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Esemplare fedeltà di un cane
Autore: sconosciuto
pagina 188 vol. 2 nuovo comprendere e tradurre.
inizio: "Tradunt olim in epiro"
fine: "et morte punitus est"
Tramandano che un tempo in Epiro fu trovato il corpo di un uomo ucciso per mezzo di insidie, presso il quale vi era il cane che custodiva fedelmente il padrone morto e non voleva lasciarlo. Il misero animale emetteva flebili lamenti e in nessun modo il suo dolore poteva essere colmato. Il re Pirro, avendo saputo la cosa, ordinò che il padrone fosse sepolto, che il cane fosse condotto da lui e diligentemente nutrito e curato. Ma una volta, mentre Pirro passava in rassegna l'esercito ed essendo con lui il cane, improvvisamente l'animale drizzò le orecchio ed incominciò ad abbaiare fortemente contro uno tra i soldati. Poichè il cane non cessava di abbaiare, tuttti volsero gli occhi contro il soldato, che tentò di fuggire. Preso dai dipendenti del re, il soldato interrogato da Pirro confessò il crimine e fu punito con la morte.
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Divulgato Domiti consilio milites, qui erant Corfinii, prima vesperi secessionem faciunt atque ita inter se per tribunos militum centurionesque atque honestissimos sui generis colloquuntur: obsideri se a Caesare, opera munitionesque prope esse perfectas; ducem suum Domitium, cuius spe atque fiducia permanserint, proiectis omnibus fugae consilium capere: debere se suae salutis rationem habere. Ab his primo Marsi dissentire incipiunt eamque oppidi partem, quae munitissima videretur, occupant, tantaque inter eos dissensio exsistit, ut manum conserere atque armis dimicare conentur; post paulo tamen internuntiis ultro citroque missis quae ignorabant, de L. Domiti fuga, cognoscunt. Itaque omnes uno consilio Domitium productum in publicum circumsistunt et custodiunt legatosque ex suo numero ad Caesarem mittunt: sese paratos esse portas aperire, quaeque imperaverit facere et L. Domitium vivum in eius potestati tradere.
Divulgatosi il piano di Domizio, i soldati di stanza a Corfinio alle prime luci della sera si appartano e, tramite i tribuni dei soldati, i centurioni e quelli che fra essi godevano di maggiore credito, così fra loro discutono: sono assediati da Cesare; i lavori di fortificazione sono quasi terminati; il loro capo Domizio, con il quale sono rimasti, in lui fiduciosi e pieni di speranza, li tradisce tutti e decide di fuggire; devono pensare alla loro salvezza. In un primo tempo cominciano a non essere d'accordo su queste decisioni i Marsi che s'impossessano di quella parte della città che sembra la meglio fortificata; tra di essi sorge un tale disaccordo da rischiare di venire alle mani e dirimere la contesa con le armi; ma poco tempo dopo, in seguito a uno scambio di messaggeri da entrambe le parti, vengono a conoscenza di ciò che ignoravano, il progetto di fuga di L. Domizio. Così, di comune accordo, fanno uscire allo scoperto Domizio, lo circondano, lo prendono prigioniero e mandano a Cesare ambasciatori, scelti tra di loro, per comunicargli che sono pronti ad aprirgli le porte, a eseguire i suoi ordini, a consegnare nelle sue mani L. Domizio vivo.
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Epigrafe di Fabio Massimo
Autore: sconosciuto N. compr. e trad.
NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE (volume 2)
Versione C pag. 49
Quintus Fabius Maximus, Quinti filius, dictator bis, consul quinquies, aedilis curulis, quaestor bis, tribunis militum bis, pontifex, augur (fuit). Primo consulatu Ligures subegit atque triumphum celebravit. Tertio et quarto consolatu Hannibalem coercuit eius exercitum sine intermissione subsequendo. Censor censum Romanorum civium habuit. Dictator suo magistro equitum Minucio eiusque exercitui ab hostibus profligato subvenit, quare ab exercitu pater appellatus est. Consul quintum Tarentem cepit, thriumphavit.
Quinto Fabio Massimo, figlio di Quinto, fu due volte dittatore, cinque volte console, edile curile, questore due volte, due volte tribuno militare, pontefice, auguro. Sottomise con il primo consolato i liguri e celebrò il trionfo. Con il terzo e il quarto consolato represse Annibale e il suo esercito senza interruzione seguendolo da vicino. Da censore fece il censimento dei cittadini Romani. Dittatore soccorse il suo luogotenente Minucio e il suo esercito sbaragliato dai nemici, perciò fu chiamato padre dell’esercito. Console per la quinta volta prese Taranto, trionfò.
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Diverse definizioni del piacere
Autore: sconosciuto n. comprendere e tradurre
De voluptate antiqui philosophi diversas sententias exprompserunt. Epicurus voluptatem summum bonum esse putat, Anticthenes, philosophus Socratius, summum malum esse dicit. Academici philosophi voluptatem et dolorem duo mala esse affirmant. Zeno, philosophus Stoicus, censet voluptatem esse indifferens, id est neque bonum neque malum. Critolaus Peripateticus, denique, ait et malum esse voluptatem et multa alia mala parere, id est iniurias, desidias, obliviones, ignaviam.
Gli antichi filosofi diedero diverse sentenze sul piacere. Epicuro reputa che il piacere sia il sommo bene, Antictene, filosofo socratico, afferma che è il sommo male. I filosofi accademici affermano che il piacere e il dolore sono 2 mali. Zenone, filosofo stoico, ritiene che il piacere sia indifferente, cioè che non sia né un bene né un male. Critolao Peripatetico, infine, afferma che il piacere è un male e produce molti altri mali, cioè le ingiurie, i dissidi, le dimenticanze.
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Plinio si compiace dell'amicizia del filosofo Artemidoro versione latino Plinio il Giovanetraduzione
libro Nuovo Comprendere e Tradurre vol. 4 pagina 791 Numero 2