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Saepius Echo, eximiae pulchritudinis nympha, de Iunone, Iovis uxore et divum regina, iurgia et contumelias dixerat et deae maxime invisa erat.... Nec tamen Narcissus, quia dii infidelitatem adulescentis punire statuerunt, laetam vitam degit.
Più di una volta Eco, ninfa di inestimabile bellezza, aveva proferito ingiurie ed offese su Giunone, moglie di Giove e regina degli dei ed era detestata moltissimo dalla dea. E quindi la dea decise di frenare una loquacità cosi tanto arrogante e paralizzò la lingua della sciocca fanciulla. Eco non fu ne sorda ne muta, ma, quando ascoltava una parola ripeteva con la sua bocca solo l’ultima sillaba e non poteva pronunciare l'intera parola. Così perse l’amore di Narciso, un giovanotto prestante, il quale rifiutò la balbuziente fanciulla. Allora la ninfa si rifugiò in una grotta fra i monti e non uscì mai più nella luce. ...(CONTINUA)
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Mercurius, quia nuntius et minister deorum erat, diis et deabus varia et grata officia praestabat. Nam imperia Superum ad incolas mundi a Mercurio nuntiabantur. Quia in hoc (questo) officio facundum adhibebat eloquium et disertis verbis facile ... Etiam mercaturae, astutiae, industriae deus erat, quare commerciis negotiisque praesidebat nec furta ac latrocinia neglegebat.
Mercurio, poiché era un messaggero ed un mediatore degli dei, prestava vari e graditi servigi agli dei ed alle dee. Infatti gli ordini degli dei del cielo agli abitanti del mondo venivano riportati (agli dei) da Mercurio. Poiché in questo servizio si avvaleva di una fluente eloquenza e con accorte parole otteneva l’obbedienza in modo facile, gli antichi proclamavano Mercurio dio della eloquenza. Quando (egli) portava sulla Terra gli ordini degli dei, attraversava velocemente gli immensi spazi del cielo, simile al vento, e visitava le terre immense ed il mare profondo. Per questo motivo era anche il dio dei venti. Gli antichi immaginavano Mercurio con un cappello a falde larghe e sandali alati: le sue effigi portavano nella (mano) destra il caduceo, una verga di oro. Mercurio, con il caduceo conciliava o allontanava il sonno da uomini e donne, portava i sogni, guidava e portava le anime dei morti negli Inferi. Era anche dio del commercio, dell’astuzia, dell’industria, per cui presiedeva ai commerci ed agli scambi e non disdegnava neanche i furti ed i latrocini.
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Antiquitus magna aprorum et luporum copia agros et vicos Italiae longe ab oppidis infestabat.... ad suas insidias adhibent fallaciam et silentium: nam noctu in gallinaria tacite intrant et clam pullos eripiunt.
Anticamente una grande abbondanza di cinghiali e di lupi danneggiava campi e villaggi d’Italia lontano dalle città. I lupi vivevano in maggior parte nelle foreste fra arbusti e cespugli, ma spesso uscivano dai loro rifugi, invadevano i campi limitrofi ed entravano nelle fattorie o nei villaggi dei contadini, perché pativano mancanza di cibo. Allora rubavano dalle stalle e dai recinti teneri agnelli, timide caprette oppure anche piccoli vitellini, strappavano, laceravano e divoravano le membra delle prede sventurate. Poi ritornavano alle loro tane e portavano ai loro cuccioli i restanti pezzetti della preda sanguinante. Gli agricoltori temevano anche i rischi degli sparvieri e delle aquile. Infatti le aquile, quando improvvisamente volavano giù dal cielo, trascinavano via dalle aie delle fattorie galline e pulcini, li sollevavano in alto ai loro nidi ed offrivano ai loro pulcini il selvaggio cibo. ...(CONTINUA)
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Tremellius agricola Latinus est et cum femina sua, filiis, filiabus, servis, servabus, in villa apud Latii fluvium habitat. ... Ex tam facetis verbis Tremellio cognomentum Scrophae venit
L'agricoltore Tremellio è del Lazio ed abita in un casolare nei pressi di un fiume del Lazio con sua moglie, i figli, le figlie, i servi e le serve. Esiste (est) una concordia straordinaria fra Tremellio ed i (suoi) vicini. Le famiglie di Tremellio e dei vicini vivono in amicizia e coltivano pacificamente i loro campi. Ma una volta una scrofa dal vicino campo entra nella casa di Tremellio e devasta l’orto. Subito i figli del contadino cacciano ed uccidono la bestia importuna. Allora il vicino con i suoi servi va alla villa, chiama Tremellio e vuole indietro la sua scrofa. Tremellio rifiuta di restituire la scrofa morta e la nasconde sotto il letto, dove sta distesa sua moglie. Quindi mostra la donna al vicino e dice:...(CONTINUA)
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InizioRomulo Numa Pompilius in regnum succedit. Numa operas pacificas curabat, quia bella et arma non diligebat. .... Fine: Post Tarquinium imperium Servius Tullius suscipit; genitus ex femina honesti loci , sed captiva et ancilla.
A Romolo succede nel regno Numa Pompilio. Numa si occupava di opere di pace, poiché non amava le guerre e le armi. Pertanto inaugura molte e nuove leggi (consuetudini), edifica templi, istituisce sacerdozi. Muore nel quarantatreesimo anno del suo regno. Dopo Numa succede al trono Tullo Ostilio e prepara di nuovo le guerre. Infatti vince con le armi in guerra le truppe degli Albani, sottomette i Veienti e i Fideni, aggiunge a Roma il Celio ed amplia la città con nuovi quartieri. Quando muore dopo molti anni, il regno passa a Tarquinio Prisco. Tarquinio fa edificare il primo Circo, dove i Romani assistevano ai giochi. Aggiunge ai territori di Roma molti terreni dei Sabini e celebra per primo un trionfo all’interno delle mura della città....