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Antichi prodigi
Autore: sconosciuto N. Comprendere e tradurre
Cum Aulus Postumius dictator contra Manilium, ducem Tusculanorum, ad lacum Regillum pugnaret, tradunt etiam Castorem et Pollucem, geminos Iovis Ledaeque filios, visos esse pugnare inter milites Romanos.
Cum Furius Camillus dictator Veios cepit, iussit statuam Iunonis Monetae Romam transvehi. Tradunt militem quendam per iocum interrogavisse simulacrum num vellet Romam videre atque statuam respondisse: "volo"
Quando A. Postumio il dittatore combattè presso il lago Regillio contro Manlio comandante degli etruschi, si racconta che anche i gemelli Castore e Polluce, li figli di Giove e Leda, siano stati visti combattero tra i soldati romani. Dopo che Furio Camillo il dittatore prese Veio, ordinò che la statua di Giunone Moneta fosse trasportata a Roma. Si racconta che un tizio (un soldato) abbia chiesto per gioco alla statua (lett. simulacro) se volesse vedere Roma e che la statua abbia risposto: " (Si Lo) voglio".
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Xerses, bellum contra Graecos a patre Dareo coeptum renovare volens, magnum exercitum conscribebat et ingentem classem parabat. Cum Xeris consilia cognovit, Demaratus Lacedaemonius, qui apud Xerem exul erat sed tamen patriae amicus manserat, omnia in tabellis ligneis perscripsit, deinde ceram superinducens eas delevit. Postea tabellas fido servo tradidit, qui custodes eludens, e regia exiit et, tabellas secum ferens, Lacedaemonem adiit, ubi eas ephoris tradidit. Lacedaemone res diu in disceptationem quaestionemque venit, quia cives, nullum scriptum videntes, de Demarati fide dubitabant. Tandem mulier quaedam consilium scribentis detexit. Lacedaemoniorum ephori, cum ceram eroserunt, belli consilia legerunt.
Traduzione
Serse, che voleva riprendere la guerra iniziata dal padre Dario contro la Grecia, arruolava un grande esercito e un' ingente flotta. Quando conobbe il progetto di Serse, lo sparanoDemarato, il quale era come esule presso Serse ma era rimasto tuttavia amico della patria, scritto tutto su tavolette di legno, poi, spalmando la cera, lo cancellò. Poi consegnò le tavolette a un servo fidato che, sfuggendo ai custodi, uscì dalla regione e, portando con sè te tavolette, arrivò a Sparta dove le consegnò agli efori. Il fatto suscitò discussioni e problemi agli spartani poiché i cittadini, non vedendo nulla scritto, dubitavano della fedeltà di Demarato. Alla fine una donna, scoprì il progetto del mittente. Gli efori degli Spartani, quando tolsero la cera, lessero i progetti di guerra.
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Ulisse e Calipso
Versione di latino di Igino
Traduzione dal libro Nuovo comprendere e tradurre 2
Pagina 93 versione 16
U lixes, Troia in patria rediens, naufragio facto, comitibus navibusque amssis, enatavit in insulam Aeaeam. Calypsus nympha, Atlantis filia, Ulixis specie capta, per totum anno eum in insula retinuit, volens secum Ulixem in aeternum habere. Sed ille, desiderio patriae pulsus, Itacam redire cupiebat. Tum Iuppiter, deorum contione advocata, omnibus consentientibus, Ulixis dimissionem decrevit. Tum Mercurius de Olympo in insulam Aeaeam descendit atque Calypso nymphae Iovis iussum denuntiavit. Calypsus, etiamsi invita, deorum regi paruit et Ulixem omnibus necessariis rebus ornatum dimisit. Ille, rate facta, insulam reliquit et se navigationi commisti Itacam rediturus. Traduzione n. 1 Ulisse, ritornando in patria da Troia, fatto un naufragio, persi i compagni e le navi, approdò all'isola di Eea. La ninfa Calipso, figlia di Atlante, rapita dall'aspetto di Ulisse, lo trattenne per un anno nell'isola, volendo avere Ulisse con lei per sempre. Ma quello, spinto dal desiderio della patria, desiderava ritornare ad Itaca. Allora Giove, convocata un'assemblea di dei, essendo tutti d'accordo, decretò la partenza di Ulisse. Allora Mercurio sceso dall'Olimpo sull'isola di Eea ed annunciò alla ninfa Calipso l'ordine di Giove. Calipso, anche se controvoglia, ubbidì al re degli dei e lasciò Ulisse equipaggiato di tutte le cose necessarie. Quello, preparatla rotta, lasciò l'isola e si mise in viaggio con la navigazione per tornare a Itaca. traduzione n. 2
Ulisse, tornando in patria da Troia, essendo naufragato, persi i compagni e le navi, naufragò all'isola Eea. La ninfa Calipso, figlia di Atlante, presa dall'aspetto di Ulisse, lo trattenne nell'isola per un intero anno, volendo avere Ulisse con sé per sempre. Ma egli, spinto dal desiderio della patria, desiderava ritornare a Itaca. Allora Giove, convocato il concilio degli dei, essendo tutti d'accordo, decretò la liberazione di Ulisse. Allora Mercurio dall'Olimpo scese all'isola Eea e annunciò alla ninfa Calipso il volere di Giove. Calipso, seppure controvoglia, obbedì al re degli dei e congedò Ulisse fornito di tutte le cose necessarie. Egli, fatto un piano, lasciò l'isola e si mise in mare per ritornare a Itaca
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Tratta dal libro "NOVA OFFICINA" pag 338 n. 289 e dal
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Inizio: Apollo, qui etiam Phoebus appellatur, Iovis et Latonae filius fuit...
Fine: ... canibus stipata, quia venationibus praeerat.
Apollo, che era chiamato anche Febo, fu figlio di Giove e Latona e si diceva che fosse nato nell'isola di Delo con la sorella Diana. Questo era dio degli importantissimi musicisti e dei poeti per cui era anche chiamato capitano delle Muse, delle quali si diceva che ce ne erano nove. Infatti Apollo inventò la medicina e suo figlio, che era chiamato Esculapio, si diceva fosse stato il primo medico. Eccelleva ugualmente nell'arte dello scagliar frecce: presiedeva all'arte dell'indovinare, per cui vi erano molti oracoli sacri di Apollo, dei quali il più noto fu il Delfico(l'oracolo di Delfi). Lì i Greci andavano per consultare il dio, prima che intraprendessero qualcosa di importante, là portavano i doni votivi, dopo le condizioni favorevoli. Apollo era raffigurato giovane imberbe, ornato con una lunga, con un arco nella mano destra e la cetra nella mano sinistra, incoronato di solito con alloro, che era considerato la sua pianta sacra, quindi anche i poeti venivano incoronati con alloro. Diana, sorella di Apollo, era chiamata anche Luna, per cui è sempre dipinta con una mezzaluna in fronte. Era raffigurata mentre teneva in mano una freccia e un arco, circondata da cani, poiché presiedeva alla caccia.
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Agesilao e i Messen i
versione di latino dal libro nuovo comprendere e tradurre
Inizio: Agesilaus, Lacedaemoniorum rex, cum in Messeniam exercitum...
Fine: ...desperarent ac pro libertate pugnarent, fortius idcirco dimicaturos esse.
Agesilao, re degli Spartani, conducendo l'esercito in Messenia, affinché con la potenza degli Spartani respingessero i Messeni, che venivano via dall'ordine di Sparta, mandarono avanti i cavalieri per esplorare i luoghi ed esaminare le intenzioni degli abitanti. Andati ad Agesilao annunciarono che non solo gli uomini avrebbero preso le armi per la guerra ma anche donne, vecchi e servi, ai quali, se avessero combattuto valorosamente, avevano promesso la libertà. Allora Agesilao, conosciute le intenzioni dei Messeni, affinché non conducesse i suoi soldati in pericolo, si ritirò dalla regione. Sa infatti che i Messene, perdendo ogni speranza per la vita e combattendo per la libertà, combatteranno per ciò con maggior forza.
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Agesilao, re degli spartani, poiché aveva condotto l'esercito in messenia per riportare di nuovo sotto il potere degli spartani i messeni, che si erano ribellati al dominio di sparta, mandò avanti i cavalieri per esplorare i luoghi per capire gli animi degli abitanti. Loro annunciavano ad Agesilao che non solo gli uomini avrebbero impugnato le armi per la guerra, ma anche mogli, vecchi e schiavi, ai quali, se avessero combattuto valorosamente, era stat promessa la libertà. Allora Agesialo, conosciuti i progetti dei Messeni, per non mettere i suoi soldati in pericolo, si allontanò dalla regione. Infatti sapeva che i messeni, disperando per la vita e combattendo a difesa della oibertà, avrebbero perciò combattuto con maggior forza.
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