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Dopo che Galba aveva trascorso parecchi giorni nei quartieri invernali, e poiché aveva ordinato che fosse portato in quel luogo del frumento, improvvisamente venne a sapere, dalle pattuglie di ricognizione, che durante la notte tutti i Galli si erano allontanati da quella parte del villaggio a loro concessa e che i monti erano occupati da una gran quantità di Seduni e di Veragri. Ciò era accaduto per molte ragioni: il fatto che i Galli improvvisamente ricominciassero la guerra e prendessero la decisione di abbattere la legione: per prima cosa perché, dopo che erano state tolte due coorti e molti soldati presi singolarmente, sottovalutavano la legione per via dell'esiguità; in secondo luogo perché ritenevano cosa certa che, quando sarebbero corsi giù dai monti verso la pianura e avrebbero scagliato le frecce, i nostri non avrebbero sostenuto neppure il primo loro assalto. Si aggiungeva il fatto che si lamentavano che i loro figli fossero ostaggi e li aveva presi il timore che i Romani occupassero le cime delle Alpi non solo per il viaggio, ma anche allo scopo di un possesso duraturo, e che desiderassero aggiungerle alla provincia confinante.
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Il console fece uscire le truppe contro il nemico e non dispose l'accampamento lontano dei nemici. Ma tra le truppe dei Romani regnavano una grande discordia ed esitazione; pertanto la notte seguente, i Volsci, poiché desideravano suscitare una diserzione notturna o un tradimento, attaccarono l'accampamento. Ma le guardie se ne resero conto: non appena fu dato il segnale, i soldati accorsero alle armi e rendono vana l'imboscata dei Volsci. Il giorno seguente, all'alba i Volsci, dopo che avevano riempito i fossati, invasero il vallo. E ormai da ogni parte venivano abbattute le fortificazioni, quando il console, dopo che l'entusiasmo dei soldati appariva abbastanza smisurato, diede il segnale di guerra e fece uscire i soldati desiderosi di scontro. Immediatamente i nemici furono respinti con il primo assalto; mentre fuggivano timorosi, alcuni furono uccisi da dietro dai fanti, altri furono condotti fino all'accampamento dai cavalieri. Subito dopo con le legioni viene assalito l'accampamento e, dopo che anche la paura aveva spinto fuori dall'accampamento i Volsci, essi furono catturati e saccheggiati. Il giorno seguente le legioni furono condotte a Suessa Pomezia, dove si erano rifugiati i nemici, e in breve tempo la città fu conquistata.
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L'impero Romano trae origine da Romolo, figlio di Rea Silvia, vergine Vestale, e di Marte. Romolo fonda una modesta città sul Palatino, dal proprio nome la chiama Roma, e accoglie la moltitudine dei confinanti. Poiché, però, i Romani non avevano le mogli, invita ad uno spettacolo di giochi le popolazioni vicine, e rapisce le vergini. A causa del torto delle vergini rapite, vengono suscitate molte guerre, e Romolo sconfigge i Sabini, i Fidenati, ed altre popolazioni. Dopo la morte di Romolo viene fatto re Numa Pompilio, il quale non fa guerra alcuna, ma fonda leggi e tradizioni per i Romani. I Romani, infatti, a causa dell'abitudine delle battaglie, venivano considerati predoni e incivili. A Numa succede Tullio Ostilio: ripristina le guerre, e sconfigge gli Albani ed altri popoli confinanti.
Moderationem vero clementiamque Vaesar cum in administratione tum in victoria belli civilis admirabi
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Cesare dimostrò inoltre un'ammirevole moderazione e clemenza, tanto nella gestione, quanto nella vittoria della guerra civile. Mentre Pompeo dichiarava che avrebbe giudicato nemici coloro che avessero defezionato nei confronti Stato, egli (Cesare) annunciò che per lui sarebbero stati nel numero dei suoi (amici) anche i neutrali (lett: "quelli di nessuna fazione"). Per giunta, a tutti quelli ai quali aveva assegnato cariche su raccomandazione di Pompeo, (Cesare) concesse la possibilità di passare dalla parte di lui. Durante la battaglia di Farsàlo invitò a risparmiare tutti i cittadini, e successivamente concesse ad ognuno dei suoi uomini di salvare la vita di un uomo a scelta della fazione nemica (lett: "di uno che volesse"). Alla fine, nell'ultimo periodo, permise a tutti, anche a quelli che non aveva ancora perdonato, di ritornare in Italia e di assumere cariche civili e ruoli militari. Fece in modo che le statue di Lucio Silla e di Pompeo, abbattute dalla plebe, fossero ripristinate; e se qualcuno, dopo di ciò, volle dir male di lui, egli preferì dissuaderlo piuttosto che punirlo.
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Lo Spartano Pausania fu un grande uomo, ma incoerente in ogni circostanza di vita: infatti, come brillò nelle virtù, così fu sopraffatto dai vizi. Di questo è famosissima la battaglia di Platea. Infatti, sotto il suo comando, Mardonio, satrapo regio, medo (della Media) di stirpe, genero del re, tra i primi di tutti i Persiani, sia forte di truppa e pieno di determinazione, con duecentomila fanti, che aveva reclutato personalmente, e ventimila cavalieri, fu messo in fuga da una truppa della Grecia non così grande e perciò il comandante stesso cadde in battaglia. Inorgoglito da questa vittoria, cominciò a fomentare molte battaglie e a desiderare cose più grandi. Ma fu criticato per la prima volta in questo, nel fatto che dal bottino di guerra avesse posto il tripode d'oro con un epigramma scritto a Delfi, sul quale c'era questa frase: sotto la sua guida furono distrutti i barbari a Platea e, in conseguenza della sua vittoria, lo aveva offerto in dono ad Apollo. Gli Spartani raschiarono via quelle parole, né altro scrissero se non i nomi di quelle città, con l'aiuto delle quali erano stati vinti i Persiani.