- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 1
I Sabini, allora, ristabiliscono la battaglia al centro del campo: si combatte aspramente e sanguinosamente. Allora le donne dei Sabini, poiché la guerra si faceva in seguito all'offesa dei giochi, si frappongono tra le spade e le frecce, e supplicano contemporaneamente i padri e i mariti. Se rifiutate l'unione, se rigettate il matrimonio, dovete volgere le ire contro di noi; noi siamo causa di guerra per mariti e genitori; preferiamo morire piuttosto che vivere da vedove o da orfane, senza gli uni oppure gli altri di voi. La moltitudine dei Sabini e dei Romani si commuove; i sovrani, alla fine, non solo mettono da parte la guerra, ma uniscono i due regni, e fondano un unico popolo a partire da due.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 1
Ma i comandanti dei barbari ordinarono che fosse annunciato in tutto l'esercito che nessuno si allontanasse dal luogo e promisero ai soldati ciò che i Romani avessero lasciato. Tuttavia i nostri riponevano ogni speranza di salvezza nel valore, e il battaglione avanzava in quella parte dalla quale cadeva un gran numero di nemici. Dopo essersi accorto di questa situazione, Ambiorige ordina che i soldati scaglino le frecce lontano e che non si avvicinino nella parte in cui i Romani aggrediscono: questo veniva eseguito senza alcun danno grazie alla leggerezza delle armi e all'esercitazione quotidiana. Dopo aver sopportato molte ferite e disagi tanto grandi, tuttavia i nostri resistevano e, trascorsa la maggior parte del giorno, poiché si era combattuto dall'alba all'ottava ora, L. Cotta viene ucciso combattendo con la maggior parte ei soldati. I restanti si rifugiano nell'accampamento e reggono difficilmente l'assalto di notte; durante la notte ad uno ad uno, tutti, persa la speranza di salvezza, si uccidono. Pochi, che erano fuggiti di nascosto dalla battaglia, con un tragitto incerto attraverso i boschi, giungono agli accampamenti invernali dal legato T. Labieno e gli riferiscono notizie certe circa le azioni. Sollevato da quella vittoria, Ambiorige si dirige subito con la cavalleria verso gli Aduatoci, che erano confinanti del suo regno: non si ferma né di notte, né di giorno e ordina che la fanteria si sposti con lui.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 1
Tra gli dèi, i Galli venerano soprattutto Mercurio. Di costui ci sono numerose statue, considerano costui l'inventore di tutti i mestieri e la guida delle strade e dei viaggi. Presso di loro Mercurio ha una grande influenza anche per il denaro e per i commerci. Dopo costui venerano Apollo, Marte, Giove e Minerva; riguardo a questi hanno all'incirca la stessa opinione delle rimanenti popolazioni. A loro avviso dunque, Apollo allontana le malattie, Minerva è la regina dei lavori e degli artigiani, Giove detiene il comando degli dei celesti e Marte governa le guerre. A costui, quando hanno stabilito di combattere in battaglia, promettono quelle cose che avranno conquistato con la guerra. Quando hanno vinto sacrificano gli animali e accumulano in un unico luogo il restante bottino. In molte città si vedono i cumuli di queste spoglie nei luoghi sacri: nessuno le tocca o le ruba, poiché sono sacre agli dei.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 1
Dopo aver letto attentamente la lettera, Domizio, comunica in consiglio che Pompeo sarebbe giunto presto in loro aiuto ed esorta i suoi a non perdersi d'animo e a preparare tutte le cose che siano utili per difendere la città. Egli stesso (Domizio), in un colloquio segreto con pochi suoi intimi, stabilì di prendere la decisione della fuga. Dal momento che il volto di Domizio non s'accordava con le sue parole ed egli in ogni suo atto agiva con troppa esitazione e timidezza rispetto al suo solito comportamento dei giorni precedentie (dato che) parlava molto più del solito in segreto con i suoi, ed evitava le assemblee e le riunioni di uomini, non si poté per troppo tempo nascondere e dissimulare la cosa. Pompeo infatti aveva risposto di non avere intenzione di trascinare la situazione alle estreme conseguenze e Domizio non si era recato a Corfinio per sua scelta o per sua volontà.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 1
La Nereide Teti, poiché sapeva che suo figlio Achille, se fosse andato a Troia, in quel luogo sarebbe stato ucciso, lo affidò al re Licomede nell'isola di Sciro. Il re, tra le sue giovani figlie, preservava Achille con l'abbigliamento femminile dopo averne cambiato il nome. Ma gli Achei vennero a sapere che il giovane era tenuto nascosto in quel luogo e inviarono al re ambasciatori per riportarlo indietro. Ma il re disse che quello (Achille) non si trovava presso di sé, ma fece a loro la concessione di cercarlo nella reggia. Ma i Greci non riuscivano a trovarlo. Allora lo scaltro Ulisse pose doni femminili nel vestibolo reale, e tra questi (pose) uno scudo e una lancia, e all'improvviso ordinò al trombettiere di suonare e di produrre rumore e frastuono di armi. Achille, credendo che sopraggiungessero ormai i nemici, immediatamente strappò l'abito da donna e afferrò lo scudo e la lancia. Da ciò venne riconosciuto e promise il suo aiuto agli Argivi.