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Dareus, rex Persarum, castra ad Euphratem movere statuit. Patrio more Persarum exercitus post ortum solis procedebat. ...distinguebant iugum gemmae fulgentes; in iugo eminebant duo aurea simulacra
Dario, re dei persiani, decise di spostare l'accampamento al (fiume) Eufrate. Secondo l'usanza patria l'esercito dei persiani marciava dopo il tramonto. Nella truppa del re si trovavano giovani di stirpe nobile e di grande eroismo nella guerra, che venivano chiamati immortali. Il culto della ricchezza barbara onorava (i giovani detti) immortali oltre gli altri persiani. Infatti indossavano collane d' oro, abiti ricamati d' oro e tuniche con lunghe maniche ornate di gemme. Dopo gli immortali marciava la moltitudine di soldati, ragguardevole più che per il lusso per la conoscenza di armi. Inoltre il culto del re indicava la lussuria: al centro della tunica purpurea vi era una fascia bianca, una sopravveste distinta di oro, pendeva la spada persiana detta scimitarra: la custodia della scimitarra era di gemme. Veniva chiamato con il nome persiano "acinaces" il fodero dell'"acinaces" era composto da gemme I persiani chiamavano "cidarim" il segnale della testa dei re, la fascia azzurra, distinta di bianco, circondava la "cidarim". Il re era trasportato da un carro, decoravano i lati del carro i simulacri degli dei d' oro e d'argento, distinguevano il carro le splendide gemme, (e) sul carro spiccavano due statue d'oro.
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Deianira, Oinei filia, Herculis uxor, cum vidit Iolen virginem captivam eximiae formae esse adductam, ...
Deianira, figlia di Oneo, moglie di Ercole, vedendo che portava con sè come prigioniera Iole dalla straordinaria bellezza, temette di essere privata del marito. Quindi memore degli insegnamenti di Nesso, mandò un servo, di nome Lica, a portare ad Ercole ua veste tinta del sangue del centauro. Quindi poco dopo che era caduto per terra cominciò a bruciare; quando Deianira vide ciò, capì che le cose erano diverse da quanto Nesso aveva detto: perciò mandò qualcuno a richiamare colui al quale aveva dato la veste. Ma Ercole l'aveva già indossata e subito cominciò a bruciare. E questo essendosi gettato nel fiume per spegnere la fiamma, il fuoco diventava più grande. Allora Ercole scagliò in mare Lica, che gli aveva portato la veste dopo averlo fatto roteare, e nel luogo in cui questo cadde nacque uno scoglio che è chiamato Lica. Si dice allora che Filottete, figlio di Peonte, costruì una pira per Ercole sul monte Erco e che quello vi abbia conseguito l'immortalità. Per questo beneficio Ercole donò l'arco e le freccie a Filottete. Inoltre Deianira, per il fatto di Ercole, si uccise.
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Syracusis anicula deos cotidie obsecrabat ut Dionysius, crudelissimus urbis tyrannus, incolumis semper esset diu que viveret. Cum Dionysius rem cognovisset, aniculam arcessivit precumque causam quaesivit. Mulier admodum libere respondit. «Olim Syracusis iniquus tyrannus imperabat; cum ille (=quello) e vita excessisset, ferocior tyrannus Syracusarum arcem occupavit, et ideo vehementer cupiebam ut etiam eius dominatus quam brevissimus esset; sed postea habuimus te (=te), omnium tyrannorum crudelissimum. Ita deos pro tua salute obsecro, ne post mortem tuam tyrannus etiam peior nobis (= a noi) contingat». Tam facetam libertatem Dionysius non punivit atque aniculam dimisit.
Traduzione
A siracusa una vecchietta supplicava ogni giorno gli dei che dionigi, il più crudele tiranno della città, fosse sempre sano e vivesse a lungo. dionigi, conosciuta la nuova cosa, ordinò che la donna fosse condotta alla reggia e le chiese il motivo delle (sue) preghiere. la vecchietta rispose alquanto apertamente: "una volta a Siracusa detenevo il potere un tiranno ingiusto; dopo che morì, un tiranno più cattivo occupò la rocca della città, e perciò desideravo veementemente che la sua tirannia fosse assai breve. Ma dopo ebbimo te, il più severo e violento tra tutti i tiranni. Così supplico gli dei per la tua salvezza, affinché dopo la tua morte non tocchi alla cittadinanza un tiranno anche peggiore. " Allora Dionigi non voleva punire la risposta libera e spiritosa e mandò via la vecchietta incolume
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His constitutis rebus, cum tempestas idonea ad navigationem esset, tertia fere vigilia Caesar naves solcit equitibusque imperavit ut in ulteriorem portum procederent et naves conscenderent et secum venirent. Ipse hora diei circiter quarta cum primis navibus britanniam attigit atque ibi in omnibus collibus espositas hostium copias armatas conspexit. Loci natura talis erat ut ex locis superarioribus in litus hostes telum adigi posset. hunc ad egressum e navi locum non idoneum putans, dum reliquae naves eo (=là) convenirent, usque ad horam nonam in ancoris exspectavit. Interim legatis tribunisque militium convocatis, mandata exsposuit monuitque ut ad nutum et ad tempus omnes res ab iis administrarentur. Deinde, his dimissis, et ventum et aestum uno tempore secundum obtinuit; itaque, cum signum dedisset et ancoras sustulisset, circiter milia passum septem ab eo loco progressus (=avendo percorso), aperto ac plano litore nave constituit.
Fissate queste operazioni, poiché il tempo era adatto alla navigazione, circa alla terza veglia Cesare salpò e ordinò ai cavalieri di procedere verso il porto seguente, di imbarcarsi e di andare con lui. Egli in persona, circa alla quarta ora, approdò in Britannia con le prime navi e lì notò le truppe armate dei nemici messe in mostra su tutte le alture. La natura del luogo era tale che dai luoghi più alti si poteva scagliare con successo sulla spiaggia una freccia. Non ritenendo questo luogo adatto allo sbarco dalla nave, attese all'ancora fino all'ora nona, finchè le rimanenti navi non si fossero radunate lì. Nel frattempo, convocati i luogotenenti e i tribuni militari, rese noti gli incarichi e avvertì che tutte le operazioni fossero dirette da loro al primo cenno e al momento opportuno. Poi, congedatili, ottenne sia vento che marea favorevoli in un sol istante; così, dopo aver dato il segnale e aver sollevato le ancore, avendo percorso da quel luogo circa sette miglia, dispose le navi su un litorale aperto e piano.
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FIERO DISCORSO DI UN COMANDANTE DEI GALLI
VERSIONE LATINO Cesare
Traduzione dal libro la versione latina nel biennio
Critognatus summo in Arvernis ortus loco et magnae habitus auctoritatis Nolite - inquit - hoc vestro auxilio expollare qui vestrae salutis ...
Testo orginale della versione