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Vivere ita debemus ut irritamenta vitiorum fugiamus: indurandus est animus et a blandi mentis voluptatum procul abstrahendus. Hannibal, qui Romam oppugnaturus erat, Capuae aliquamdm moratus est: ille vir, qui armis semper vicit, vitiis victus est; Carthaginiensium exercitum, quem neque nives neque Alpes debilitaverant, otia Campaniae enervaverunt. Nobis quoque militandum est: debellandae sunt voluptates, quae saepe etiam homines austeros fregerunt. Voluptates non sunt solidae, non sunt fideles: sola virtus praebet gaudium perpetuum, securum.
Dobbiamo vivere così da fuggire gli stimoli dei vizi: bisogna fortificare l'animo e tenerlo lontano dalle lusinghe delle passioni. Annibale, che stava per assediare Roma, dimorò per un certo tempo a Capua: quell'uomo che vinse sempre con le armi fu vinto dai vizi; l'esercito cartaginese che non indebolirono né le nevi né le Alpi, debilitarono gli ozi della Campania. Anche noi dobbiamo cobattere. sono da vincere le passioni, che spesso hanno piegato anche uomini austeri. Le passioni non sono solide, non sono fedeli; solo la virtù offre gioia perpetua, sicura.
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Inizio: C. Hostilius Mancinus consul cum Numantinis pacem fecit infamen, quam populus et senatus infregit; senatus autem ipsum Mancinum hostibus tradidit, ut in illo, quem ...
Il console Ostilio Mancino strinse una pace infamante con i numantini che il popolo e il senato infranse, il senato tuttavia consegnò lo stesso Mancino ai nemici, affinché in quello, che avevano l'autore del patto, vendicassero l'offesa sciolti dal patto. Dopo tanta infamia, con cui l'esercito romano per due volte venne sconfitto dai numantini, il console Scipione l'Africano fu (cactus) e mandato in Numanzia. Egli, per primo, corresse senza alcuna severità il soldato vizioso e ignavo più con (cerca esercendo) quanto con il (pungendo), allora prese molte città della spagna, altre le spinse alla resa, alla fine prese in fiducia la stessa Numanza, a lungo assediata, e la restante provincia.
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Fuisse quendam ferunt Demaratum Corinthium et honore et auctoritate et fortunis facile civitatis suae principem; qui cum Corinthiorum tyrannum Cypselum ferre non potuisset, fugisse cum magna pecunia dicitur ac se contulisse Tarquinios, in urbem Etruriae florentissimam. Cumque audiret dominationem Cypseli confirmari, defugit patriam vir liber ac fortis et adscitus est civis a Tarquiniensibus atque in ea civitate domicilium et sedes collocavit. Ubi cum de matre familias Tarquiniensi duo filios procreavisset, omnibus eos artibus ad Graecorum disciplinam erudivit.
A quanto raccontano (si dice) che ci fu un un certo Demarato di Corinto, personalità principe della sua città in quanto ad onore, autorità ed averi che non avendo potuto sopportare il tiranno di Corinto Cipselo fuggì, a quanto si racconta con buona parte del suo denaro, per rifugiarsi a Tarquinia, città molto fiorente dell'Etruria. Quando venne a sapere che la tirannia di Cipselo si era consolidata, (Demarato sottinteso)uomo libero e forte rifuggì patria e acquisì cittadinanza di Tarquinio e collocò il suo domicilo e la sua sede presso quella cittadinanza. Qui dopo aver avuto due figli da una donna di Tarquinia - li istruì in tutte le arti, secondo la disciplina dei Greci.
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Anno quarto decimo posteaquam in Italiam Hannibal venerat, Scipio, qui multa bene in Hispania egerat, consul est factus et in Africam missus. Cui viro divinum quiddam inesse existimabatur, adeo ut putaretur etiam cum numinibus habere sermonem. Is in Africa contra Hannonem, ducem Afrorum, pugnat; exercitum eius interficit. Secundo proelio castra capit cum quattuor milibus et quingentis militibus, XI milibus occisis. Syphacem, Numidiae regem, qui se Afris coniunxerat, capit et castra eius invadit. Syphas cum nobilissimis Numidis et infinitis spoliis Romam a Scipione mittitur. Qua re audita omnis fere Italia Hannibalem deserit. Ipse a Carthaginiensibus redire in Africam iubetur, quam Scipio vastabat.
Nel 14esimo anno dopo che Annibale era giunto in Italia, Scipione - che aveva compiuto molte (imprese) buone in Spagna - fu fatto console ed inviato in Africa. Si credeva che in quell'uomo albergasse un qualcosa di divino, a tal punto che si credeva che addirittura avesse un "filo diretto" con gli déi. Costui combatte (presente storico-narrativo), come molti di quelli che seguono in Africa contro Annone, condottiero degli Afri, e ne sbaraglia l'esercito. In un secondo scontro, espugna l'accampamento, (prendendo in ostaggio) 4500 soldati, uccidendone 11mila. Fa prigioniero Siface, re della Numidia, che si era alleato con gli Afri, e ne invade l'accampamento. Siface - insieme con personaggi numidi di spicco ed un inestimabile bottino di guerra - viene fatto pervenire da Scipione a Roma. Venuto a conoscenza di ciò, quasi tutta l'Italia abbandona Annibale e lo stesso riceve l'ordine, dai Cartaginesi, di tornare in Africa, che (in quel frattempo) Scipione devastava
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inizio: habebat cimon satis eloquentiae, summam liberalitatem, magnam prudentiam et iuris civilis et rei militaris
fine: atheniensium imperium propagavit
Cimone aveva abbastanza eloquenza, molta liberalità, molta esperienza nel diritto civile e nell'arte militare: perché aveva vissuto col padre da bambino nell'esercito. perciò tenne nel suo dominio il popolo della città e presso l esercito ebbe massimo prestigio. all'inizio della guerra, presso il fiume Strimone mise in fuga una grande truppa tracia; finita la guerra, fondò la città di Amfipoli. dopo, presso micale, catturo una flotta di 200 navi dei ciprioti e dei fenici e nello stesso giorno si servi della stessa fortuna sulla terra, immediatamente fece uscire dalla sua flotta le truppe e con massima forza sconfisser i barbrari. portata a tyermine questa vittoria si impadroni di un grande tesoro e propagò l impero ateniese