Ubi consules omnes copias coniunxerunt directaque acies est, Claudius dextrum in cornu impetum facit
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Appena i consoli hanno unito tutte le truppe e lo schieramento è stato disposto, Claudio compie un assalto contro il fianco destro (dell'esercito), Livio contro il fianco sinistro, L. Porcio Lucinio protegge il centro dello schieramento. Asdrubale, quando vede i Romani pronti alla battaglia, dopo aver abbandonato la fortificazione dell'accampamento, colloca gli elefanti nella prima linea: intorno ad essi, nel fianco sinistro dell'esercito, contro T. Claudio, mette davanti i Galli, non tanto perché confidasse in loro, quanto perché credeva che essi fossero temuti dal nemico; egli stesso prende posizione con gli Ispanici di fronte a T. Livio; al centro, dietro agli elefanti, vengono collocati i Liguri. Ma lo schieramento era più lungo che largo. Tra i Romani e i Cartaginesi c'era uno scontro esteso e accanitissimo, e una strage atroce si verificava da una parte e dall'altra. Claudio, dopo che ebbe visto che non avrebbe potuto fare breccia all'interno delle fila dei Galli, tolte alcune coorti dal fianco destro, dove la pressione dei nemici era minore, le conduce, facendo un giro, dietro allo schieramento, e si lancia contro il fianco destro dei nemici. E così Ispanici e Liguri vengono massacrati da tutte le parti, da davanti, dal lato, da dietro, e la maggior parte dei Galli viene messa in fuga. Gli elefanti vennero uccisi più dai loro conducenti che dai nemici. Poi lo scontro fu minimo, perché i soldati di Asdrubale, spossati dalla marcia, dalle veglie, e dalla fatica della battaglia, a stento tenevano le armi con le braccia. Alla fine Asdrubale, poiché i Romani avevano indubbiamente la vittoria, per son essere superstite al proprio esercito, spronato il cavallo, si lanciò in mezzo alla coorte Romana, e cadde combattendo. Mai, durante quella guerra Punica fu ucciso un maggior numero di nemici in un'unica battaglia, e alla fine sembrò pareggiata la disfatta di Canne.
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In una remota regione al di là della Tracia, presso i Cimmerii, c'è un monte alto e dirupato, e, ai piedi del monte, c'è una grotta buia, dimora del pigro dio Sonno. In quel luogo (non) entra mai la luce del sole, ma nubi cineree miste a fumo vengono esalate dalla terra. Lì (non) canta nessun uccello; lì, né cani, né oche, né altri animali rompono il profondo silenzio con i loro suoni. Lì non si sente il rumore dei rami mossi dal vento, né riecheggiano voci umane nell'aria tenebrosa. Una muta quiete abita questi luoghi. Tuttavia dall'alta rupe scorre il fiume Letè e le sue onde con un lento movimento invitano al sonno. Davanti all'ingresso della grotta fioriscono papaveri soporiferi e innumerevoli erbe. La dimora non ha alcuna porta, nessun custode sulla soglia, invece al centro della spelonca c'è un grande letto d'avorio, coperto con una coperta scura, sul quale giace il dio Sonno e dorme profondamente.
Titus Veturius et Spurius Postumius consules, bellum adversus Samnites gerentes in insidias quas Pon
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I consoli Tito Veturio e Spurio Postumio, mentre combattevano la guerra contro i Sanniti, incapparono incautamente in un agguato che Ponzio Telesino, il comandante dei nemici, aveva astutamente ordito. Quello, infatti, inviò all'accampamento dei Romani dei finti disertori affinché riferissero ai consoli che Lucera, una città della Puglia ricchissima e fedelissima alleata di Roma, veniva assediata dai Sanniti. Una volta appresa questa notizia, il console Spurio Postumio decise immediatamente di portare aiuto ai Lucerini con le proprie truppe. A Lucera conducevano due strade, la prima di fianco alla costa del Mare Adriatico, piana e scoperta, ma più lunga, e più sicura; la seconda attraverso le Forche Caudine, più breve, ma più pericolosa; il console scelse la più breve: e così i Romani, quando arrivarono nelle gole presso Caudio, trovarono la via fra le rupi sbarrata con degli alberi e dei grossi macigni.
Militares coronae multae variae sunt quarum quae nobilissimae sunt has ferme esse accepimus triumpha
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Le corone militari sono numerose e differenti. Di queste, quelle che sono le più importanti, abbiamo imparato che sono pressappoco queste: la trionfale, quella d'assedio, quella civica, quella murale, quella d'accampamento, quella navale. Le corone "trionfali" sono d'oro, ed esse vengono assegnate ai comandanti supremi che hanno conseguito grandi vittorie, a seguito dell'onore del trionfo. Queste anticamente erano d'alloro, successivamente d'oro. "D'assedio" è quella (corona) che coloro che sono stati liberati da un assedio concedono a quel comandante che li ha liberati. Quella corona è di erbe, e il senato e il popolo Romano la diede a Q. Fabio Massimo nella Seconda Guerra Punica, poiché liberò la città di Roma dall'assedio dei nemici. "Civica" viene chiamata quella corona che un cittadino concede a un cittadino dal quale è stato salvato in una battaglia: essa è di fogliame di quercia, perché la quercia era il cibo dei Romani antichi. "Murale" è la corona che un comandante supremo concede a colui che per primo si è accostato ad un muro, e che, con la forza, è salito all'interno di una roccaforte dei nemici; perciò essa è decorata per così dire con delle merlature di muro. "D'accampamento" è la corona che un comandante supremo assegna a colui che combattendo è entrato per primo nell'accampamento dei nemici; quella corona ha l'immagine di una trincea. "Navale" è quella che si è soliti assegnare in una battaglia in mare a colui che per primo è saltato armato in una nave dei nemici; essa è decorata con rostri di nave.
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Un certo uomo, mentre passava attraverso il Foro, vide un fanciullo, che piangeva con grande disperazione; si avvicinò a lui per conoscere la ragione di un dolore tanto grande, e chiese al fanciullo: Perché sei così disperato e versi tante lacrime da commuovere persino le pietre? Il fanciullo rispose tra le lacrime: Ho perso una moneta che mia madre mi ha dato poco fa. Allora l'uomo generoso disse: Non piangere, asciugati le lacrime, perché io ti donerò una seconda moneta. E dette un soldo al fanciullo. Il fanciullo prese il soldo, e, dapprima rese grazie allegro al passante, ma subito dopo cominciò a piangere di nuovo. Allora l'uomo chiese meravigliato: Perché piangi di nuovo? Rispose il fanciullo: Piango perché, se non avessi perduto il mio soldo, ora ne avrei due!