Publio Scipioni, qui postea Africanus cognominatus est, aliquid divini inerat... pacis senatui suo referre possent.
In Publio Scipione, che in seguito fu soprannominato l'Africano, c’era qualcosa di divino – così infatti riteneva il popolo – al punto che per lui era possibile avere un colloquio con gli dei. Il che gli giovò moltissimo. Infatti, quando Annibale arrivò in Italia con un esercito, Scipione, che allora era a capo delle truppe romane in Spagna, fu nominato console molto giovane ed inviato mandato in Italia. Qui si scontrò con Annone, sconfisse le sue truppe e catturò Siface, re dei Numidi, che gli era venuto in aiuto e lo inviò a Roma con i più nobili fra i Numidi che erano sopravvissuti alla battaglia. Allora i Cartaginesi, ai quali veniva meno la speranza di vittoria, richiamarono Annibale dall’Italia perché fosse presente in una situazione in caduta. Dal momento che nel frattempo Scipione distruggeva tutta l’Africa, furono inviatii a Roma ambasciatori che chiedessero la pace. Fu concessa una tregua di quaranta giorni perché gli ambasciatori potessero far ritorno in patria e riferire al proprio senato sulle condizioni di pace.