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Titolo: dipende dal punto di vista!
Autore: da Aesopus Latinus
Versione n°11 pag 91 nuovo comprendere e tradurre vol. 3
Inizio: Pastores quidam, ut amici carissimi nuptias celebrarent…
Fine: quia nos nostras oves comedimus, non alienas!
Dei pastori, per celebrare le nozze di un carissimo amico, avevano sacrificato molte pecore dei loro greggi. Poiché avevano preso parte al banchetto un gran numero di convitati e era cresciuto il rumore della festa, un lupo uscito da una vicina foresta si avvicinò alla porta di casa per vedere cosa stava accadendo. Vedendo tante ossa di pecora che giacevano dappertutto, biasimò i pastori con queste parole: “Questa cosa è ingiusta, nessuno infatti si oppone che voi mangiate molte pecore; se anch’io prendo una pecora, voi subito con bastoni e cani setaccereste tutta la foresta per prendermi e uccidermi”. Allora uno dei pastori rispose: “Non c’è dubbio che questo sia giusto perché noi mangiamo le nostre pecore, non le altre!”
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Cum cognoveris gratiam villae meae, amoenitatem loci, litoris spatium, valde laetus eris. Ibi multi greges ovium, multa equorum boumque armenta sunt, quae (nom. ="che", "i quali") hieme de montibus descendunt atque hic (="qui") caeli tepore gaudent. Villa multis usibus capax (="comoda per...")est: atrium nec exiguum nec sordidum (est), triclinium amplum, cubicula spatiosa; porticus est egregium contra tempestates receptaculum. Mare non pretiosis piscibus abundat, soleas tamen et squillas optimas suggerit. Villa etiam mediterraneas copias (="prodotti") praestat, lac in primis (="soprattutto"), quia e pascuis huc (="qui") pecora conveniunt, cum aquam umbramque petunt.
Quando avrai esaminerai il fascino della mia villa, l'amenità del luogo, l'estenzione della spiaggia, sarai molto lieto. lì ci sono molte greggi di pecore, molte mandrie di cavalli e buoi, i quali d'inverno scendono dai monti e qui godono del tepore del cielo. la villa è comoda per molti usi: l'atrio non è piccolo ne sporco, la sala da pranzo è ampia, le stanze sono spazios, il portico è un eccellente riparo per le tempeste. il mare non abbonda di pregiati pesci, ma porta sogliole e ottimi crostacei. ùla villa fornisce anche prodotti mediterranei, soprattutto latte, poiché qui vengono le pecore dai pascoli, quando cercano acqua e ombra
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Dio mette alla prova i migliori
Autore: sconosciuto comprendere e tradurre
Quare deus foptimum queque aut mala valetudine aut luctu aut aliis incommodis afficit? Quia in castris quoque omnia periculosa fortissimis imperantur: dux milites lectissimos mittit qui nocturnis insidiis hostes adgrediantur aut explorent iter aut praesidio potiantur. Di sequuntur in bonis viris eandem rationem, quam in discipulis suis praeceptores, qui plus laboris ab iis exigunt in quibus certior spes est. Numquid tu credis invisos esse Lacedaemoniis liberos suos quorum experiuntur indolem publice verberibus caedentes? Ipsi patres illos adhortantur ut ictus flagellorum fortifer perferant. Fortuna igitur nos verberat et lacerat? Patiamur. Non est saevitia, sed certamen: deus enim dure animos magnos temptat, ut fortiores sint.
Perchè Dio affligge i migliori o con la cattiva salute o con il dolore o con le disgrazie?Poichè nell'accampamento anche tutte le cose rischiose sono ordinate ai più forti: il comandante manda i soldati eccellenti ad attaccare con un aguato notturno i nemici o esplorare il percorso o ad impadronirsi del presidio.
Gli dei seguono lo stesso metodo nei confronti degli uomini buoni che seguono gli insegnanti coi loro alunni, da loro esigono molto più lavoro, in loro la speranza è più certa.
Che forse tu credi che i loro figli fossero malvisti dagli Spartani, figli dei quali mettono alla prova il carattere colpendoli pubblicamente con frustate?
La fortuna dunque ci frusta e ci lacera?Sopportiamo. Non è crudeltà, a una gara: infatti il Dio mette alla prova duramente i grandi animi affinché siano più forti.
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Didone
versione latino e traduzione
dal libro nuovo comprendere e tradurre
Didoni, Beli Tyriorum regis filiae et Pygmalionis sorori, coniunx erat Sychaeus (=Sicheo), homo multis agris opolentus. Post patris mortem regnum occupat Pygmalion, impius et saevus tirannus, qui (nom. = che, il quale) diviquitiarum cupidus, ante deorum aras Sychaeum ense transfigit. Media nocte, dum (=mente) Dido caedis ignara quiescit, per somnum venit coniugis imago et horrendum scelus Pygmalionis detegit postea uxoris animum incitat: "Donec (=finché) domi manebis, in magno periculeris; patria igitur excede, impuim fratrem relinque; ti (=a te, ti) ostendam ignotum thesaurum, fugae auxilium". Tum Dido, clam naves parat et cum paucis cmitibus Tyrofugit. Post longam navigationem profugi in Africae litus perveniunt et urbem, quae (nom. =che, la quale) Cathago appellatur, condunt. Dido, novae urbis regina, templur Iunoni, amoris coniugalis (=coniugale) deae, in arce consecrat. Iarba (=Iarba), gentium finitmarum dux, reginam uxorem ducere vult, sed Dido cari viri memoriam servat et matrimonium recusat. Multos per annos regina quieto animo vivit, donec Aeneas, Troia profugus, Carthaginem pervenit et Dido ob amorem viri Troiani fidem(=fedeltà) erga Sychaeum prodit. Sed Aeneas deorum voluntate reginam relinquit et in Italiam classe contendit. Tum misera Dido iram et vindictam deorum invocat: "Olim (=un giorno) iniuriae ultor veniet et nepotes perfidi Troiani opprìmet, eorum copias vincet, eorum agros ferro ignique vastabit, eorum urbes expugnabit". Postea gladium sumit et sibi mortem consciscit.
Didone, figlia di Belo re dei tirii e sorella di pigmalione, aveva come marito sicheo, uomo ricco di molti capi. Dopo la morte del padre pigmalione occupa il regno, empio e crudele tiranno, il quale aido di ricchezze, davanti agli altari degli dei trafigge sicheo con la spada. a mezza notte, mentre didone ignara della strage riposa, la visione del marito le appare in sogno, le svela l'orrendo delitto di pigmalione, in seguito incita l'animo della moglie: finchè rimarrai in patria, abbandona l'ampio fratello; ti mostrerò un ignoto tesoro, un aiuto per la fuga. allora didone, di nascosto prepara le navi e fugge da tiro con pochi compagni. dopo la lunga navigazione i profughi arrivano nella costa dell'africa e fondano una città, che viene chiamata cartagine. didone, regina della nuova città, consacra nella rocca un tempio a giunone, dea dell'amore coniugale. iarba, comandante dei popoli vicini, vuole sposare la regina, ma didone corserva il ricordo del caro uomo e rifiuta il matrimonio. per molti anni la regina vive con animo felice, finchè enea, profugo da troia, giunge a cartagine e didone tradisce, a causa dell'amore dell'uomo troiano, la fedeltà nei confronti di sicheo. ma enea abbandona la regina per volontà degli dei e si dirige in fretta in italia con la flotta. allora la povera didone invoca l'ira e la vendetta degli dei: un gioro arriverà il vendicato dell'offessa e opprimerà i discendenti del perfido troiano, vincerà le loro truppe, distruggerà i loro campi, con ferro e fuoco, espugnerà le loro città. dopo prende la spada e si uccide
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Dedalo e Icaro
Autore: sconosciuto da 3 libri diversi
Il latino di base
es. 1 p. 89 del libro "iL LATINO DI BASE" -Focchini, Guidotti Bacci, Moscio-
Dedalus, clarus architectus, ... ...nam alarum cera tabescit et miser puer in pelagus precipitat.
Dedalo, famoso architetto, giunge da Atene nell'isola di Creta e qui costruisce il labirinto, domicilio del Minotauro, mostro che era figlio di Minosse, re dell'isola. Ma, quando Dedalo dasidera lasciare l'isola, Minosse nega il permesso della partenza all'architetto e chiude Dedalo e il figlio Icaro nel labirinto. Allora Dedalo, uomo astuto ed esperto, prepara la fuga: costruisce grandi ali con penne e cera e le applica alle spalle del figlio e alle sue. Infine con l'aiuto delle ali Dedalo e Icaro volano via dal labirinto. Tuttavia Icaro, ragazzo incauto, trascura il comando del padre e si avvicina troppo ai raggi del sole. Dedalo richiama inutilmente il figlio, infatti la cera si scioglie dalle ali e il povero ragazzo precipita in mare.
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versione: dedalo e icaro
autore: sconosciuto
nuovo comprendere e tradurre vol. 1
inizio: "Clarus architectus Daedalus, a Minoe rege vocatus..."
fine: "...et miser puer in pelagus praecipitat"
Il famoso architetto Dedalo, chiamato dal re Minosse, giuge all'isola di Creta con il suo figlio Icaro e lì costruisce il labirinto, casa del minotauro, il quale mostro era il figlio di Minosse. Ma quando Dedalo vuole lasciare l'isola di Creta, Minosse nega il permasso della partenza dell'architetto e chiude Dedalo e suo figlio nel labirinto. Allora Dedalo, uomo ingegnoso e esperto, prepara la fuga con suo figlio: costruisce grandi ali con penne e cera e le applica alle spalle del figlio e alle sue. Prima della fuga, il padre avvisa il figlio con severe parole: "Icaro, non volare troppo in alto, perché le ali sono di cera e i caldi raggi del sole fondono la cera!". Poi Dedalo e Icaro volano cia dal labirinto. Nel cielo Icaro agita beato le ali e dimentica il consiglio di Dedalo e si avvicina eccessivamente ai raggi del sole. Dedalo richiama inutilmente il figlio, infatti la cera delle ali si scioglie e il povero ragazzo precipita in mare.
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Nova Lexis plus
Magister in schola saepe discipulis multas et antiquas fabulas narrat. <Icaro luctuosam fabulam narrabo; vos animum adtendite et me audite. Daedalus captivus a Cretae dominio tenebatur cum Icaro filio in immenso Labyrintho; insulae dominus eum cepti et cum filio punivit, quia Ariadnae filum dederat et Theseo auxilium contra Minotaurum praeburat. Sed Icarus exilium finire optabat, at pelagi undae locum claudebant. Daedalus exclamavit: "Tyranne, tu nos in mango et misero aedificio inclusisti et per terras undasque effugium prohibuisti; sed Daedali astutia te vincet; nam, tu caelum non possides neque nos semper captivos tenebis!">>
Spesso a scuola racconta agli alunnei molte e antiche storie: oggi, alunni vi racconterò la triste storia di Icaro, voi siate attenti ed uditemi. Dedalo era tenuto in prigionia dal signore di Creta con il figlio Icaro nel labirinto, immenso. il signore dell'isola lo catturò e lo punì con il figlio, perché aveva dato un filo ad Arianna e aveva dato soccorso a Teseo contro il Minotauro. Ma Icaro voleva terminare il (suo)esilio, ma le onde del mare chiudevano il luogo. Dedalo esclamò: tiranno, tu ci hai rinchiuso in una grande e misera costruzione e ci hai proibito la via di fuga per terra e per mare, ma la furbizia di Dedalo ti vincerà, infatti tu non possiedi il cielo e non terrai noi (potrai tenerci) per sempre prigionieri.