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Classem septuaginta navium Athenienses Miltiadi dederunt ut insulas quae barbaros adiuverant...
Gli Ateniesi concessero a Milziade una flotta di settanta navi, affinché quelle isole che avevano appoggiato i barbari fossero punite con una guerra. Con quelle truppe, egli assediò l'isola di Paro, e, quando ormai era sul punto di impossessarsi della città, lontano, sul continente, un bosco che si vedeva dall'isola, non so per quale casualità, durante le ore della notte, venne incendiato. Ed appena la fiamma di esso venne vista dai cittadini e dagli assediatori, ad entrambi venne l'idea che dai soldati della flotta del re era stato dato il segnale. Per questo, avvenne che da un lato, gli abitanti di Paro furono dissuasi dalla resa, dall'altro Milziade, temendo che la flotta del re si avvicinasse, dopo aver appiccato il fuoco alle opere di fortificazione che aveva disposto, ritornò ad Atene con grande disappunto dei suoi concittadini. Dunque venne accusato di tradimento, perché, sebbene potesse espugnare Paro, se ne era andato lasciando le operazioni incompiute, dopo essere stato corrotto dal re. In quel periodo egli era malato a causa delle ferite che aveva subìto nell'assedio della città. E così, dal momento che non poteva parlare da sé stesso in propria difesa, parlò suo fratello. Dopo che la motivazione fu conosciuta, egli venne assolto dalla pena capitale, e multato in denaro. (Ma) poiché egli non poteva pagare seduta stante questo denaro, venne messo nelle carceri dello Stato, e lì morì.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
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In insula Lemno mulieres Veneri religiones non rite tribuebant...
Nell'isola di Lemno, le donne non eseguivano secondo il rito le cerimonie per Venere che la tradizione stabiliva. Pertanto, la dea sdegnata, dopo aver tolto loro la bellezza, fece in modo che gli uomini di quelle si sposassero con donne della Tracia e che disprezzassero le legittime mogli. Questo non fu sufficiente per la crudeltà della divinità offesa: spinte alla pazzia su istigazione della stessa Venere, le donne di Lemno si allearono tra loro e per vendetta sterminarono tutto il genere degli uomini che si trovava sull'isola, eccetto la sola regina Ipsipile, la quale non alzò le mani contro suo padre Toante. In realtà, per non infrangere totalmente il giuramento, di nascosto mise in una barca senza timoniere l'anziano, che una violenta tempesta condusse per caso incolume sull'isola di Tauri.
Versione tratta da: Igino
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I contadini vivono nelle fattorie, insieme alla famiglia e agli animali. Non solo coltivano la terra feconda con grande laboriosità, ma allevano anche galline e capre. Conducono una vita dura; ma talvolta sono anche rallegrati dai piaceri; dalla matrona viene preparato un banchetto, e vengono invitati dei commensali. Le tavole vengono ornate con le rose dalle ancelle, i piatti vengono riempiti di cibi diversi e raffinati. In coppe d'oro e d'argento si beve il succo dell'uva gradevole, dai convitati vengono narrate storie divertenti. Così trascorre l'ora del tramonto, e talvolta anche l'ora successiva, e quella dopo. Per opera delle ancelle ormai vengono serviti i secondi piatti, e belle fanciulle ballano elegantemente, e procurano gioia ai commensali. La cena è gradita ai convitati, e viene accresciuto il prestigio dell'agricoltore e della famiglia. Ma né la matrona, né le figlie partecipano al banchetto: così infatti proteggono la pudicizia e la buona reputazione. Anche per l'agricoltore, la causa della gloria non sono soltanto le delizie del banchetto, ma piuttosto la parsimonia e la laboriosità.
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Alessandro era sul punto di assediare la città di Gaza. Ma poiché i grandi muri erano difesi da una modesta guarnigione, Alessandro ordinò che fossero scavati dei passaggi sotterranei, affinché i suoi strisciassero attraverso questi al di sotto delle mura nemiche: in realtà, il suolo sprofondando induceva coloro che scavavano in un pericolo così grande che l'opera iniziata fu abbandonata immediatamente. Allora il re decise di compiere un assalto contro la città il giorno seguente con tutte le truppe. All'alba il re eseguiva un rito religioso secondo l'usanza antica e, per caso, accadde che un corvo, volando e trasportando un pezzo di terra si lasciasse sfuggire il bottino. Il pezzo di terra cadde sul capo del re: la terra cadde, mentre il volatile si fermò su una torre vicina. Poiché in realtà la torre era stata cosparsa con bitume e zolfo, l'uccello tentò di levarsi in volo una seconda volta invano, poiché le ali si attaccavano a quella, e fu facilmente catturato. Alessandro, poiché la sua mente non era libera dalla superstizione, ordinò che venisse presto consultato l'indovino Aristandro circa il singolare avvenimento. Quello rispose che gli déi erano favorevoli alla distruzione della città, ma avvertì il re di non intraprendere l'assedio quel giorno, poiché egli stesso in quel preciso giorno avrebbe ricevuto una grave ferita. Così il re obbedì all'indovino e diede il segnale di ritirata.
Versione tratta da: Curzio Rufo
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L'agricoltore esperto porrà la sua fattoria alle pendici di un alto monte, dove i campi avranno il sole d'inverno e l'ombra d'estate. Possiederà pochi iugeri di campo e pochi animali, ma, con l'aiuto degli schiavi, amministrerà il podere con grande cura. I campi sono coltivati dagli schiavi, i quali, con le forze dei buoi, arano la terra. I buoi con il petto largo trascinano l'aratro, e con il vomere scavano i solchi. I confini del podere saranno al sicuro se l'agricoltore seminerà alberi tutt'intorno: pini, cipressi e soprattutto olmi, i quali offrono alle pecore un gradito fogliame, e producono rami per le recinzioni e per il fuoco. Anche un cane sonnecchia nell'aia, e mette in fuga dalla fattoria gli avidi ladri. Presso i campi ci sono le rimesse: lì gli schiavi, stanchi per il lavoro o per il freddo, riposano di tanto in tanto, e vengono protetti i carri e gli altri strumenti. Nelle rimesse ci sono anche grandi vasi pieni di vino e di olio. Ogni giorno, il contadino guida i greggi al pascolo, e quando ritornano nella fattoria, li rinchiude negli ampi ovili. La contadina, insieme alle ancelle, spazza l'aia, e sul far della sera richiama gli schiavi dai campi e prepara per il marito e per i figli una modesta tavola.