- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE - versioni latino
- Visite: 3
Tarquinio con l'aiuto di Porsenna cerca di riconquistare il
potere Versione latino Eutropio traduzione
Libro Nuovo Comprendere e tradurre, vol 2 pag 307
Un anno dopo la cacciata del re, Tarquinio, per sottomettere il regno, indisse una guerra ai Romani con l'aiuto di Porsenna, re dell'Etruria, e per poco non conquistò Roma. Ma allora, fu vinto. Due anni dopo, non potendo reggere il regno e, non prestandogli aiuto Porsenna, che aveva fatto pace coi Romani, scappò in Toscana, che è una regione non lontana da Roma, e qui per 14 anni trascorse la vecchiaia come cittadino privato con la moglie.
Secundo anno post reges exactos Tarquinius, ut regnum reciperet, bellum Romanis indixit cum Porsennae, Tusciae ...
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE - versioni latino
- Visite: 3
Nuovo comprendere e tradurre - Cicerone
Qui trovi la versione diversa stesso titolo dal libro callidae voce s
"duo arcades familiares iter...sceleris sui poenas solvit"
Due Arcadi molto amici facevano insieme un viaggio verso Megara. Dopo che erano giunti a una città, uno si diresse verso una locanda, l'altro verso un ospite. Ma a notte fonda, uno, mentre dormiva calmo in casa dell'ospite, vide in sogno l'altro che piangeva e pregava così l'amico: "Amico, aiutami, poiché il locandiere prepara la mia uccisione a causa dei miei soldi!". Infatti l'uomo aveva un patrimonio abbondante e con grande imprudenza l'aveva portato con sè nel lungo viaggio. L'amico, dunque, si spaventò e si alzò, poi, dopo che era ritornato il sonno, si calmò e si riaddormentò. Mentre dormiva, l'amico appare di nuovo in sonno e dice: "Poichè non mi hai aiutato da vivo, ora vendica la mia morte" Caupo infatti mi ha ucciso, mi ha collocato sopra un carro e sopra il corpo ha messo sterco e terra. Domani appena si farà giorno uscirà con il carro dalla città; te, all'alba, vai alla porta della città e denuncia il fatto!" L'indomani l'amico, andò alla porta e si presentatò a Caupo. Tolse il morto dal carro e Caupo fuggì, ma il fatto era stato scoperto e l'uomo scellerato pagò la sua pena.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE - versioni latino
- Visite: 3
ROMOLO E REMO ALLEVATI DAL PASTORE FAUSTOLO
VERSIONE DI LATINO E TRADUZIONE DAL LIBRO
NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE pag 121
Quia lupa, quae Romulum ac Remum invenerat, saepe ad parvulos velut ad catulos adibat, Faustulus, regis pastor, re comperta, parvulos in suam casam tulit et ab uxore Acca Larentia petivit ut eos velut filios educaret. Ii, cum adoleverunt, Faustulum, gregem pascentes, adiuvabant et saepe, quia robusti ac vigiles erant, latrones a pecorum rapina arcebant. Quare (= per questo) latrones insidias eis (dat = a loro) paraverunt et Remum ceperunt, qui Albam ad Amulium regem perductus est; Romulus autem vi se (acc= si) defendit. Tunc Faustulus, necessitate compulus, matris avique nomina Romulo indicavit. Tum Romulus, ira motus, pastores armavit et Albam properavit ut fratrem liberaret atque regnum vindicaret traduzione n. 1
Pochè una lupa aveva ritrovato Romolo e Remo spesso si accostava ai piccoli come si accostava ai (suoi) cuccioli, saputa la cosa Faustolo il pastore del re portò i piccoli nella sua casa e chiese alla moglie Larenzia di educarli come suoi figli. Questi quando crebbero aiutavano Faustolo pascendo il gregge e poiché erano robusti e svegli allontanavano i ladri dal furto delle pecore. Per questo i ladri prepararono loro tranelli e catturarono Remo che fu condotto dal Re Amulio. Romolo si difese con la forza allora Faustolo, costretto dalla necessità indicò a Romolo i nomi della madre e del nonno. Allora Romolo mosso dall’ira armò i pastori e si affrettò ad Alba per liberare il fratello e per vendicare il regno. Traduzione n. 2 Poiché la lupa, che aveva trovato Romolo e Remo, spesso si accostava ai bambini come a cuccioli, Faustolo, pastore del re, scoperta la cosa, portò i bambini nella sua casa e chiese alla moglie Acca Larenzia di educarli come figli. Essi, quando crebbero, aiutavano Faustolo pascolando il gregge e spesso, poiché erano forti e vigili, allontanavano i ladroni dalla rapina delle greggi. Per questo i ladroni prepararono una trappola e catturarono Remo, che fu condotto ad Alba dal re Amulio; Romolo invece si difese con la forza. Allora Faustolo, costretto dalla necessità, indicò a Romolo i nomi della madre e del nonno. Allora Romolo, mosso dall'ira, armò i pastori e si affrettò ad Alba liberare il fratello e rivendicare il regno.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE - versioni latino
- Visite: 3
Sed cum plerique arbitrentur res bellicas maiores esse quam urbanas, minuenda est haec opinio. Multi enim bella saepe quaesiverunt propter gloriae cupiditatem, atque id in magnis animis ingeniisque plerumque contingit, eoque magis, si sunt ad rem militarem apti et cupidi bellorum gerendorum; vere autem si volumus iudicare multae res extiterunt urbanae maiores clarioresque quam bellicae. Quamvis enim Themistocles iure laudetur et sit eius nomen quam Solonis illustrius citeturque Salamis clarissimae testis victoriae, quae anteponatur consilio Solonis ei, quo primum constituit Areopagitas, non minus praeclarum hoc quam illud iudicandum est. Illud enim semel profuit, hoc semper proderit civitati; hoc consilio leges Atheniensium, hoc maiorum instituta servantur.
Ma i più stimando che le arti della guerra siano più grandi di quelle della pace, è da sminuire questa opinione. Molti infatti chiesero spesso le guerre per la brama di glori e ciò tocca i più nei grandi animi e negli ingegni e per questo maggiormente se sono adatti ai fatti militari e desiderosi di condurre le guerre; veramente se invece vogliamo giudicare molti fatti si mostrano maggiori e più famosi di quelli della guerra. Infatti sebbene giustamente Temistocle venga lodato dalle leggi ed il suo nome sia più illustre di Solone venga proclamato testimone della famosissima battaglia di Salamino affinché venga preferito dal provvedimento di quel Solone con cui per primo costituì l’Areopago, ciò dovette essere giudicato non meno famoso di quello Infatti quella giovò una sola volta questa gioverà sempre ai cittadini, le leggi degli ateniesi sono salvate sa queste liberazioni. le istituzioni degli avi sono salvate da questo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE - versioni latino
- Visite: 3
Ego ne utilem quidem arbitror esse nobis futurarum rerum scientiam. Quae enim vita fuisset Priamo, si ab adulescentia scisset quos eventus senectutis esset habiturus? Abeamus a fabulis, propiora videamus. Clarissimorum hominum nostrae civitatis gravissimos exitus in Consolatione conlegimus. Quid igitur? Ut omittamus superiores, Marcone Crasso putas utile fuisse tum, cum maximis opibus fortunisque florebat, scire sibi interfecto Publio filio exercituque deleto trans Euphratem cum ignominia et dedecore esse pereundum? An Cn. Pompeium censes tribus suis consulatibus, tribus triumphis, maximarum rerum gloria laetaturum fuisse, si sciret se in solitudine Aegyptiorum trucidatum iri amisso exercitu, post mortem vero ea consecutura, quae sine lacrimis non possumus dicere? Quid vero Caesarem putamus, si divinasset fore ut in eo senatu, quem maiore ex parte ipse cooptasset, in curia Pompeia, ante ipsius Pompei simulacrum, tot centurionibus suis inspectantibus, a nobilissimis civibus, partim etiam a se omnibus rebus ornatis, trucidatus ita iaceret, ut ad eius corpus non modo amicorum, sed ne servorum quidem quisquam accederet, quo cruciatu animi vitam acturum fuisse? Certe igitur ignoratio futurorum malorum utilior est quam scientia
Io ritengo che la conoscenza del futuro non ci sia nemmeno utile. Quale sarebbe stata, infatti, la vita di Priamo, se avesse saputo da giovane quali vicende avrebbe provato in vecchiaia? Tralasciamo i miti, consideriamo i più recenti. Nell’opera «Sulla consolazione» raccolsi le morti più brutali dei cittadini più illustri della nostra città. Ebbene? Per non parlare dei predecessori, credi forse che a Marco Crasso sarebbe stato utile, quand’era al culmine della potenza e della ricchezza, sapere che, dopo l’uccisione del figlio Publio e la distruzione dell’esercito, sarebbe dovuto morire egli stesso, al di là dell’Eufrate, con infamia e disonore? O sei forse del parere che Gneo Pompeo si sarebbe rallegrato dei suoi tre consolati, dei tre trionfi, della gloria di imprese colossali, se avesse saputo che in Egitto, da solo, dopo aver perso l’esercito, sarebbe stato assassinato e che, in vero, dopo la sua morte ci sarebbero state conseguenze, che non riesco a riferire senza lacrime? Dunque con quale afflizione d’animo riteniamo che Cesare avrebbe trascorso la vita, se avesse presagito che in quel senato, che lui stesso aveva aggregato per la maggior parte con della sua fazione, nella curia Pompea, di fronte alla statua dello stesso Pompeo, mentre tanti suoi centurioni guardavano, sarebbe giaciuto, assassinato da cittadini celeberrimi, parte dei quali da lui ricoperti di ogni onore, così che al suo cadavere nessuno si accostò, non solo dei (propri) sostenitori, ma neppure dei (propri) servitori? È certamente più utile, insomma, rimanere all’oscuro dei mali futuri che averne conoscenza. De Divinatione Libro II capitolo 9