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Hectore sepulto, cum Achilles circa moenia Troianorum vagaretur, ac diceret se solum Troiam expugnasse, Apollo iratus, Alexandrum Parin se simulans, talum, quem mortalem habuisse dicitur, sagitta percussit et occidit. Achille occiso ac sepulturae tradito, Aiax Telamonius, quod frater patruelis eius fuit, postulavit a Danais, ut arma sibi Achillis darent: quae ira Minervae, ei abiurgata sunt ab Agamemnone et Menelao, et Ulixi data. Aiax, furia accepta, per insaniam pecora sua et se ipsum vulneratum occidit eo gladio, quem ab Hectore muneri accepit, dum cum eo in acie contendit.
Sepolto Ettore, Achille vagava intorno alle mura dei Troiani e diceva che da solo, aveva espugnato Troia il dio Apollo, adirato per quel che era successo, simulando (di essere) Alessandro Paride con una freccia trafisse il suo tallone che si diceva fosse vulnerabile e lo uccise. Dopo la morte di Achille e dopo avergli dato una degna sepoltura, Aiace Telamonio, poiché era fratello del padre, chiese ai Greci di assegnargli le armi di Achille: a causa dell’ira di Minerva, Agamennone e Menelao gliele negarono e le diedero invece ad Ulisse. Aiace era così preso dalla furia che uccise tutte le sue pecore e si suicidò con la sua spada, avuta da Ettore, quando duellò con lui.
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Amittit merito proprium qui alienum adpetit. Canis, per flumen carnem cum ferret, natans lympharum in speculo vidit simulacrum suum, aliamque praedam ab altero ferri putans eripere voluit: verum decepta aviditas et quem tenebat ore dimisit cibum, nec quem petebat adeo potuit tangere.
Traduzione
Chi prentende l'altrui giustamente perde il suo. Mentre il cane nuotava lungo il fiume con la preda fra i denti, nello specchio delle acque chaire vide la sua immagine; pensò che fosse un altro cane e un?altra preda e tentò di prenderla d'un morso: ma fu tradita quell'avidità, il cibo che teneva lo perdette e quello a cui tendeva non lo ebbe.
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Ificrate dal libro la versione latina nel biennio
Iphicrates Atheniensis non modo magnitudine rerum gestarum sed etiam ...
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Testo latino Haec propter quae litigamus, discurrimus, anhelamus, quam humilia et abiecta sunt!circa pecuniamo plurimum vociferationis est: haec patres liberosque committit, venena miscet gladios vel percussoribus vel legionibus tradit; propter hanc uxorum maritorumque noctes strepunt litibus et tribunalia magistratuum premit turba, reges saevviunt rapiuntque et civitates, longo saeculorum labore constructas, funditus(avv) evertunt ut aurum argentumque in cinere urbium scrutentur. propter fiscos(forzieri) in angulo iacentes clamores tolluntur, oculi exprimuntur fremitu iudiciorum basilicae(i tribunali) resonent, multi iudices, evocati ex longinquis regionibus sedent iudicaturi utrius iustior avaritia sit. ne propter fiscum quidem, sed propter pugnum assum senex stomacho dirumpitur(crepa di rabbia); propter usuram valetudinarius faenerator clamat ac asses suos in ipsis morbi accessionibus vindicat.
Traduzione Quelle cose per le quali noi combattiamo, scorriamo e ci affanniamo quanto umili e piccine sono! La più grande vociferazione èsul denaro questo mette in lite padri e figli, versa veleni, offre le spade sia ai boia che alle legioni; a causa di esso le notti sono caratterizzate dalle liti di mogli e mariti e la folla riempie i tribunali dei magistrati, i re infieriscono e fanno rapine e distruggono città costruite con il lungo lavoro delle generazioni per cercare l'oro e l'argento fra le rovine delle città. Per i i forzieri che si trovano in un cantuccio: gli occhi esprimono fremiti, i tribunali risuonano per il frastuono dei processi, i giudici chiamati dai paesi lontani si siedono in tribunale per giudicare quale delle due parti abbia un'avarizia più giustificata. Non tanto per un forziere ma per una manciata di soldi un vecchio crepa di rabbia, Per l'usura (l'interesse) un usuraio ammalato urla e e pretende i suoi soldi proprio mentre il male lo attacca.
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Non muliebrem sed virilem animum habebant amazones, audaces puellae: in Ponto euxino apud flumen thermodontem habitabant. Ex suo regno pentesilea, amazonum regina, cum duodecim comitibus in auxilium priami post hectoris mortem venit, et troiani amazonum auxilio bellum renovaverunt. Primum grandis amazonum virtus graecos gravi terrore perterruit, sed cito achilles et aiax minaci ore in proelium processerunt et troiani intra urbis moenia recedere debuerunt. Tum achille reginam et singulare certamen provocavit, quod acre et diutinum fuit. Mirabilem pentesilea audaciam ostendit, sed achilles vehementi vi feminae virtutem vicit et pectus virginis letali vulnere transfondit.
Le Amazzoni, temerarie fanciulle, non avevano un animo femminile bensì maschile: abitavano nel Ponte Eusino, presso il fiume Termodonte. Dal suo regno Pentesilea, regina delle Amazzoni, venne in aiuto con dodici campagne a Priamo dopo la morte di Ettore, e i Troiani ricominciarono la guerra contro l'aiuto delle Amazzoni. Inizialmente il coraggio delle Amazzoni spaventò i Greci con violento terrore, ma presto Achille e Aiace procedettero in battaglia minacciosi in viso e i Troiani dovettero ritirarsi dentro le mura della città. In seguito Achille sfidò la regina in una particolare lotta, che fu lunga e violenta. Pentesilea dimostrò una mirabile audacia, ma Achille vinse il coraggio della ragazza con violenta forza e trafisse il petto della fanciulla con una ferita letale.