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Notizie su Augusto versione latino
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Due sogni di Annibale
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Una stupida vendetta di Ciro
versione di latino
Ciro, mentre si dirigeva verso la città di Babilonia, cercò di attraversare il fiume Ginde, che era stato ingrossato dalle recenti piogge. Ma, mentre procedeva, il suo cavallo fu travolto dalle onde; fatto che suscitò la sua ira. Allora, avendo giurato che avrebbe punito il fiume, ordinò che le sua acque fossero divise in innumerevoli ruscelli, così che potesse essere attraversato senza difficoltà persino dai bambini. (by Kitsune)
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Interdum etiam humiles et imbecilli viribus prodesse possunt fortibus et potentibus. Mus, qui forte in specum intraverat, ubi leo ingenti corpore inerat et placide dormiebat, eum e somno imprudens excitavit. Cum leo iratus surrexisset, parvulam feram acribus dentibus arripuit et eam laniare volebat (voleva), sed mus multis lacrimis et gemitibus ita leonem precabatur: «Parce, leo, errori et infelicitati meae: tibi invite obfui et quietem tuam turbavi. Si irae tuae superfuero, aliquo beneficio tibi prodero et gratum animum perpetuo praebebo». His verbis leo subrisit, nesciens quibus beneficiis tam parvula bestiola potenti leoni prodesse posset. Tamen murem dimisit. Paulo post venatores plaga ceperunt leonem, qui nullo modo suis viribus se expedire poterat. Tunc mus, qui forte aderat, appropinquavit et plagam patienter dentibus laceravit. Sic leo a captivitate liberatus est.
A volte anche gli umili e con poche forze possono essere utili ai forti e ai potenti. Un topo, che era casualmente entrato in una caverna, dove si trovava un leone di grande corporatura che dormiva placidamente, con imprudenza lo svegliò dal sonno. Poiché il leone si era alzato arrabbiato, afferrò la piccola bestia con i denti aguzzi e la voleva dilaniare, ma il topo con molti gemiti e lacrime così pregava il leone: “Perdona, o leone, gli errori e la mia infelicità: ti ho infastidito senza volere ed ho turbato la tua quiete. Se sopravviverò alla tua ira, ti sarò utile con qualche favore e ti darò prova per sempre di un animo grato”. A queste parole il leone sorrise, non sapendo con quali favori una bestiole tanto piccola potesse essere utile ad un potente leone. Ciononostante lasciò andare il topo. Poco tempo dopo i cacciatori catturarono con una rete il leone che non riusciva a liberarsi con le sue forze. Allora il topo, che per caso era presente, si avvicinò e con pazienza lacerò la rete con i denti. Così il leone fu libero dalla prigionia.
Versioni presenti sul nostro sito con il titolo Il leone e il topo
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In vetere historia rerum Punicarum legimus virum quemdam inlustrem de rebus arcanis epistulam mirabili modo scripsisse...Aristagoras, cum intellexisset id non frustra factum esse, quod (ciò che) erat mandatum fecit et ita litteras legere potuit.
In un' antica storia di fatti Cartaginesi leggiamo che un certo uomo esperto di cose arcane scrisse una lettera in modo straordinario. Si dice infatti che incise le lettere sul legno, dopo di che rivestì con la cera le tavolette e che come se fossero non scritte le inviò ad un amico suo. Gli aveva già annunciato che avrebbe fatto questa cosa. Quello, quando grattò via la cera, trovò intatte le lettere incise nel legno. Leggiamo dagli storici Greci che un barbaro di nome Istiaco si era servito di un sotterfugio simile. Costui, poiché era in Persia presso il re Dario e desiderava rendere note certe cose segrete ad un tale Aristagora, rasò tutti i capelli dalla testa ad un suo servo e tatuò il suo capo liscio e lo trattenne presso di se finché i capelli non ritornarono. Dopo inviò il servo da Aristagora ordinandogli: “Di ad Aristagora di rasarti il capo”. Aristagora, dopo aver capito che ciò non veniva fatto invano, fece ciò che gli era stato richiesto e così poté leggere le lettere.