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Augusto ottimo amministratore
Autore: sconosciuto Comprendere e tradurre
Spatium urbis in regiones vicosque divisit instituitque, ut illas annui magistratus sortito tuerentur, hos magistri e plebe cuiusque viciniae lecti. Adversus incendia excubias nocturnas vigilesque commentus est; ad coercendas inundationes alveum Tiberis laxavit ac repurgavit completum olim ruderibus et aedificiorum prolationibus coartatum. Quo autem facilius undique urbs adiretur, desumpta sibi Flaminia via Arimino tenus munienda reliquas triumphalibus viris ex manubiali pecunia sternendas distribuit. Aedes sacras vetustate conlapsas aut incendio absumptas refecit easque et ceteras opulentissimis donis adornavit, ut qui in cellam Capitolini Iovis sedecim milia pondo auri gemmasque ac margaritas quingenties sestertium una donatione contulit.
Divise il territorio della città in regioni e quartieri e stabilì che le prime fossero amministrate da magistrati annuali, estratti a sorte, e i secondi da capi scelti in ciascun quartiere tra la plebe del vicinato. Per gli incendi creò un corpo di guardie notturne e di vigili. Per imbrigliare le inondazioni del Tevere fece allargare e pulire il letto del fiume, da tempo ingombro di detriti e contratto dell'estensione degli edifici. Infine perché la città fosse facilmente raggiungibile da ogni parte, a sue spese, fece riparare la via Flaminia fino a Rimini e ripartì le altre strade fra i generali che avevano avuto l'onore del trionfo, che dovettero farle pavimentare con l'argento del bottino. Ricostruì i templi rovinati dal tempo e distrutti dal fuoco e li abbellì, insieme con altri di doni preziosi. Così in una sola volta fece portare al santuario di Giove Capitolino seimila libbre d'oro, con pietre preziose e perle per un valore di cinquanta milioni di sesterzi.
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Augusto era superstizioso
Autore: sconosciuto il nuovo compr. e trad
I nizio: Circa religiones Augustum talem fuisse accepimus.
fine: cavam manum praebens ut obolum acciperet
iil nuovo comprendere e tradurre
Circa le superstizioni abbiamo saputo che Augusto fu tale. Si spaventava di tuoni e fulmini tanto che portava sempre con sé la pelle di una foca: infatti pensava che questa fosse un rimedio contro la potenza del cielo. Ad ogni segno di tempesta si rintanava in un luogo sotterraneo e coperto da volta, poiché una volta durante una marcia notturna era stato spaventato dal passaggio di un fulmine. Non trascurava né i suoi sogni e neppure quelli degli altri su di lui. Nella battaglia di Filippi, sebbene a causa della sua salute cagionevole avesse deciso di non uscire dalla tenda, tuttavia uscì, avvertito dal sogno di un amico. Ciò gli giovò moltissimo e gli procurò la salvezza. Infatti, dopo aver occupato l’accampamento, i nemici trafissero e lacerarono la sua branda, pensando che fosse sdraiato lì. Egli stesso, per tutta la durata della primavera, vedeva moltissimi e terribili sogni, durante il restante tempo dell'anno più rari e meno spaventosi. A causa di una visione notturna ogni anno mendicava, in un determinato giorno, dal popolo anche una monetina, porgendo il cavo della mano per prendere l'obolo.
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Augusto e un poeta greco
Autore: sconosciuto Comprendere e tradurre
Un poeta greco era solito porgere un epigrammi onorevole all'imperatore Augusto quando questo passava per la strada. Poiché lo aveva fatto spesso, lo stesso Augusto compose un epigrammi greco e lo consegnò il poeta greco corsegli incontro, perché lo leggesse. Poiché aveva letto il componimento dell'imperatore, allora lo esaltò con le lodi più grandi affermando che nulla di più bello si sarebbe potuto mai trovare. Subito dopo fatta scivolare la mano del povero borsellino, estrasse per l'imperatore poche monete e disse che viene avrebbe offerte di più se avesse voluto altre. Allora Augusto, essendosi molto divertito per quelle parole e non essendo riuscito a trattenere il riso, chiamò a sé il povero poeta e ordinò che gli fosse offerta una grande somma di denaro.
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Augusto e Mecenate
Autore: sconosciuto nuovo comprendere e trad.
Augusto e Mecenate. pagina 152 nuovo comprendere e tradurre
inizio: Maecenas, eques romanus, ...
fine: captis amplius damnavit.
Mecenate, cavaliere Romano, fu amico di Augusto il cui animo ardente e nobile, spesso piegò oppurtunamente e astutamente al bene. Talvolta richiamò Augusto acnhe dai cattivi consigli. Una volta Augusto, sedendoin tribunale come giudice, condanno a morte molti uomini. Mecenate, conosciuta la cosa, acorse al tribunale e tentò di avicinarsi all'imperatore mainvano, essendoci un grandissimo accorrere di popolo, Perciò ordinò che gli fosse portata una tavoletta dove siìcrisse con lo stilo queste parole: "Alzati finalmente carnefice". Sigillò la tabella e fece in modo che fosse consegnata ad Augusto. Augusto quando lesse la tabella, subito cessò di amministrare la giustizia e noon condannò piiù nessuno a morte.
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Caesar, ut per se consilium caperet quid faciendum videretur, navem conscendit atque omnem classem se sequi iussit nullis nostris militibus impositis, quod, cum longius paulo discederet, munitiones nudare nolebat. Cumque ad eum locum accessissent, qui appellatur Chersonensus, aquandique causa remiges in terram euissent, non nulli ex eo numero, cum longius a navibus praedatum processissent, ab equitibus hostium sunt excepti. Ex his cognoverunt Caesarem ipsum in classe venisse nec ullos milites in navibus habere. Qua re comperta magnam sibi facultatem fortunam obtulisse bene gerendae rei crediderunt. Itaque navis omnis quas paratas habuerant ad navigandum propugnatoribus instruxerunt Caesarique redeunti cum classe occurrerunt. Qui duabus de causis eo die dimicare nolebat, quod et nullos milites in navibus habebat et post horam X diei res agebatur, nox autem allatura videbatur maiorem fiduciam illis, qui locorum notitia confidebant; sibi etiam hortandi suos auxilium defuturum, quod nulla satis idonea esset hortatio quae neque virtutem posset notare neque inertiam. Quibus de causis navis quas potuit Caesar ad terram detrahit, quem in locum illos successuros non existimabat.
traduzione n. 1
Cesare, affinché prendesse per conto suo una decisione su cosa sembrava necessario fare, scese dalla nave e ordinò che tutta la flotta lo seguisse non essendo stati imbarcati i nostri soldati, perché, scendendo un poco più lontano, non voleva sguarnire le fortificazioni. E essendo arrivati loro a quel luogo che si chiama Chersoneso, e essendo andati i rematori a terra per fare provvista di acqua, alcuni di quel numero, essendo avanzati più lontano dalle navi per saccheggiare, furono tagliati fuori dai cavalieri dei nemici. Da costoro seppero che Cesare stesso era venuto nella flotta e che non aveva nessun soldato sulle navi. Saputa la qual cosa credettero che la fortuna avesse offerto loro la grande possibilità di condurre bene a termine la cosa. Dunque armarono tutte le navi che avevano tenuto preparate per navigare con fanti da marina e vennero incontro a Cesare che tornava indietro con la flotta. Egli non voleva quel giorno combattere per due motivi, perché non aveva soldati sulle navi e la cosa s'era svolta dopo l'ora decima del giorno, ma la notte sembrava che avrebbe aggiunto una maggiore fiducia a coloro che confidavano nella conoscenza dei luoghi; a lui sarebbe mancato l'aiuto di esortare i suoi, perché non c'era nessuna esortazione abbastanza adatta che non poteva criticare il valore né l'inerzia. Per questi motivi Cesare trascina a terra le navi che poté, in quel luogo in cui non credeva che essi sarebbero entrati.
Traduzione n. 2
Per rendersi conto direttamente di quello che si doveva fare, Cesare, si imbarcò ed ordinò a tutta la flotta di seguirlo, senza far salire nessuno dei nostri soldati, poiché, dovendosi allontanare, non voleva sguarnire le fortificazioni. Giunto in quella località che chiamano Chersoneso, e avendo mandato a terra dei rematori per attingere acqua, alcuni di quel distaccamento, essendosi allontanati troppo dalle navi per fare bottino, furono catturati dalla cavalleria nemica. Da questi vennero a sapere che Cesare in persona era andato con la flotta e che non aveva truppe con sé. Ritennero che tale notizia fornisse l'opportunità di un gran colpo. E così armarono tutte le navi che avevano pronte a prendere il largo con truppe da combattimento e andarono incontro a Cesare mentre rientrava con la flotta. Questi per due ragioni quel giorno voleva evitare battaglia, perché non aveva soldati sulle navi e perché la si sarebbe impegnata dopo le ore dieci mentre gli sembrava che la notte avrebbe portato maggior confidenza agli avversari che conoscevano i luoghi; e che inoltre gli sarebbe mancato il vantaggio di incitare i suoi, poiché nessun incitamento è utile se non si può vedere il coraggio o la codardia. Per questo Cesare tirò a secco quante navi gli riuscì in una posizione nella quale riteneva che quelli non l'avrebbero inseguito.