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In Baiarum sinu, apud oppidum Puteolos, sunt duo lacus: Avernus et Lucrinus. In lacuum aquis plurimi pisces natabant ... Ad Caesaris honorem a Romanis portus appellatus est Iulius.
Nella insenatura di Baia, presso la città di Pozzuoli, esistono due laghi: (il Lago) Averno e (il Lago) Lucrino. Nelle acque dei laghi nuotavano moltissimi pesci e della loro pesca una grande richiesta richiesta a pescatori e venditori della Campania veniva fatta ed ingenti entrate arrivavano (da queste) all’erario pubblico. Ma dal mare vicino spesso la marea irrompeva nei laghi con veemente impeto e risucchiando i pesci nell’alto mare portava ingenti ed innumerevoli perdite ai pescatori ed ai venditori. (I pescatori) andarono dunque a Roma e rappresentarono al senato le loro perdite. Allora, su ordine del Senato, Giulio Cesare, con spesa pubblica, separando con delle dighe parte del mare, lasciò delle bocche modeste all’irrompere delle onde. Così per i pesci esiste (ancora) un passaggio dal mare e verso il mare e nei laghi irrompono assalti delle onde più deboli. Ad onore di Cesare il porto fu denominato dai Romani "Giulio".
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Olim vastus et horrificus terrarum tremitus radices montis Vesuvii et finitima loca concussit atque accolas Campaniae ingenti metu percussit.... Tali interitu periit (morì) etiam Plinius, naturalis historiae praeclarus scriptor.
Una volta un esteso e terribile tremore delle terre alle radici del monte Vesuvio scosse i luoghi vicini e colpì gli abitanti della Campania con immenso terrore. Ed allora anche il mare si mosse e con la forza di una mareggiata violente onde rifluivano sulla costa. Subito la cima del monte cominciò a spaccarsi: allora da una nuova bocca e da innumerevoli fenditure dei fianchi un fumo denso e acre salì nel cielo. Poi un flusso di terra ardente, misto a fiamme, quasi come un torrente di fuoco, scorreva con veloce andatura verso i luoghi sottostanti, inondava tutti i campi e le piantagioni, copriva con cenere e lapilli interi villaggi. Nubi di fumo portarono le tenebre nel cielo dal sorgere al tramonto del sole e continui rumori risuonavano nelle viscere profonde della terra. Ovunque vi erano strepiti e lamentose invocazioni di aiuto e gemiti di uomini e donne con il pianto dei bambini. L’acre vapore uccise molti abitanti per la carenza di aria. In tale sciagura morì anche Plinio, illustre scrittore della "Storia Naturale".
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Saepe homines, dum beneficium accipiunt, ingratum animum ostendunt et beneficiorum auctorem detractant, ... et corporis tui vires recreas, meam sterilitatem accusas quia bacas vel poma in ramis non vides».
Gli uomini spesso, quando accettano un beneficio mostrano un animo ingrato e criticano l’autore dei benefici, come insegna la favoletta del viandante e del platano. Un viandante, stanco per il calore del sole e per il lungo viaggio, si addentrò in un bosco vicino alla strada e si accomodò sotto un grande e verde platano. Così, mentre il sole è infuocato nell’aria e il calore dell’estate incendia il cielo, il viandante ristorava le sue membra all’ombra quieta e fitta delle fronde. Mentre si riposa così in modo placido, rivolge gli occhi alle foglie del platano: non vede nessuna bacca o pomo o fiore ma solo larghe foglie. Allora esclama con voce ingrata: “Albero (vocativo) infruttuoso e sterile, non offri alcuna utilità né agli uomini né al bestiame (pĕcŭs, pecoris)!” Allora l’albero: ...(continua)
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Inizio: Aesculapius, Apollinis filius, in Graecia aetatem degebat ...Fine: deorum collocaverunt et ei templum in Argolide apud Epidaurum dedicaverunt.
Esculapio, figlio di Apollo, trascorreva la vita in Grecia ed esercitava l'arte medica. Una grande moltitudine di malati andava da Esculapio dai paesi della terra e chiedeva la salute del corpo. Non solo venivano curati con esimia perizia le malattie del corpo da Esculapio, ma talvolta anche i morti venivano richiamati in vita con la meravigliosa arte (del medico). Per questo motivo fu provocata l'ira di Plutone, dio degli Inferi il quale si lamentò presso Giove ... (Continua)
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Saepe homines stulti improvidis praeceptis oboediunt. Olim asinus sitiens serena nocte ad paludem venit et in aquis imaginem lunae plenae conspexit. ...Nam vere asinus lunam absorbuerat».
Spesso gli uomini sciocchi obbediscono a suggerimenti imprudenti. Una volta un asino che era assetato durante una notte serena giunse ad una palude e guardò dentro l'acqua l’immagine della luna piena. Mentre bevve l’acqua con immenso piacere, in cielo delle nubi nere oscurarono il cerchio della luna e portarono le tenebre sopra la terra. Alcuni pastori erano lì casualmente con le loro greggi e temettero l’improvvisa scomparsa della luce. Allora uno sciocco interprete di fenomeni disse: “Se aprirete il ventre dell’asino, troverete la luna nelle (sue) viscere. Sicuramente l’asino ha inghiottito la luna con l’acqua”. ...(CONTINUA)