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Che cosa dovrei dire riguardo al pericolo nel quale ingiustamente siamo incorsi? in esso non abbiamo trovato alcun aiuto. Era giusto che, coloro che ci si erano dichiarati amici, a noi venissero in aiuto o almeno ci indicassero la via, che sembrava opportuno seguire; ma, sia che li trattenesse la vergogna sia che li atterrisse la paura, nessuno fu a noi di aiuto o di conforto. Che cosa dunque avremmo dovuto fare ? potevamo forse gestire da soli una cosa tanto difficile? Lo stato delle cose era assai difficile e pieno di pericoli, ognuno doveva tutelare la propria salvezza, ma non si doveva trascurare del tutto il dovere derivante dall’amicizia e dalla parentela. Avrebbero potuto aiutarci e non ci aiutarono, avrebbero potuto opporsi alle minacce dei nostri avversari e non si opposero, Ma non si dica di più di questo. Solo questo ricorderemo: non prestiamo fede alle parole di coloro che promettono amicizia né confidiamo negli uomini fallaci.
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Administratio gentis apud Parthos sub regibus est, sed duces in bello et rectores in pace ex excellentissimis inter primores deliguntur. Sermo Parthorum inter Scythicum et Medicum medius est, ex utrisque mixtus. Armorum mos simillimus Scythico est. Exercitum non liberorum sed maximam partem servitiorum habent, quorum vulgus in dies maius fit. Hos maxima cura equitare et sagittare docent. Locupletissimus ut quisque est, ita plurimos equites ad bella regi suo praebet. Cominus in acie proeliari aut obsessas urbes expuniare nesciunt. Pugnant ex procurentibus equis: saepe etiam fugam simulant quo incautiores insequentes reddant. Signum in proelio non tuba sed tympano datur. Nec puniare diu possunt: nam quo maior vis primi impetus, eo minor perseverantia est. Plerumque in ipso ardore certaminis proelia deserunt et non multo postea pugnam ex fuga repetunt ut, cum maxime te vicisse putes, tunc novum discrimen tibi subeundum sit. Munimentum corporis loricae plumatae sunt, quae equum et equitem simul tegunt.
Il governo della nazione presso i Parti è sotto I re, ma si scelgono i duci in guerra e i governatori in pace dai più eccellenti tra i più nobili. Il modo di parlare dei Parti è a metà tra gli Sciti ed i Medi, misto da entrambi i popoli. L’uso delle armi è molto simile a quello Scito. Hanno un esercito non di uomini liberi ma per grandissima parte di schiavi la massa dei quali si forma nel tempo più critico. Con massima cura insegnano loro a cavalcare e tirare con l’arco. Tanto che chi è molto ricco offre per le guerre al proprio re parecchi cavalieri. Combattono in battaglia a corpo a corpo o non sono in capaci di espugnare le città assediate. Combattono dai cavalli mentre sono lanciati all’assalto: spesso anche simulano la fuga per rendere più imprudenti quelli che li inseguono. Viene dato il segno in battaglia non con la tromba ma col timpano. Non sono in grado di combattere a lungo: infatti tanto più è la forza del primo assalto tanto meno la persistenza. La maggior parte nello stesso ardore della lotta abbandonano le battaglie e non molto dopo dalla fuga ritornano allo scontro che quando pensi soprattutto di aver vinto allora devi affrontare un nuovo pericolo. Corazze a scaglie metalliche sono la difesa del corpo, le quali proteggono il cavallo ed il cavaliere. .
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Olim in Germania et Gallia multae ac densae silvae erant: in cunctis silvis ferae multarum figurarum pererrabant. Incolae parvas casas, silvis finitimas, aedificabant et beluas hastis ligneis et sagittis, magna cum audacia, agitabant (incalzavano) vel insidiis captabant. Nam solum bestiarum praeda vivebant neque agriculturam exercebant, quia sedulam et duram agricolarum vitam non amabant, sed solum rixis et rapinis vitam sustentabant et lautarum epularum delicias ignorabant. Opulentiam et divitias, ignaviae et invidiae causas, non desiderabant.
Un tempo in Germania ed in Gallia c'erano molte e fitte foreste: in tutte quante le foreste si aggiravano fiere di molti tipi. Gli abitanti costruivano piccole capanne ai bordi delle foreste, e incalzavano con grande coraggio le belve con aste di legno e frecce oppure le catturavano con trappole. Infatti vivevano soltanto della cattura delle bestie e non esercitavano l'agricoltura, perché non amavano la vita operosa e dura degli agricoltori,...(CONTINUA)
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Romae adulescentuli patriciorum usque a prima pueritia adsuefiebant... coepta est extremis rei publicae temporibus.
Gli adolescenti patrizi a Roma fino dalla (loro) prima infanzia erano abituati a recarsi spesso nel foro e nella curia o in altri luoghi, in cui il senato stabiliva misure per lo Stato. Accadeva questo affinché essi potessero osservare cosa venisse fatto dagli adulti o cosa venisse disputato o quali leggi venissero emanate. Prima però venivano avvertiti dai genitori di non riferire fuori quello che accadeva od era definito in senato. Non avevano la facoltà di parlare, ma solo di ascoltare e osservare. Questa cosa faceva sì che i giovanetti fossero subito pratici di vita pubblica. E non succedeva in alcun modo che il fanciullo riferisse fuori le cose segrete, che aveva ascoltato nella curia, o che narrasse, neppure alla madre, quello che accadeva lì. I senatori erano certi che ciò non sarebbe mai successo; perciò ricevevano i giovinetti nella curia anche quando si discuteva di faccende molto gravi. Tuttavia questa consuetudine, da cui i cittadini venivano resi saggi e forti, cominciò ad essere trascurata negli ultimi tempi della repubblica.
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Qui sibi persuadeat mundum effici ornatissimum et pulcherrimum e corporum concursione fortuita? ...
Non dovrei meravigliarti che vi sia qualcuno convinto che l'universo, molto bello e adorno, sia formato dal fortuito incontro degli elementi? Si osservi tutta la terra, posta al centro dell''universo, solida e sferica, rivestita di fiori, di piante, di messi, di tutte le quali c'è un'incredibile varietà. Aggiungi l'inesauribilità delle fonti, il rivestimento verdeggiante delle rive, le profondità delle grotte, l'altezza dei monti, l'immensità dei campi. Si aggiungano anche i filoni nascosti d'oro e d'argento, la robustezza illimitata del marmo. Quante varietà ci sono di bestie o di animali domestici o di fierelQuanti canti di uccelli, quanti cibi per il bestiame, che vita degli alvearilChe dire sul genere umano?