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L'esercito di Cesare
Autore: sconosciuto
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inizia con "Caesar mira prudentia magnaque..."
finisce con "...petidibus proelium committebant"
Cesare condusse la guerra gallica con mirabile pudenza e grande capacità. Attraverso gli esploratori conosceva la natura dei luoghi, munì opportunamente l'accampamento, disponeva i presidi e le stazioni, reggeva severamente la disciplina dei soldati. Nei combattimenti rafforzava con l'esempio e le parole gli animi dei soldati e quando i fanti erano stanchi per il protrarsi della battaglia, Cesare inseriva in combattimento soldati validi in loro aiuto. I soldati di Cesare mostravano grande vigore di animo, sopportavano bene le fatiche della guerra, obbedivano sempre alla volontà dei comandanti. I veterani contenevano la temerarità delle reclute, inesperti soldati, e incitavano i commilitoni nei pericoli. All'imperatore erano cari soprattutto i centurioni a causa dell'assiduità nelle fatiche e per la grande virtù nelle battaglie. Cesare, quando si avvicinava ai nemici, mandava avanti gli esploratori e i cavalieri, dopo conduceva lui stesso e le legioni armate. Quando il comandante dava il segnale, per prima contro i nemici irrompevano i cavalieri, poi gli arcieri e i frombolieri scagliavano i dardi, alla fine i fanti si contravano con i fanti dei nemici.
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Graecia clara et pulchra Mediterranei paeninsula est sed ob montuosam territorii naturam terra non admodum frugifera est; ideo agricolae praesertim oleas et vites colunt et magnam vini oleique copiam ferunt. Graeci non solum agricolae industrii sed etiam periti nautae sunt: nam et Athenis et Corintho solvunt et per Aegaeum pelagus ad isulas Cretam RhodumCyprum vel ad Adia Africaeque oras perveniunt et magna negotia cum populis Mediterranei gerunt. Graeci multos deos deasque colunt et magnopere eorum iram timet: ideo magna templa dis aedificant et copiosa dona Superis Inferisque praebent. In Graecia multae urbes sunt sed praesertim memorantur Athenaepoetarum ac philodophorum patriaet Spartap ropter suam severam disciplinam clara.
La Grecia è una bella e famosa penisola del Mediterraneo, ma per la natura montuosa non è molto fertile; perciò gli agricoltori coltivano soprattutto olivi e viti che producono una grande abbondanza di olio e vino. I greci non sono solo operosi agricoltori ma anche esperti marinai: infatti non solo salpano da Atene e Corinto ma anche attraverso il mar Egeo verso l’isola di Creta, Rodi, Cipro o giungono alle coste dell’Asia e Africa e trattano affari con i popoli del Mediterraneo. I greci onorano molti dei e dee e temono grandemente la loro ira: perciò costruiscono molti templi agli dei e offrono un’abbondanza di doni agli dei del cielo e degli inferi. In Grecia ci sono molte città, ma soprattutto sono ricordate Atene, patria dei filosofi e dei poeti, e Sparta famosa per la sua severa disciplina
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maxime digni memoria sunt Appius Claudius Caecus, qui bellum inter Romanos ac Pyrrhum regem diremit, ne populus Romanus ad externis regibus regeretur; Tiberius Gracchus, qui operam dedit ne Scipio in carcerem duceretur, dicens: "nefas est Scipionem ibi esse, ubi eius captivi alligati tenentur!". Duo Gracchi, Tiberii filii, qui in tribunatu interfecti sunt, quia agrariis legibus populi seditiones excitabant. Marcus Brutus, qui Caesarem interfecit, quod is regnum affectabat. Livius Drusus qui, cum agrarias leges promulgavisset et summus populi favorem obtinuisset, ne prossima perficeret, per insidias domi suae nacatus est. Cato Uticensis, qui bello civili cum Pompeianis pugnavit et mortem sibi conscivit ne superstes esset rei publicae servienti. Cornelius Cethegus qui, cum cognovit fratem suum cum Catilina in rem publicam coniurare, eum ad magistratum detulit ut capitis damnaretur.
Soprattutto degni di essere ricordati sono Appio Claudio Ceco, il quale interruppe la guerra tra romani e il re pirro affinchèil popolo romano non venisse portato indietro dai re stranieri; tiberio gracco, il quale fece un'opera affinché affinchè scipione non venisse condotto in carcere, dicendo: "é cosa ingiudta che scipione sia là dove vengono tenuti i suoi prigionieri incatenati!" I 2 gracchi figli di tiberio i quali vennero uccisi nel tribunato, poiché scatenavano tumulti per le leggi agrarie del popolo. Marco Bruto il quale uccise cesarepoichè egli cercava di prendere il regno. Livio Druso che, avendo promulgato le leggi agrarie e avendo ottenuto un grande favore dal popolo, affinché la promessa non fosse finita, fu ucciso nella sua casa attraverso degli agguati. Catone Uticente che combattè con i pompeiani in una guerra civile e si suicidò affinché non ci fossero superstiti a servizio dello stato. Cornelio Cetego il quale, quando seppe che suo fratello era congiurato con catilina nello stato, lo portò da un magistrato affinché fosse condannato a morte.
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Postquam immoderata libertas Atheniensium mores corrupit et licentia legum frenum solvit Pisistratus tyrannus arcem occupavit. Tum Atheniensibus tristem servitutem flentibus, non quod tyrannus crudelis esset, sed quia civibus dominationi insuetis omnes unus grave erat, Aesopus hanc fabulam narravit. Olim ranae errantes liberae in amplis paludibus magno cum clamore ab Iove petiverunt regem ut dissolutos mores vi compesceret. Pater deorum risit atque ranis dedit tigillum, quod magno strepitu in stagnum cecidit. Dum ranae, metu perterritae, in limo latent, una tacite e stagno caput protulit, lignum attente exploravit et cunctas evocavit. Ranae timorem deposuerunt et inutile tigillum omni contumelia laeserunt, postea nonnullas ad Iovem miserunt alium regem petituras. Tum horribilis hydris, qui ingentem ranarum caedem fecit, ab Iove missus est. Frusta miserae ranae per totam paludem currebant ut fuga mortem vitaret: denique furtim Mercurium ad Iovem miserunt ut infelices adiuvaret. Sed deorum rex ranarum stultitiam duris verbis castigavit: "Quia vestrum bonum ferre noluistis, nunc malum vestrum tolerate". Aesopus Athenienses ita admonuit: "Vos quoque, cives, servitutem ferte, ne malum maius vobis veniat"
POICHE’ LA LIBERTA’ IMMODERATA CORRUPPE I COSTUMI DEGLI ATENIESI E LA PIENA LIBERTA’ TOLSE IL LIMITE DELLE LEGGI, IL TIRANNO PISISTRATO OCCUPO L’ ACROPOLI. ALLORA AGLI ATENIESI LAMENTOSI PER LA TRISTE SERVITU’, NON PERCHE’ IL TIRANNO FOSSE CRUDELE MA PERCHE’ AI CITTADINI NON AVVEZZI ALLA DOMINAZIONE TUTTO IL PESO ERA GRAVE, ESOPO NARRO’ QUESTA FAVOLA. UN TEMPO LE RANE, CHE ERRAVANO LIBERE NELLE AMPIE PALUDI, CHIESERO A GIOVE UN RE PER FRENARE CON LA FORZA I COSTUMI DISSOLUTI. IL PADRE DEGLI DEI RISE E DIEDE ALLE RANE UN TRAVICELLO, CHE CADDE CON GRANDE STREPITO NELLO STAGNO. MENTRE LE RANE ATTERRITE DALLA PAURA SI NASCOSERO NEL LIMO, UNA RANA IN SILENZIO TRASSE FUORI LA TESTA DALLO STAGNO, ESPLORO’ ATTENTAMENTE IL LEGNO E CHIAMO’ TUTTI. LE RANE ABBANDONARONO IL TIMORE E COLPIRONO L’ INUTILE TRAVICELLO CON OGNI AFFRONTO. POI ALCUNE DI LORO MANDARONO A CHIEDERE A GIOVE UN ALTRO RE. ALLORA IL RE DEGLI DEI MANDO’ NELLO STAGNO UN ORRIBILE IDRA CHE FECE UN INGENTE STRAGE DI RANE. INUTILMENTE LE MISERE RANE CORREVANO PER TUTTA LA PALUDE PER EVITARE LA MORTE. ALLA FINE DI NASCOSTO MERCURIO MANDO’ A GIOVE PER RAPPACIFICARSI UN INFELICE. MA IL RE DEGLI DEI CASTIGO’ LA STOLTEZZA DELLE RANE CON DURE PAROLE : POICHE’ NON AVETE VOLUTO TOLLERARE IL VOSTRO BENE, ORA TOLLERATE IL VOSTRO MALE. ESOPO COSI’ AMMONI GLI ATENIESI : VOI, O CITTADINI SOPPORTATE ANCHE LA SCHIAVITU’, AFFINCHE’ NON COMPAIA UN MALE PIU’ GRANDE
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Tiberius Gracchus et Gaius, eius frater, bonis artibus et magna omnium spe floruerunt, quod liberalis institutio (educazione) egregiam eorum indolem informaverat. Eorum mater Cornelia, Scipionis Africani filia, mulier specie venusta praeclarique ingenii, merito (=avv. ) pueros bene institutos magnum ornamentum matrum esse censebat. Namque ferunt olim, cum matrona, quam cornelia domum suam invitaverat, ei (=a lei; le) pretiosa monilia muliebriter ostentaret, Gracchorum matrem primum sermonem diu protaxisse, deinde, cum liberi e schola rediissent et matrem et hospitam pulchre salutarent, liberos matronae exhibentem exclamavisse: "Ecce ornamenta mea!"
Tiberio Gracco e Caio, suo fratello, si distinsero per le buone qualità e per le grandi speranze di tutti perché un'aperta educazione aveva formato il loro carattere eccellente. La loro madre Cornelia, figlia di Scipione l'Africano, donna di bell'aspetto ed eccellente ingegno, dichiarava giustamente che i figli istruiti fossero il grande ornamento della madre. E infatti si racconta che una volta, quando la matrone, che Cornelia aveva invitato a casa sua, le ostentò i preziosi gioielli da donna, la madre dei Gracchi abbia protratto a lungo una discussione e poi, essendo ritornati i figli da scuola e avendo salutato splendidamente la madre e l'ospite, esibendo i figli alla matrona abbia esclamato: "Ecco i miei gioielli".
altra proposta di traduzione
I gioielli di Cornelia Tiberio Gracco e Gaio, suo fratello, eccelsero per buoni talenti e grande speranza di tutte le cose, perché l'educazione liberale aveva formato la loro indole egregia. La loro madre Cornelia, figlia di Scipione Africano, donna dal bell'aspetto e di ingegno chiarissimo, giustamente credeva che i fanciulli ben istruiti fossero grande ornamento delle madri. E infatti tramandano che un tempo, mostrandole una matrona, che Cornelia aveva invitato a casa sua, i suoi preziosi monili femminilmente, la madre di Gracco a lungo prolungò dapprima il discorso, poi, essendo tornati i figli dalla scuola e salutando con cortesia la madre e l'ospite, mostrando alla matrona i figli esclamò: "Ecco i miei gioielli"