricesimo quarto ante Christum natum, ..., ornatus spoliis hostium, lauream coronam in capite gerens.
Il comandante, quando fece ritorno in patria, nell’anno 134 Avanti Cristo (a. c. ), nove giorni dopo il rientro, celebrò un trionfo assai splendido. Per quattro giorni tutte le vie furono piene di una grande moltitudine di cittadini che battevano le mani. Il primo giorno, intorno alle nove, cominciò a procedere il corteo trionfale. Davanti a tutto avanzavano duecento animali, fra i quali erano ventiquattro elefanti, dieci leoni di inusitata grandezza, quindici orsi, venti tigri e molti cammelli. Di seguito sfilarono duemila prigionieri da mezzogiorno fino alle cinque del pomeriggio, con passo lento e volto triste. Trascorsero il giorno dopo in sacrifici agli dei. Il terso giorno celebrarono giochi magnifici. ...(continua)
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Lucullus fuit homo magnificentiae studiosissimus, maxime sui aestimator, laudis et famae cupidissimus. Hic splendidas villas immensi pretii in Latio et Campania aedificavit. Harum magnificentissima fuit villa, quam in agro praenestino aedificaverat, quae ab omnibus plurimi existimabatur. In quam cum venisset olim Pompeius dixissetque eam habitationem esse quidem aestate peramoenam, sed hieme minus commodam, Lucullus inquit: "Num putas me minus sapere quam hirundines, quae, cum adventat hiems, sedem suam commutant et loca commodiora exquirunt, ubi minus frigoris sit?". Nec minoris elegantiae et liberalitates fuit in epularum sumptibus. Cum olim modici apparatus ei cena esset posita, coquum neglegentiae accusavit et graviter obiurgavit. Illi autem se excusanti dicentique se non putavisse parandum esse convivium lautum et multarum epularum cum nemo ad cenam invitatus esset inquit: "Quid? Non sciebas tu, ineptissime homo, Lucullum hodie cenaturum esse apud Lucullum? Num hoc tibi parvi momenti esse videtur?".
TRADUZIONE
Lucullo fu un uomo molto amante del lusso, estimatore soprattutto di sè e desiderosissimo di lode e fama. Questo costruì splendide ville di immenso valore nel lazio e nella campania. Fu tra queste la villa più sontuosa, quella che aveva edificato nel campo di preneste, che veniva apprezzata moltissimo da tutti. Essendo Pompeo venuto una volta in questa e avendo detto che quell'abitazione è amenissima d'estate ma meno comoda d'inverno, luccullo disse " quindi pensi che io sappia meno delle rondini, che, quando arriva l'inverno, cambiano la loro dimora e cercano luoghi più comodi, dove ci sia meno freddo ?". E non fu di minor raffinatezza e generosità nelle spese dei banchetti. Essendogli stata servita una volta una cena di modesta ricercatezza, accusò il cuoco di negligenza e lo punì gravemente. Poi a quello, che si scusava e diceva che non aveva pensato di dover preparare un banchetto ricco e di molte portate non essendoci alcun invitato a cena, rispose: " Che cosa ? tu non sapevi, oh uomo inettissimo, che oggi Lucullo avrebbe mangiato presso Lucullo ? Forse ciò ti sembra essere un motivo di poco conto ?".