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Leaena et lupa, venationis sociae, dum in silva ambulant, cervam in lacunae ripa vident. Placida bestia, insidiarum ignara, herbam carpit et limpidam aquam potat. Tum praedae cupidîtas (nom. , = la brama) ferarum infïdam naturam excîtat et invidiae discordiaeque causa est. Nam leaena magna cum impudentia exclamat: «Totam praedam vindico, quia beluarum regina sum», sed lupa minaciter respondet: «Avida socia, superbiam tuam non timeo: cerva praeda mea est». Dum beluae, iracundia motae asperam pugnam inchôant, cerva fuga periculum vitat et vitam servat. Interim ursa appropinquat, rixam sedat et stolidas beluas monet: «Stultitia vestra, amicae meae, magna est: non solum cerva iam salva est, sed vos plenae plagarum estis!».
Una leonessa ed una lupa, compagne di caccia, mentre camminano in un bosco, scorgono una cerva sulla sponda di uno stagno. Il tranquillo animale, inconsapevole del tranello, bruca l'erba e beve l'acqua limpida. A quel punto, la preda risveglia l'indole sleale degli animali feroci, ed è causa di invidia e di discordia. Infatti, la leonessa esclama con grande sfacciataggine: "Io rivendico la preda intera, infatti io sono la regina delle fiere". Ma la lupa risponde minacciosamente: O compagna ingorda, io non temo la tua arroganza: la cerva è la mia preda. Mentre le belve, spinte dall'ira, incominciano un'aspra lotta, la cerva, con la fuga, evita il pericolo, e si salva la vita. Frattanto si avvicina un'orsa, placa la zuffa, e rimprovera le belve sciocche: O mie amiche, la vostra sciocchezza è grande: non soltanto la cerva ormai è salva, ma voi siete piene di ferite!
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Olim aestate garrula cicada in frondosa silva suaviter canit, laboriosa formica contra alacriter cursat, assidue laborat et mira .... Sed formica sic respondet: «Antea canebas (= cantavi), nunc salta».
Un giorno d'estate una cicala canterina canta in un bosco frondoso, invece una formica laboriosa corre alacremente per i campi, lavora assiduamente e trasportava e ammucchiava con straordinaria solerzia una grande quantità di cibi. La cicala al contrario non solo conduce una vita oziosa e senza preoccupazioni, ma critica anche la diligenza della formica così: "Sciocca formica, perché consumi la vita nei lavori? Io invece conduco una vita oziosa e diletto i contadini". La diligente formica non si cura della sfrontatezza della cicala e continua il suo lavoro. Quando in seguito le burrasche sconvolgono l'intero bosco, le piante si seccano e arriva l'inverno, la previdente formica, per la precedente diligenza, vive tranquilla e lieta nella tana, la cicala invece non ha cibo e implora così la formica: "Amica mia, concedi poche briciole alla cicala affamata!". Ma la formica risponde: "Prima cantavi, ora balla"
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Romani magna cum cura hortos colunt. Galba in via Aurelia hortos habet; in Pincio horti Sallustiani sunt; ...
I Romani coltivano i giardini con grande cura. Galba ha giardini sulla via Aurelia; Sul Pincio ci sono i giardini Sallustiani; Columella ricorda i vasti giardini di Ortensio, Svetonio loda quelli di Mecenate. Giulio Cesare dove Cleopatra dimorò abbellisce giardini splendidi e sontuosi con statue antiche, dipinti, vasche di marmo per pesci e padiglioni ombrosi. I giardini hanno (dativo di possesso) un aspetto fatto con arte. Nel parco c’è una grande abbondanza di tigli, lauri, cipressi, platani; nel frutteto verdeggiano peri, meli, fichi, ciliegi e mandorli: nel vivaio custodiscono aquile, galline, capre, elefanti, cervi ed orsi vivi; nel roseto ci sono i fiori delle rose, nell’aiuola delle viole ci sono i fiori delle viole. L’acqua corrente delle fontanelle irriga le erbe, e cibo delicato nutre le murene nelle vasche per i pesci.
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Ut antiqui poetae narrant, primi Latii incolae Fauni et Nymphae, silvarum dii deaeque, erant et rustici viri, e duris truncis nati... vovum domicilium imperii, condit
Come narrano i poeti antichi, i primi abitanti del Lazio erano i Fauni e le Ninfe dei e dee delle foreste e uomini rustici nati da duri tronchi. In seguito il Dio Saturno scacciato dall'Olimpo arriva nel Lazio, raggruppa gli indigeni dispersi per le montagne, insegna (loro) ad arare la terra con l'aratro, a seminare i frumenti e gli orzi, a coltivare la vite: così la selvaggia vita è mitigata dall'ingegnosità e dall'operatività e gli animi dei selvaggi uomini sono rinvigoriti dall'applicazione costante dell'agricoltura. Dopo Saturno, Fauno e Latino, il figlio di Fauno, ottiene tutto il regno del Lazio. Mentre regna Latino, Enea grande eroe troiano, valoroso in guerra, oltremodo devoto verso gli dei, fuggiasco dalla patria a causa dell'incendio di Troia con piccoli gruppi di Troiani e il figlio Iulo arriva alle coste latine, vince Latino e i suoi alleati in guerra. In seguito stringe amicizia con Latino e sposa sua figlia, fondavla città di Lavinio e con grande concordia governa i Troiani ed i Latini. Infine Iulo lascia Lavinio e fonda Alba Longa, nuova sede dell'impero.
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Egredere aliquando ex Urbe, Catilina: patent portae; proficiscere. Educ tecum etiam omnes tuos; purga urbem. ....Ad hanc te amentiam natura peperit et fortuna servavit: quare proficiscere ad bellum impium atque nefarium.
Catilina, esci una buona volta dalla città, le porte sono aperte; parti. Porta con te anche tutti i tuoi (compari); purifica la città. Non puoi più a lungo rivoltarti contro di noi: non lo sopporterò, non lo tollererò, non lo permetterò. Ora infatti attacchi apertamente tutto lo Stato; perciò farò quello che è più utile per la salvezza comune. Infatti se ordinerò che tu venga ucciso, rimarrà nello Stato un restante manipolo di cospiratori. Se tu te ne andrai via, si allontanerà con te la banda infida dei tuoi compari. Esci dalla città, libera lo Stato dalla paura, vattene in esilio. Che cosa c'è, Catilina? Vedi il silenzio dei senatori? Tollerano, tacciono. Ma mentre soffrono, decidono; quando fanno silenzio, protestano. Per questo, come ho già spesso detto, parti, allontanati con questo sfrontato manipolo di scellerati, inorgoglisciti del turpe latrocinio. Andrai una buona volta dove già da tempo questa tua sfrenata ingordigia ti trascinava. E questa cosa non ti procura dolore, ma un incredibile piacere. Per questa dissennatezza ti ha creato la natura, ti ha esercitato la volontà, ti ha aiutato la fortuna; tu non hai mai desiderato la pace: perciò vattene verso una guerra empia e infame.