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Siciliae primo Trinacriae nomen fuit, postea Sicania cognominata est. Haec a principio patria Cyclopum fuit, quibus exstinctis Cocalus regnum insulae occupavit. Post quem singulae civitates in tyrannorum imperium concesserunt, quorum nulla terra feracior fuit. Horum ex numero Anaxilaus iustitia cum ceterorum crudelitate certabat, et eius moderationis haud mediocrem fructum tulit; quippe decedens cum filios parvulos reliquisset tutelamque eorum Micalo, spectatae fidei servo, commisisset, tantus amor memoriae eius apud omnes fuit, ut parere servo quam deserere regis liberos mallent, principesque civitatis, obliti dignitatis suae, regni maiestatem administrari per servum paterentur.
In primis (Da Principio) il nome della Sicilia fu Trinacria, poi è stata chiamata Sicania. Questa fu in principio la patria dei Ciclopi, una volta che puesti furono scomparsi Cocalo prese il controllo dell'isola. Dopo costui le singole città caddero in mano ai Tiranni, di queste (città) nessuna terra fu più feconda. Uno di costoro, nel numero di questi Anassilao, combatteva con giustizia contro la crudeltà di tutti gli altri, ma ottenne un frutto tutt’altro che trascurabile di quella moderazione; infatti morendo avendo lasciato i figli piccolini e avendo affidato la loro tutela a Micalo, schiavo di provata fedeltà, tanto amore della sua memoria fu presso tutti, che preferirono obbedire ad uno schiavo che abbandonare i figli del re; e i maggiorenti della città, dimèntichi della loro carica, tollerarono che la maestà del regno venisse amministrata attraverso un servo.
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Deum maxime Mercurium Galli colunt. Huius sunt plurima simulacra; hunc omnium inventorem artium ferunt, hunc viarum atque itinerum ducem, hunc ad quaestus pecuniae mercaturasque vim maximam arbitrantur. Post huns, deos colunt apollinem et martem et iovem et minervam. de his eandem fere habent opinionem quam reliquae gentes: apollinem existimant morbos depellere, minervam operum atque artificiorum initia tradere, iovem imperium caelestium tenere, martem bella regere. Galli se omnes ab Dite patre prognatos praedicant idque ab druidibus proditum dicunt
Tra gli dei i Galli adorano soprattutto Mercurio Di questo vi sono molti templi: credono questi inventore di tutte le arti, guida delle strade e dei percorsi, e ritengono questo autorità suprema delle questioni di soldi, di commercio e delle più importanti Dopo questo adorano gli Dei Apollo e Marte e Giove e Minerva Di questi hanno quasi la stessa opinione che le altre popolazioni: ritengono che Apollo debelli le malattie, che minerva tramandi i fondamenti delle opere e delle arti, che giove governi il potere dei Celesti, che Marte governi le guerre I Galli affermano di essere tutti discendenti del padre Dite e dicono che ciò sia tramandato dai Druidi.
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Ti. Sempronius Gracchus tribunus plebis legem tulit adversus voluntatem senatus et equetris ordinis, ne quis plus quam mille iugera agri publici possideret; sed in tantum furorem evasit ut se et Gracchum fratrem et Appium Claudium socerum triumviros ad agros dividendos crearet. Promulgavit et aliam agrariam, ut ager publicus latior fieret. Deinde ostendit se legem laturum esse, ut regis Attali pecunia plebi divideretur: nam heredem populum Romanum reliquerat Attalus rex Pergami. Tot indignitatibus senatus graviter commotus est. Quare, cum iterum tribunus plebis Gracchus fieri vellet, in Capitolio ab optimatibus occisus est, iuctus primum fragmentis subselli et inter alios qui in eadem seditione occisi erant, insepultus in flumen proiectus.
Sempronio Gracco tribuno della plebe portò una legge contro il volere del senato e l'ordine equestre, perché qualcuno non possedesse più di mille iugeri di agro pubblico, ma cadde in tanto furore da nominare lui stesso e il fratello Gracco e il suocero Appio Claudio triumviri per dividere i campi. Promulgò un'altra legge agraria, affinché il campo pubblico diventasse più esteso. Poi mostrò che avrebbe portato la legge affinché il denaro del re Attalo fosse diviso alla plebe: infatti Attalo re di Pergamo aveva lasciato il popolo romano come erede. Ciò mosse una grande indignazione del senato. Per questa ragione, volendo di nuovo Gracco diventare tribuno della plebe, venne ucciso dagli ottimati in senato, colpito per primo dal frammento di un (subselli) e tra quelli che vennero uccisi in quella ribellione, fu seppellito gettato nel fiume
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La leggenda di Arione
Autore: sconosciuto
da Cotidie legere / le ragioni del latino
inizio: arion clarissimus poeta et cantor fuit...
Arione fu nobilissimo poeta e cantore, che visse per molti anni a Corinto presso il tiranno Periandro. Poichè tuttavia aveva preso la decisione di far ritorno nella (sott. sua) patria a Methymna, e dopo esser già salito su di una nave, il tiranno, che era stato divertito per tanti anni dalle poesie del poeta, lo colmò di doni e ricchezze. Dopo aver veduto queste (sottinteso ricchezze) i marinai di quella nave, che andava per mare in patria, spinti dalla bramosia congiurarono contro la sua vita per rubare le ricchezze che Periandro gli aveva donato. Dopo aver visto che quelli procedevano armati contro di lui, Arione pregò che gli fosse possibile cantare (sottinteso un'ultima volta) prima di morire. Dopo che quelli acconsentirono e dopo che Arione ebbe cantato soavemente, si gettò subito in mare
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Amicitia praemium et solacium humanae vitae est. nihil est, cum in secundis, tum in adversis rebus, homini dulcius, nihil utilius amicitia. Verus amicus est enim vitae socius et particeps. Si ortus pulcherrimi pueri, si nuptiae dilectissimae filiae, si salus optimi filii domum laetificavit, amicus adveniet et suo gaudio gaudium tuum augebit; sic tristis ac sollicitus es, amicus maxime te corroborabit, auxilium consiliumque maiore etiam cura praebebit. Nec minus utilis est amicitia in necessitatibus: nam si inopia rerum laboramus, amici rem familiarem praebent ingentissimosque sumptus sustinent; si hostes insidias parant, amicis nos animose alacriterque defendut. Amicitia est igitur res omnium praestantissima: nemo benevolentior, nemo iucundior, nemo utilior fideli amico est
L'amicizia è un premio e un conforto della vita umana. Non vi è nulla, sia nella fortuna, che nella sfortuna, di più dolce all'uomo, niente di più utile dell'amicizia. Il vero amico è infatti compagno e partecipe della vita. Se alla nascita di un bel figlio, alle nozze dell'amatissima figlia, se la salute del miglior figlio rende lieta la casa, l'amico verrà e aumenterà con la sua gioia la tua gioia; così se sei triste e pensieroso, l'amico ti conforterà, ti offrirà con cura maggiore aiuto e conforto. Nè meno utile è l'amicizia nelle necessità: infatti se siamo affaticati dalla povertà, gli amici offriranno il patrimonio familiare e sosterranno pesantissime spese, se i nemici preparano insidie, gli amici ci difenderanno animosamente e alacremente. L'amicizia è dunque la più prestante di tutte le cose: nessuno di più benevolente, di più piacevole, di più utile vi è dell'amico fedele.
Il valore dell'amicizia dal libro VERBA NOSTRA
Il valore dell'amicizia dal libro QUAE MANENT
Il valore dell'amicizia dal libro MONITOR