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Bello Gallico, cum Romani in stationibus quieti tempus tererent, Gallus quidam, magnitudine atque armis insignis, processit quatiensque scutum hasta, cum silentium fecisset, per interpretem provocavit unum Romanorum ut secum ferro decerneret. Marcus Valerius, tribunus militum adulescens, cum facultatem a consule petivisset, in medium armatus processit. Tum res mirabilis accidit: nam corvus repente consedit in galea iuvenis Romani, qui manus cum Gallo conserere optabat. Id ut augurium de caelo missum tribunus existimavit et deos oravit ut propitii sibi Romanisque essent. Ales non solum in galea permansit sed, cum Romanus et Gallus certamen inchoaverunt, levans se alis, os osculosque Galli rostro et unguibus appetivit, donec Valerius hostem prodigio territum obtruncavit. Tum corvus evolavit orientem petens atque Romani Valerio cognomen Corvinum indiderunt
Durante la guerra gallica, quando i Romani perdevano tranquilli il tempo nei luoghi di sosta, un certo Gallo, straordinario per la grandezza e per le armi, avanzò e battendo lo scudo con l'asta, dopo che ebbe fatto silenzio, per mezzo di un messaggero, sfidò un Romano a combattere con la spada contro di lui. Marco Valerio Corvino, giovane tribuno dei soldati, dopo aver chiesto il permesso al console, giunse armato al centro. In quel momento accadde una cosa straordinaria: infatti un corvo d'un tratto si posò sull'elmo del giovane Romano, che voleva combattere con il Gallo. Il tribuno considerò questo un presagio mandato dal cielo e pregò gli dei di aiutare lui stesso e i Romani. L'uccello non solo rimase sull'elmo ma, quando il Romano e il Gallo intrapresero la lotta, innalzandosi con le ali, aggredì la bocca e gli occhi del Gallo con il becco e con le unghie, mentre Valerio tagliava la gola al nemico spaventato dal prodigio. Allora il corvo volò via e i Romani diedero a Valerio il soprannome Corvino
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Bello Etrusco Aemilius Paulus consul, cum apud oppidum Vetuloniam, in colle positum, exercitum in planitiem demissurus esset, contemplatus procul avium multitudinem citatiore volatu ex silva subito consurrexisse, intellexit aliquid insidiarum illic latere, quod et turbateeaves erant et plures simul evolaverant. Suspicans aves ab hostibus in silva abditis turbatas esse, praemisit exploratores, per quos comperit decem milia Boiorum ibi Romanorum agmini imminere. Tum Aemilius Paulus, missis legionibus, eos circumfudit atque fugavit.
Durante la guerra etrusca il Console Emilio Paolo e avendo mandato l'esercito nella pian Ura presso la città di Vetulonia situata su un colle osservando da lontano che una moltitudine di uccelli si era alzata all'improvviso dal bosco con un volo troppo veloce capì che una qualche insidia si nascondeva lì poiché sia gli uccelli erano agitati sia molti erano (uccelli erano) volati contemporaneamente. Sospettando che gli uccelli fossero stati turbati dai nemici nascosti nel bosco mandò in avanscoperta gli esploratori per mezzo dei quali venne a conoscenza che diecimila buoi costituivano un incombente minaccia là per la loro schiera dei romani allora Emilio Paolo inviate le legioni li circondò e li mise in fuga.
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Ultime parole della madre Monica a Sant'Agostino
versione di latino di Sant'Agostino
traduzione dal libro nuovo comprendere e tradurre pag 266
Fili mi, nulla res iam me delectat in hac vita. Quid hic faciam adhuc et cur hic sim, nescio. Una erat res propter quam in hac vita aliquantum manere cupiebam, ut te christianum catholicum viderem, priusquam e vita excederem. Tam cumulate hoc mihi Deus praestitit ut nunc te etiam servum eius videam. Quidnam hic facio?" Ad haec matris meae verba quid responderim, non satis recolo; interea intra quinque dies aut non multo amplius illa decubuit febribus ac paulo post decessit. Traduzione
"O figlio mio, oramai nulla in questa vita mi diletta. Cosa io faccia ancora qui e perché sia qui, (proprio) non lo so. Una era la cosa per la quale desideravo rimanere in vita per un pò di tempo: vedere te cristiano cattolico, prima di morire. Così generosamente Dio mi ha concesso di vederti ora anche suo servo. Che ci faccio qui?". Cosa risposi a queste parole di mia madre non ricordo; frattanto dopo cinque giorni o non molto di più cadde malata con la febbre e dopo poco morì.
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Postea Numa Pompilius res creatus est, qui bellum quidem nullum gessit, sed non minus civitati quam Romulus profuit. Nam et leges Romanis moresque constituit, qui consuetudine proeliorum iam latrones ac semibarbari putabantur, et annum descripsit in decem menses, prius sine aliqua supputatione confusum, et infinita Romae sacra ac temple constituit. Morbo decessit quadragesimo et tertio imperii anno.
Traduzione
Dopo Romolo fu eletto re Numa Pompiliio, che non fece nessuna guerra ma giovò alla popolazione non meno i Romolo. Infatti stabilì per i Romani, leggi costumi che per consuetudini delle battaglie erano ritenuti brigati e semibarbari, e divise l'anno in dieci mesi e stabilì a Roma cerimonie sacre e templì. Morì di malattia nel quarantesimo anno di regno.
Altro tentativo di traduzione Dopo, Numa Pompilio fu eletto re il quale non fece nessuna Guerra, ma non giovò alla città meno di Romolo. Infatti stabilì le leggi e i costumi dei Romani, che con l’abitudine delle guerre erano ormai ritenuti briganti e semibarbari, e suddivise l’anno in 10 mesi, che prima era confuso senza alcun calcolo, e isituì infiniti culti e templi a roma. Morì a causa di una malattia nel 43° anno di regno.
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Ut fit in proelio, ut ignavus miles ac timidus, simul ac viderit hostem, abiecto scuto fugiat, quantum possit, ob eamque causam pereat non numquam etiam integro corpore, cum ei qui steterit, nihil tale evenerit, sic qui doloris speciem ferre non possunt, abiiciunt se atque ita adflicti et exanimati iacent; qui autem restiterunt, discedunt saepissime superiores. Sunt enim quaedam animi similitudines cum corpore. Ut onera contentis corporibus facilius feruntur, remissis opprimunt, simillime animus intentione sua depellit pressum omnem ponderum, remissione autem sic urgetur, ut se nequeat extollere. 55 Et, si verum quaerimus, in omnibus officiis persequendis animi est adhibenda contentio; ea est sola offici tamquam custodia. Sed hoc idem in dolore maxime est providendum, ne quid abiecte, ne quid timide, ne quid ignave, ne quid serviliter muliebriterve faciamus, in primisque refutetur ac reiiciatur Philocteteus ille clamor. Ingemescere non numquam viro concessum est, idque raro, eiulatus ne mulieri
Come accadde in un combattimento che un soldato pavido e apuroso non appena abbia visto i nemici, gettato lo scudo, fugga quanto possa e che muoia per questo motivo così, coloro che non possono sopportare l'aspetto del dolore, si lasciano abbattere e così giacciono afflitti e senza forza; invece coloro che resistettero, molto spesso risultano più forti. Infatti esistono alcune somiglianze tra l'anima e il corpo. Come i pesi sono portati più facilmente quando i corpi sono tesi e invece quando sono rilassati sono opprimenti, in modo molto simile l'animo si muove con la sua tensione il peso del dolore, invece è così tormentato dalla distensione da non potersi riprendere. E, se cerchiamo il vero, nell'eseguire tutti i doveri si deve utilizzare la tensione dell'animo; questa è per così poco dire la sola protezione del dovere. Ma nel dolore ci si deve preoccupare soprattutto di ciò, cioè di non far qualcosa con paura, con cotardia e non in modo servile come una donna