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Inizio: Galli Senones, gens fera et incondita, ab ultimis terrarum oris olim in Italiam veniunt ad bellum ..... Fine: Allia amnis etiam nunc Fabii cladis memoriam tenuit.
I Galli Senoni, popolazione feroce e rozza, dalle ultime terre della regione arrivano in Italia, preparati alla guerra. Subito con ingenti truppe assediano Chiusi, città alleata dei Romani. Ma per paura dei nemici i Chiusini chiedono soccorso agli alleati Romani. Vengono inviati da Roma a Chiusi ambasciatori, arbitri della pace, ma le loro preghiere vengono superbamente rifiutate dai Senoni. Allora, divampa la guerra nuovamente: da ambedue le parti si corre alle armi e si intraprende la battaglia. Anche gli ambasciatori, contro il diritto delle genti, imbracciano le armi e uccidono violentemente il comandante dei Galli. Allora i Galli, furibondi, abbandonano l’assedio di Chiusi e si dirigono a Roma con segnali minacciosi. Quando il console Fabio arriva con pochi soldati, contro i Galli, al fiume Allia, tuttavia non oppone resistenza. Presso il fiume Allia si verifica una grande strage di Romani. Quando un minaccioso schiamazzo dei nemici viene sentito i fanti e i cavalieri vengono assaliti da grande terrore: in parte vengono uccisi in un combattimento dai Galli, una gran parte di loro volge le spalle e cerca la salvezza nella fuga. Il fiume Allia anche ora/oggi conserva il ricordo della disfatta di Fabio.
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Inizio: Licuit in Hispaniam, provinciam meam, quo iam profectus eram, cum exercitu ire meo, ubi et fratrem consilii participem ac periculi socium haberem ... Fine: Non de possessione Siciliae ac Sardiniae, de quibus quondam agebatur, sed pro Italia vobis est pugnandum.
Fu lecito recarmi con il mio esercito in Spagna, la mia provincia, verso cui stavo per dirigermi, dove avrei avuto mio fratello partecipe al comando, sia come compagno di pericolo, e Asdrubale come avversario, invece di Annibale, e un carico di guerra indubbiamente minore; sembra forse che sono incappato da incauto nello scontro, o piuttosto sembra che corro incontro alle tracce di lui (di Annibale), che lo provoco e lo spingo a combattere? È bene verificare se forse la terra abbia improvvisamente tirato fuori, dopo vent’anni di guerra, altri Cartaginesi, oppure se siano i medesimi che hanno combattuto presso le isole Egadi, e che lasciaste uscire da Erice. Perciò, o soldati, io vorrei che voi combatteste non solamente con quel medesimo coraggio con il quale siete soliti combattere contro gli altri nemici, ma con una certa indignazione e con una certa collera, come qualora vediate i vostri schiavi che brandiscono improvvisamente delle armi contro di voi. (Ci) è stato concesso di uccidere per fame, con il tormento più estremo degli esseri umani, coloro che erano rinchiusi a Erice; (ci) è stato concesso di trasferire in Africa la flotta vincitrice e distruggere Cartagine nel giro di pochi giorni senza nessun combattimento; abbiamo concesso il perdono a coloro che imploravano, li abbiamo fatti uscire dall’assedio, abbiamo stipulato la pace con degli sconfitti. In cambio di queste concessioni essi vengono ad attaccare la nostra patria al seguito di un giovane pazzo. E questo scontro per voi non è solamente in difesa dell’onore, ma in difesa della salvezza. Dovete combattere non per il possesso della Sicilia e della Sardegna, delle quali si trattava una volta, ma in difesa dell’Italia.
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Inizio: Daphne dulcis venustaque nimpha erat, Penei fluminis filia .... Fine: ex illo die laurus est arbor Apollini sacra, sollemne praemium poetis
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Inizio: Hostes, ubi primum Caesaris equitatum conspexerunt, impetu facto celeriter nostros perturbaverunt. Fine: incitato equo magna vi contra hostes impetum fecit et acrïter pugnans confossus est.
I nemici, non appena scorsero la cavalleria di Cesare, sferrato l'attacco, presto scompigliarono i nostri. Opponendo di nuovo i nostri resistenza, essi, secondo la loro abitudine saltarono giù a piedi e, trafitti i cavalli da sotto in su e disarcionati i nostri, vennero a battaglia. Molti dei nostri affrettato il passo fecero dietro front e si diedero alla fuga e non desistettero dal fuggire prima di essere arrivati in vista del nostro schieramento. In quella battaglia vennero uccisi molti tra i nostri cavalieri e fra questi un uomo valoroso, Pisone Aquitano, il cui avo aveva ottenuto il regno nella sua città ed era stato chiamato amico dal senato Romano. Costui diede aiuto al fratello tagliato fuori dai nemici e lo strappò al pericolo ma, sbalzato egli stesso dal cavallo ferito e circondato da nemici, ricevute molte ferite, morì. Ma suo fratello, non appena vide quello che gli era successo, spronato il cavallo, si scagliò contro i nemici con estremo vigore e, combattendo valorosamente, rimase ucciso.
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Esercizio n. 1
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Una mosca sta seduta sul dorso di una mula, e rimprovera la mula (dicendo): "Sei lenta, se non cammini più velocemente pungo il tuo dorso!". la mula risponde: "Non sono agitata dalle tue ingiurie, ma temo il contadino, che siede sulla sella e rende la sua mula veloce o lenta con la frusta. Dunque ritengo eccessiva la tua insolenza". Con questa favola viene deriso chi, con grande superbia, esercita inutili minacce.
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