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Neptunus, Saturni et Rheae filius, Oceani deus est et ventis atque procellis cum nymphis imperat. ...
Nettuno, figlio di Saturno e Rea, è il dio delle dell'oceano e delle acque e domina con le ninfe i venti e le tempeste. Il veicolo di Nettuno è una grande conchiglia; i cavalli marini trainano la conchiglia per le onde e così il dio attraversa l'immenso mare. Le criniere dei cavalli sono azzurre, gli occhi sono fieri, gli zoccoli del colore rossiccio del bronzo. Il dio impartisce gli ordini non con lo scettro ma con il tridente: quando scuote il tridente, si placano le tempeste e le onde sono tranquille. Talvolta Nettuno viene anche sulla terra, dove i marinai invocano con doni e sacrifici la benevolenza del dio perché la vita del mare è continuamente in grande pericolo. I romani costruiscono per Nettuno piccoli templi, immolano tori e vitelli e pregano così dinanzi alle immagini del dio: "Nettuno, figlio di Saturno e Rea, guida i venti, placa le onde, allontana le tempeste, aiuta i marinai e salvaguardali durante i pericoli". E così i marinai salpano favorevolmente il naviglio ed approdano felicemente.
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Puer agnos caprosque in agris pascit; contumeliosus est et multis molestiis bestias vexat: saepe enim lapillis et virgis eas verberat. Olim viri peregrini in agros perveniunt, qui de recta via ad oppidum puêrum interrogant; sed puer comtumeliosus peregrinis falsam viam indicat. Viri multas horas per loca frustraet diu errant; postremo defessi atque irae pleni ad puêrum revertunt. Tum is, suo ludo contentus, cachinnat sed peregrini puêrum acriter compellant, deinde virgis diu verberant. Puer flet et veniam petit, agni autem caprique exsultant propter pueris poenam.
Un fanciullo pascola nei campi agnelli e capri; non è solo oltraggioso, ma per giunta tormenta gli animali con molti dispetti: spesso infatti li colpisce con sassi e bastoni. Un giorno, arrivano nei campi degli uomini forestieri, e interrogano il ragazzo in merito alla via corretta verso la città; ma il ragazzo dispettoso indica ai forestieri la strada errata. Gli uomini vagano per molte ore invano: alla fine, spossati e adirati, ritornano al ragazzo. A questo punto, egli, soddisfatto del proprio scherzo, ridacchia, ma i forestieri rimproverano aspramente il ragazzo, e poi lo percuotono a lungo con dei bastoni di legno. Il ragazzo piange e chiede perdono, gli agnelli e i capri, invece, esultano per la punizione del ragazzo.
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Viri callidi, cum in magno periculo sunt, animos suos confirmant ..et stultitiam suam frustra deplorat.
Gli uomini astuti, quando sono in grande pericolo, incoraggiano i propri animi e trovano una scappatoia, talvolta a scapito degli stolti, come insegna la novella sulla volpe e il caprone di Fedro. Un giorno una piccola volpe, mentre vaga nel campo, per l'imprudenza cade in un profondo pozzo. Tenta con grande ardore di salire alla sommità, ma non poteva uscire in nessun modo. Un caprone assetato giunse al pozzo, vede la piccola volpe e chiede: "E' buona l'acqua?". Subito l'astuta volpe prepara l'inganno e astutamente risponde: "Scendi, amico, e placa la tua sete; l'acqua infatti non è solo fredda e limpida, ma anche abbondante". Lo stolto caprone non capisce l'inganno della furba volpe e scende incautamente nel buco ignaro del pericolo. Allora la volpe sale sulla sua schiena ed esce dal pozzo. Il misero caprone rimane solo nel posto umido e scuro e deplora la sua stupidità invano.
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Dura et laboriosa in agris agricolarum vita est. Agricolae enim ab aurora laborant, industriam ac diligentiam adhibent, patientiam et constantiam exercent: glebas scindunt, plantas serunt, adunca falcula spicas secant. Etiam feminae dant operam: aquam hauriunt ac mensas parant, lanam texunt purpuräque tingunt. Puellae a pueritia agnas pascunt et bacas carpunt. Agricolae cum filiis et filiabus in parvis casis habitant, et agricolarum filiae statuas ligneas dearum sertis spiceis magnä cum laetitia coronant. Cum est vespera, agricolarum opera cessat; post cenam agricolae et finitimarum villarum accolae apud flammam sedent: pulchrae fabulae narrantur et facetiis vitae curae levantur. Interea dominae cum ancillis tractant albam lanam agnarum et tunicas filiabus parant. Iam tenebrae adventant et obscurant silvam, sed in villa grata est vigilia.
La vita degli agricoltori nei campi è dura e laboriosa. Gli agricoltori infatti lavorano dall'aurora, applicano l'attenzione e e l'operosità, esercitano la pazienza e la costanza: dividono le zolle, seminano le piante, tagliano le spighe con la piccola falce appuntita. Anche le donne si danno da fare: attingono l'acqua e preparano le mense, intrecciano la lana e la intingono nella porpora. Le fanciulle fin dalla fanciullezza pascolano le agnelle e raccolgono le bacche. Gli agricoltori abitano con i figli e le figlie in piccole capanne, e le figlie degli agricoltori coronano le statue di legno delle dee con spighe intrecciate. Quando sopraggiunge la sera, termina l'opera degli agricoltori; dopo cena gli agricoltori e li abitanti delle ville vicine siedono presso il fuoco: vengono narrate favole meravigliose e vengono alleviate le preoccupazioni della vita con facezie. Inoltre le padrone con le ancelle lavorano la bianca lana delle agnelle e preparano le tuniche per le figlie. Sopraggiungono subito le tenebre ed oscurano il bosco, ma la veglia è gradevole nella villa.
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Multae sunt deae Italiae. Italiae incolae magna cum reverentia Minervam, Dianam, Vestam, Iunonem colunt.... Romanae matronae Iunonem invocant, cum filiae nubunt et pariunt.
L'Italia ha molte dee [ puoi tradurre come un dativo di possesso oppure anche le dee dell'Italia sono molte]. Gli abitanti dell'Italia venerano con grande riverenza Minerva, Diana, Vesta e Giunone. Minerva figlia di Giove è la dea della sapienza e Atena è una protettrice. Molti sono gli altari e le statue dedicate a Minerva. La dea ha un'asta ed una ed un'elmo perché è la protettrice delle battaglie. Dina figlia di Latona è la dea della caccia e delle fiere. Trascorre la vita con le Ninfe in tenebrose foreste, porta la faetra piena di frecce, scaglia frecce e uccide le belve. Vesta è la protettrice della vita domestica. La fiamma perpetua è a lei sacra. Vesta ha la protezione della virtù delle fanciulle. Giunone, viene considerata dalle fanciulle Romane la regina delle dee, la protettrice delle donne. Le matrone romane invocano Giunone, quando le figlie si sposano e partoriscono.