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Testo latino: Romulus, patre Marte natus, cum Remo fratre dicitur ab Amulio, rege Albano, ob labefactandi regni timorem ad Tiberim exponi iussus esse. Quo in loco cum silvestris beluae uberibus sustentatus esset pastoresque eum sustulissent et in agresti cultu laboreque aluissent, perhibetur brevi tempŏre et corporis viribus et animi ferocitate tantum ceteris praestitisse ut omnes, qui tum eos agros, ubi hodie est haec urbs, incolebant, aequo animo illi libenterque parērent. Quorum copiis cum se ducem praebuisset – ut iam a fabulis ad facta veniamus – oppressisse Albam Longam, validam urbem et potentem temporibus illis, Amuliumque regem interemisse fertur. Qua gloria parta, urbem auspicato condere et firmare statuisse dicitur.
Traduzione italiana: Si racconta che Romolo, nato dal padre Marte, fu abbandonato sul Tevere assieme al fratello dal re di Alba Amulio per timore che mettesse a repentaglio il suo regno. Qui, dopo esser stato nutrito dalle mammelle di un animale selvatico, fu raccolto da alcuni pastori e educato alla vita dei campi e al lavoro, tanto che, in breve tempo, si irrobustì a tal segno e a tal segno sviluppò un carattere fiero che gli abitanti di quei campi che si trovavano dove ora sorge la città, gli mostrarono volentieri completa obbedienza. Messosi alla testa delle loro truppe (e qui dalle favole passiamo alla storia) si racconta che conquistò Alba Longa, città per quei tempi forte e potente, uccidendo il re Amulio. Ottenuta una simile gloria, si dice che egli avesse deciso di costruire, se gli auspici erano favorevoli, una città e di renderla forte
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Ranae errabant liberae in palustribus stagnis donec, quod laxatos mores vi compescere cupiebant, ingenti clamore regem a Iove petiere.
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Il topo di campagna e il topo di città versione latino Fedro traduzione libro latino a scuola latino a casa
Un giorno, un topo di campagna aveva accolto nel suo modesto buco un topo di città, vecchio amico. Rozzo e risparmiatore, aveva offerto all’amico tutti i suoi averi: avena, pezzi di lardo, ceci e uva secca. Ma il topo di città respingeva tutte le cose e a malapena toccava il cibo con dente superbo. Alla fine il topo di città disse all’amico campagnolo: “Perchè trascorri la vita in campagna? Se verrai in città di sicuro vivrai meglio!”. Queste parole persuasero il topo campagnolo: gli amici balzarono fuori dal buco e, al di là delle mura della città, entrarono in una villa sontuosa, mentre la notte occupava il centro del cielo. Nella casa c’erano molti vassoi provenienti da un’abbondante cena. L’ospite, dopo che aveva messo il topo campagnolo in un vestito di porpora, offrì all’amico cibi prelibati. Il topo di campagna felice, senza preoccupazione, assaggiava volentieri il cibo, ma immediatamente un improvviso schiamazzo spaventò i topi: cani enormi, con forti latrati, entrarono nella stanza, mentre i topi paurosi correvano per tutta la sala. Allora il topo di campagna, quasi esanime per la paura (disse): “Tornerò immediatamente in campagna. Quando arriverò nei campi un buco modesto mi proteggerà e lì trascorrerò la vita rimanente, povero, ma tranquillo.
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Cornicula invidia corvi laborat nam corvus oracula viris feminisque praebet futurum praevidet vel saepe ut testimonium in controversiis invocatur. Cornicula olim paucos advenas in via videt: ergo in procerum fagum apud viam advolat et ibi considit, magnaque voce crocitat. Miro sono advenae expavescunt, at unus eorum statim dicit: "Viam pergere debemus, amici, neque, auriculas praebere: corniculae enim sonus est et nihil valet". Invidia igitur, ut fabella indicat, magnum vitium grave est
La cornacchia soffre per l’invidia del corvo: infatti il corvo offre profezie agli uomini e alle donne, prevede il futuro e spesso viene invocato come testimonianza nelle controversie. Un giorno una cornacchia vede dei forestieri per strada: quindi vola su un faggio presso la strada e lì si mette a sedere, e gracchia a gran voce. I forestieri si spaventano per il suono stupefacente, ma uno di loro dice immediatamente: “Dobbiamo proseguire il cammino, oh amici, e non offrire le orecchie: il suono è infatti di una cornacchia e non vale niente”. L’invidia dunque, come indica la favola, è un grande difetto; per giunta, se per invidia imiti l’esempio degli altri, ti procuri anche un grande danno.
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Ingravescente Eburonum periculo, ad mediam noctem perducitur inter nostros disputatio: alii ut castra relinquerent et ad legionem tenderent suadebant, alii ut. .
Poiché aumentava il pericolo degli Eburoni, a tarda notte si tiene tra i nostri una discussione: alcuni consigliavano di lasciare l’accampamento e di dirigersi verso la legione, altri (consigliavano) di aspettare i rinforzi. Alla fine Titurio, con autorità, impose la sua opinione: infatti sosteneva che sarebbero arrivati alla legione più vicina senza alcun pericolo, mentre con un lungo assedio non avrebbero tollerato la fame e il freddo. La restante parte della notte è trascorsa nei turni di guardia. All’alba si spostano dall’accampamento, con una numerosa truppa e pesanti salmerie. Ma i nemici, dopo che si accorsero della partenza dal mormorio notturno e dalle veglie, attendevano il loro arrivo in un luogo adatto e nascosto della valle: balzarono fuori da entrambe le parti repentinamente e cominciarono la battaglia. Allora, alla fine Titurio, poiché prima non aveva previsto nulla, incominciò a trepidare e a correre da una parte e dall’altra e a disporre le coorti; tuttavia faceva quelle stesse cose con timore e sconsideratamente, cosa che accade quelli che sono costretti a prendere una decisione durante un pericolo.