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Tiberio -Nuovo Comprendere e Tradurre
Ad Augusto successe Tiberio che resse l'impero con grandissima incuria, grande crudeltà, scellerata avarizia. Infatti egli non combatté in alcun luogo, condusse le guerre per mezzo dei suoi luogotenenti. Alcuni re fatti venire con lusinghe non li rimandò più, tra i quali Archelao Cappadoce, il regno del quale ridusse pure a provincia. Egli nel ventitreesimo anno di regno, di vita settantesimo ottavo, con grande gioia di tutti, morì in Campania
Testo latino: Augusto successit Tiberius, qui ingenti socordia, gravi crudelitate, scelesta avaritia imperium gessit. Nam nusquam ...
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In ea pugna M. Cato, Catonis oratoris filius, dum inter confertissimos hostes insigniter dimicat, equo delapsus, pedestre proelium adgreditur. Nam cedentem manipulus hostium cum horrido clamore, veluti iacentem obtruncaturus, circumsteterat; at ille citius, corpore collecto, magnas strages edidit. Cum ad unum opprimendum undique hostes convolarent. Dum procerum quondam petit, gladius ei e manu elapsus in mediam cohortem hostium decidit; ad quem reciperandum, umbone se protegens, inspectante utroque exercitu, inter hostium mucrones sese immersit, recollectoque gladio, multis vulneribus exceptis, ad suos cum clamore hostium revertitur. Huius audaciam ceteri imitati, victoriam peperere.
M. Catone, figlio dell'oratore Catone, mentre combatte, mostrando straordinario valore, tra i nemici intorno a lui, caduto da cavallo, si trova ad affrontare lo scontro come un fante. Infatti, un manipolo di nemici - con terribile urlo, l'aveva circondato mentre egli cadeva con l'intenzione di sgozzarlo mentre era a terra Ma egli, rialzatosi molto in fretta, fece stragi (sta meglio in italiano: una strage). Mentre da ogni parte piombavano nemici per far fuori uno solo egli si getta all'attacco di uno di notevole stazza; la spada, sfuggitagli di mano, cadde in mezzo alla schiera nemica; al fine di recuperarla, proteggendosi con lo scudo, sotto gli occhi di entrambi gli eserciti, si gettò tra le armi nemiche e, recuperata la spada, a costo di molteplici ferite, rientra tra i suoi, con il clamore dei nemici. Gli altri, spinti ad emulare il suo coraggio, conquistarono la vittoria.
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Meum semper iudicium fuit omnia nostros aut invenisse per se sapientius quam Graecos aut accepta ab illis fecisse meliora, quae quidem digna statuissent, in quibus elaborarent. Nam mores et instituta vitae resque domesticas ac familiaris nos profecto et melius tuemur et lautius, rem vero publicam nostri maiores certe melioribus temperaverunt et institutis et legibus. quid loquar de re militari? in qua cum virtute nostri multum valuerunt, tum plus etiam disciplina. iam illa, quae natura, non litteris adsecuti sunt, neque cum Graecia neque ulla cum gente sunt conferenda. quae enim tanta gravitas, quae tanta constantia, magnitudo animi, probitas, fides, quae tam excellens in omni genere virtus in ullis fuit, ut sit cum maioribus nostris comparanda? Doctrina Graecia nos et omni litterarum genere superabat; in quo erat facile vincere non repugnantes.
Io sono stato sempre convinto che i Romani nelle loro creazioni originali o abbiano mostrato più ingegno dei Greci, o abbiano reso più perfetto quanto hanno preso da essi - quello almeno che giudicavano meritevole del loro impegno. Effettivamente, le consuetudini e le norme della vita privata, e gli affari concernenti l'amministrazione della casa e la cura della famiglia, hanno avuto da noi un'organizzazione migliore e più degna; e per quanto riguarda lo Stato, senza dubbio i nostri antenati seppero regolarne l'equilibrio con istituzioni e con leggi migliori. Dell'arte militare non c'è bisogno di dire, perché in quel campo i Romani, oltre a distinguersi per il loro valore, brillarono anche e soprattutto per scienza teorica. E poi, se si considerano le doti naturali e non quelle acquisite con l'educazione, né il popolo greco né nessun altro può reggere al nostro confronto. Chi poté mai vantare una dignità, una fermezza di carattere, una grandezza d'animo, una rettitudine, una lealtà, e una superiorità morale sotto ogni punto di vista tale da potersi mettere a paragone con quella dei nostri padri? La Grecia ci era superiore in cultura e in ogni genere di studi: ma in quel campo era facile vincere, dal momento che non c'erano avversari
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Ificrate dal libro Nuovo comprendere e tradurre
L'ateniese Ificrate fu celebrato non tanto per la grandezza delle sue gesta, quanto per l'arte militare. Fu infatti un comandante ...
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Postea callidus Ulixes socios suos ad pecora alligavit et se ad arietem: ita omnes incolumes e spelunca evaserunt. Olim Ulixes cum sociis ad Siciliam devenit et in Cyclopum insulam appulit. Cyclopes, genus ferum et agreste, unum oculum media fronte habebant et in speluncis iuxta mare vivebant. Ingenti corporis vi praediti, pastorum vitam ducebant; piscibus vel ovium carne aut caseo famem exstinguebant, aqua et lacte sitim. Ulixes cum paucis sociis in speluncam Polyphemi, Neptuni filii, i ntravit et Cyclops, hospitalitatis immemor, miseros homines in antro clausit : nonnulli etiam temnebat. Tum Ulixes Cyclopem singulari artificio decepit : vinum Polyphemo praebuit et per somnum turpis monstri unum oculum trunco ardenti exussit. Ulixes, callidus vir Graecus insulaeque Itacae rex, diu, Iunonis voluntate, mare peragravit, antequam perveniret domum.
Versione dal libro LINGUA MAGISTRA
Pagina 291 numero 91
Postquam Ulixes eiusque comites in Africae litoribus Lothofagos cognoverant et dulcis loti crudelem suavitatem vitaverant, brevi tempore ad Cyclopum insulam pervenerunt. Cyclopes genus ferum et agreste erant: in speluncis lapideis iuxta mare orientali siciliae ora antiquis temporibus fuerant. Ingenti corporis vi praediti, unum oculum in media fronte habebant salubremque pastorum vitam inter oves agebant. Famem piscibus vel ovium carne vel caseo extinguebant, sitim lacte. Ubi Ulixes cum paucis sociis in polyphemi speluncam intraverat, Cyclops, hospitalitatis immemor, miseros homines in antro clausit et nonnullos etiam interfecit editque; nam Cyclopes omnia deum hominumque iura despiciebant. Callidus ulixes tamen Polyphemum singulari artificio decepit: postquam graecus vir ei multum vinum praebuerat et Cyclops biberat, in sommo turpe monstrum oculo privavit et tali modo e tristi spelunca incolumis tandem evasit
Ulisse e Polifemo versione di latino di Igino traduzione dal libro NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE
Ulisse, uomo greco coraggioso e re dell’ isola di Itaca, a lungo navigò per il mare per volontà di Giunone, prima di ritornare in patria. Una volta Ulisse approdò con i compagni in Sicilia e sbarcò nell’ isola dei ciclopi. I ciclopi, gente feroce e selvaggia, avevano un solo occhio in mezzo alla fronte e vivevano in grotte vicino al mare. Muniti di ingente forza fisica, conducevano la vita dei pastori; si sfamavano con pesci, con carne di pecora e formaggio, si dissetavano con acqua e latte. Ulisse con pochi compagni entrò nella spelonca di Polifemo, figlio di Nettuno e il ciclope dimenticandosi dell’ospitalità chiuse i miseri uomini nel suo antro: alcuni furono anche divorati Allora Ulisse ingannò il ciclope con un singolare raggiro offrì a Polifemo del vino e durante il sonno accecò con un tronco ardente il solo occhio del turpe mostro Poi l'astuto Ulisse legò i suoi compagni alle pecore e sè stesso ad un ariete: così fuggirono dalla caverna tutti sani e salvi
Versione dal libro LINGUA MAGISTRA
Pagina 291 numero 91
Dopo che Ulisse e i suoi compagni, sulle coste dell’Africa avevano conosciuto i Lotofagi e avevano evitato la crudele dolcezza del dolce loto, giuNsero in breve tempo all’isola dei Ciclopi. I Ciclopi erano una razza feroce e rozza: erano stati, nei tempi antichi, nelle grotte di pietra sul mare sulla costa orientale della Sicilia. Forniti di una grande forza del corpo, avevano un unico occhio ne mezzo della fronte e conducevano salubre vita di pastori tra le pecore. Placavano la fame con i pesci o con la carne delle pecore o con il formaggio, e la sete con il latte. Ulisse era entrato nella caverna di Polifemo con pochi compagni, ma il Ciclope che era ignaro dell’ospitalità chiuse nella grotta gli uomini sfortunati e ne uccise e mangiò non pochi; infatti i Ciclopi disprezzavano tutte le leggi degli dei e degli uomini. Ulisse tuttavia uomo di grande astuzia, con un singolare artificio beffò Polifemo: dopo che l’uomo greco gli aveva offerto molto vino, che il Ciclope aveva bevuto, durante il sonno privò l’orrendo mostro dell’occhio e in tal modo scappò a capofitto dalla triste caverna, incolume e felice.