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Acrisius, Persei avus, nepotem infantem interimere desiderabat, quia infaustum oraculi responsum audiverat. ... perduxit. Rex, quia pius erat et deos religiose colebat, Perseo et matri tutum hospitium in finibus suis dedit.
Acrisio, il nonno di Perseo, desiderava sopprimere il neonato nipote, perché aveva ascoltato l'infausto responso di un oracolo. Arrestò quindi il fanciullo e la madre Danae, li chiuse in una cassa di legno e li gettò fra le onde del mare. Poiché si era scatenata una tempesta improvvisa, Giove, vide dal cielo il pericolo del figlio (infatti era il padre di Perseo) e decise di salvare il bambino con la madre. E allora sparse la quiete del cielo e del mare, calmò i le gonfie onde, inviò un dolce vento che spingesse la cassa verso terra. Sulla spiaggia dell’isola di Serifo, nel mare Egeo, poiché un pescatore aveva rinvenuto la cassa, vide Danae ed il figlio stesi nella cassa. Quando la povera donna guardò verso il cielo e riprese la forze, rese grazia agli dei che erano stati tanto benevoli e sollecitò la misericordia del pescatore. Il pescatore, dopo aver accettato con benevolenza, portò madre e fanciullo a Polidette, re dell’isola. Il re, poiché era uomo devoto e rispettava religiosamente gli dei, offrì a Perseo e alla madre ospitalità protetta nei suoi confini.
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Oedipus filius Laii, Thebarum domini, et Iocastae erat. Cum puer parvulus est ...Dei in Olympo nequitia horrescunt, Oedipum et Thebas multis malis perdunt.
Edipo era il figlio di Laio, sovrano dei Tebani, e di Giocasta. Quando è un piccolo bimbo (neonato), Laio interroga un oracolo sul destino del figlio e l’oracolo risponde: ”Quando Edipo sarà adulto ti ucciderà e sarà marito di Giocasta. Laio atterrito dalla profezia dell’oracolo abbandona Edipo ed attende la morte del bambino. Ma Il signore di Corinto trova il fanciullo e lo educa nella sua reggia come un figlio. Dopo molti anni Edipo ritorna al palazzo di Tebe....(CONTINUA)
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Multa scelera a Nerone patrata sunt: frater, uxor, mater ab eo occisi sunt; ... Adhuc apud Forum reliquiae exstant earum thermarum, quae Neronianae appellantur, quia ab eo aedificatae sunt.
Molti delitti sono stati compiuti da Nerone: il fratello, la moglie, la madre sono stati uccisi da lui; Roma è stata bruciata perché assistesse allo spettacolo di Troia in fiamme. Per poco non perse la Britannia: infatti in quella regione due importantissime città sono state prese dai barbari e sono state distrutte. Per queste cose, è stato giudicato esecrabile dai cittadini romani, destituito da ogni carica, e giudicato nemico dal Senato. Deliberò dunque il Senato che venisse condotto nudo in pubblico, frustato con verghe e fatto precipitare dalla rupe Tarpea. Tuttavia evitò la pena. Infatti, essendo fuggito dal Palazzo, in un podere suburbano di un suo liberto, che si trova tra la via Salaria e la Nomentana, ...
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Themistoclis consilium plerisque civitatibus displicebat, quibus in terra dimicare magis placebat.... classem suam constituerunt ut angustiae maris urbem defenderent.
Il progetto di Temistocle non piaceva alla maggior parte delle città, alle quali pareva più opportuno combattere sulla terra. Inviarono perciò con Leonida, re dei Lacedemoni, soldati scelti affinchè occupassero le Termopili e resistessero ai barbari perchè non invadessero la Grecia. Essi non ressero alla violenza dei nemici e, sebbene combattessero con coraggio per tutto il giorno, caddero tutti in battaglia. Contrariamente la flotta comune della Grecia, di trecento navi, nella quale duecento erano Ateniesi, si scontrò con i marinai del re vicino dell’Artemisio fra l’Eubea e la terra contigua.
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Inizio: Cum ea parte Graeciae, quae Attica nominatur, cohaeret ...Fine: Restituit Corithum Iulius Caesar, qui eo veteranos milites misit
Con quella parte della Grecia, che viene denominata Attica, confina una enorme penisola il cui nome è Peloponneso, assai simile ad una foglia di platano. Quello stretto passaggio tra il mare Egeo e lo Ionio, per il quale confina con la Megaride, viene chiamato Istmo dai Greci. Qui si trova il tempio di Nettuno, presso il quale si celebrano i giochi Istmici. Nel medesimo luogo, proprio all’entrata nel Peloponneso c'è Corinto, città molto antica e nobile, dalla cui cittadella – che chiamano Acrocorinto – gli abitanti possono ammirare due mari. Poiché era fiorente negli affari e potente per le truppe marittime, fece dure guerre con i vicini. Nello stadio di Corinto il console Tito Quinto Flaminino, dal quale erano stati vinti i Macedoni, donò la libertà a tutti i Greci. Durante la guerra con la lega Achea, che i Greci fecero contro i Romani, il console Lucio Mummio espugnò e distrusse dalle fondamenta la bellissima città, che Cicerone chiama Luce della Grecia, e portò a Roma molte insegne di bronzo ed oro, di cui era adorna la città.....(continua)