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Un contadino, mentre passa presso la riva di un fiume, trova una vipera quasi morta per il freddo. Allora, spinto dalla carità, riscalda la vipera dapprima in grembo, poi sotto le ascelle. Dopo poche ore la vipera rianimata recupera la sua indole e, in cambio del favore (ricevuto), infligge un morso mortale al contadino benevolo. Così la vipera ripaga il favore del contadino con un danno.
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Dopo la morte di Tito, ereditò il potere il fratello Domiziano. Domiziano era simile a Nerone, o a Caligola o a Tiberio, ma diverso da suo padre o da suo fratello. Nei primi anni tuttavia era moderato nell'esercizio del potere, presto avanzava verso notevoli vizi. Il nuovo imperatore era capriccioso, iracondo, crudele ed avido; provocava un grande odio e cancellava i meriti del padre Vespasiano e del fratello Tito. Uccise nobili senatori, inoltre per primo dette quest'ordine: "Chiamate Domiziano signore e dio". Uccise i suoi cugini. Anche l'arroganza era esecrabile in Domiziano. Intraprese quattro guerre, una contro i Sarmati, una seconda contro i Catti e due contro i Daci. Celebrò un duplice trionfo sui Daci e sui Catti, per i Sarmati pretese la sola corona d'alloro. Fece anche molte opere a Roma: il Campidoglio e il Foro Transitorio, i Portici degli Dei, il Tempio di Iside e di Serapeo e lo Stadio. Però in seguito cominciò ad essere odiatissimo da tutti; fu ucciso con una congiura dei suoi uomini sul Palatino. Il suo funerale fu compiuto tramite becchini con grande disonore e fu seppellito in maniera ignobile.
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All'epoca dell'imperatore Augusto, Roma prosperò in maniera particolare. Infatti, Augusto aggiunse all'impero Romano molte regioni: l'Egitto, la Cantabria, la Dalmazia, la Pannonia, l'Aquitania, l'Illiria e la Rezia. Inoltre obbedivano al popolo Romano anche i Vindelici e i Salassi, popolazioni feroci e fiere, che abitavano sulle Alpi, e (obbedivano al popolo Romano) molte città marittime dell'Asia Minore. Dai generali di Augusto furono sconfitti i Daci ed i Germani, e furono respinti al di là del Reno. I Persiani, una popolazione assolutamente ostile ai Romani, non soltanto consegnarono degli ostaggi ad Augusto, ma, inoltre, restituirono le insegne che avevano tolto a Crasso dopo la disfatta dei Romani a Carre. Gli Sciti e gli Indiani, tramite degli ambasciatori, inviarono in dono all'imperatore Augusto una grande quantità d'oro. Egli abbellì Roma con splendidi edifici, amministrò sempre lo Stato non per il proprio tornaconto, ma nell'interesse del popolo, e non fu mai malvisto da alcuno. Dopo la morte, dal senato venne chiamato "il Divino". Nelle pagine del poeta Virgilio, che visse sotto Augusto, riguardo all'impero dei Romani leggiamo così: Il dovere dei Romani è di governare i popoli, imporre una norma alla pace, risparmiare i vinti, sconfiggere i superbi.
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Un ladro entra nella casa di una vedova povera, ma astuta, poiché vuole sottrarre denaro ed oro. Ma la padrona vede l'incauto ladro vicino alla porta, e, presolo alla sprovvista, lo cattura; allora, invece di gridare e chiedere aiuto, preferisce implorarlo e dice così: "Tu – per favore – mostra compassione per una vedova sventurata! Non ho denaro né ricchezze, conduco una vita modesta, e talvolta, poiché non posso comprare il cibo, vado a dormire digiuna, per questo io non ti posso dare denaro o oggetti preziosi. Ti prego, non farmi del male ed esci dalla mia casa!". Allora il ladro, commosso dalla povertà di lei, dona alla donna tutto il proprio denaro ed un po' di cibo, e poi fugge. La vedova astuta conta il denaro ed esclama felice: "Di tanto in tanto un ladro non commette un furto, ma lo subisce!".
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C'è stata una certa epoca, durante la quale (lett. : "quando") gli uomini erravano di qua e di là nei campi, alla maniera degli animali selvatici, e si mantenevano in vita (lett. : "si allungavano la vita") grazie ad un'alimentazione primitiva, e non amministravano nulla con la riflessione della mente, bensì con le forze del corpo. Il culto degli dèi non era ancora praticato, non esisteva l'idea del dovere, nessuno aveva visto nozze ufficiali, e nessuno aveva visto figli certi, non esisteva ancora una legge uguale per tutti. Gli esseri umani, per soddisfare istinti ciechi, facevano cattivo uso delle forze fisiche. In quella medesima epoca un certo uomo, sicuramente grande e saggio, comprese che grande predisposizione per le più grandi imprese vi fosse negli animi degli esseri umani, qualora qualcuno fosse riuscito a farla affiorare e a perfezionarla per mezzo della conoscenza. Quest'uomo radunò in un unico luogo gli uomini dispersi per i campi e nascosti in rustiche capanne e li fece associare; quindi, indirizzandoli verso ogni attività utile e decorosa per mezzo della riflessione e della parola, li rese, da feroci e incivili (che erano), civili e pacifici.