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Le leggi di Licurgo
traduzione versionedal libro il nuovo Latina Lectio
Lo spartano Licurgo divise i fondi fra tutti i cittadini in parti uguali, affinché i patrimoni uguagliati non rendessero nessuno più potente di un altro. Ordinò a tutti di banchettare pubblicamente, affinché qualcuno non potesse nascondere ricchezze o dissolutezza. Ai giovani era concesso usare una sola veste in tutto l'anno e non (era concesso) che qualcuno pranzasse più sontuosamente di quanto concesse ad un altro, affinché l'imitazione non si mutasse in dissolutezza. Volle che i fanciulli fossero condotti non nel foro, ma in campagna, affinché trascorressero i primi anni non nella dissolutezza, ma nel lavoro e nella fatica. Stabilì che le vergini si sposassero senza dote, affinché non fossero scelti più i beni delle mogli. Poiché capiva che queste leggi erano alquanto severe, inventò che il loro autore fosse Apollo di Delfi. Quindi, per conferire immortalità alle sue leggi, fece giurare sotto costrizione ai cittadini che non avrebbero mutato nessuna di quelle leggi, prima che egli fosse ritornato, e finse di andare dall'oracolo di Delfo, per consultarlo. Andò invece a Creta e lì trascorse un esilio perpetuo e non ritornò, affinché non si verificasse nessun cambiamento nelle leggi in patria.
Fundos omnium aequaliter inter omnes divisit, ut aequata patrimonia ...
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Alexander vix mortem effugisse fertur, cum a barbaro, qui inter tabernacula regia latebatsagitta vulneratus esset ..." finisce con "...sicut iussus erat, sine motu corpus curanti praebuit"
Si racconta che Alessandro per un pelo sfuggi` alla morte, allorche` venne ferito con una freccia da un estraneo che se ne stava nascosto nei pressi dell' accampamento regale. Il re, visceralmente trafitto, fu subito ricoverato nella tenda con l' aiuto dei militari. I medici si misero subito all' opera per estrargli il legno della freccia conficcatosi nel suo fianco. Prima spogliarono il il corpo vestito della corazza poi essendosi accorti che la freccia aveva degli uncini capirono che non so poteva estrarre senza danno (del corpo). Infatti non sfuggiva loro che la fuoruscita del sangue avrebbe costituito un impedimento perché era evidente che gli uncini si erano attaccati alle carni. Critobulo, medico di straordinaria capacità, atterrito in un così grave pericolo, esitava ad avvicinare le mani al corpo. Alla fine per non doversene pentire in seguito, non nascose il rischio al re. e a lui quello rispose: Non cedere al timore, ma guarda di liberarmi al più presto da questo dolore. Allora Critobulo dovette obbedire al re e ordinò agli assistenti di tenere fermo Alessandro affermando che anche un piccolissimo movimento sarebbe stato di grave danno al re. Quello allora disse che ciò non s'addiceva a un re e non volle essere tenuto, ma così come gli era stato ordinato porse il corpo al medico senza un movimento.
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Consules usque ad Carthaginem processerunt multisque castellis vastatis Manlius victor Romam rediit et viginti septem milia captivorum reduxit, Atilius Regulus in Africa remansit. Is contra Afros aciem instruxit. Contra tres Carthaginiensium duces dimicans victor fuit, decem et octo milia hostium cecidit, quinque milia cum decem et octo elephantis cepit, septuaginta quattuor civitates in fidem accepit. Tum victi Carthaginienses pacem a Romanis petiverunt. Quam cum Regulus nollet nisi durissimis condicionibus dare, Afri auxilium a Lacedaemoniis petiverunt. Et duce Xanthippo, qui a Lacedaemoniis missus fuerat, Romanorum dux Regulus victus est ultima pernicie. Nam duo milia tantum ex omni Romano exercitu refugerunt, quingenti cum imperatore Regulo capti sunt, triginta milia occisa, Regulus ipse in catenas coniectus est.
I consoli avanzarono fino a Cartagine, e smantellati molti luoghi forti Manlio vincitore ritornò a Roma e ricondusse ventisette mila prigionieri, Attilio Regolo rimase in Africa. Egli schierò l'esercito contro gli Africani. Combattendo contro tre generali Cartaginesi fu vincitore, uccise diciotto mila nemici, ne prese cinque mila con diciotto elefanti, ricevette in protezione settantaquattro città. Allora vinti, i Cartaginesi chiesero pace ai Romani. E non volendo Regolo concederla se non alle più dure condizioni, gli Africani chiesero aiuto agli Spartani. E sotto la guida di Santippo, che era stato mandato dagli Spartani, il generale Romano Regolo fu pienamente sconfitto. Giacché di tutto l'esercito Romano scamparono due mila soltanto, cinquecento col generale Regolo furono presi, trentamila uccisi, lo stesso Regolo fu messo in catene.
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Lucius Domitius, cum Siciliam praetor regeret et provincia adsiduis latrociniis vastaretur, edixerat ne quis telum cuiusvis generis secum haberet. Cum autem servi ad eum eximiae magnitudinis aprum attulissent, pastorem convocavit, a quo aper occisus erat, et, postquam interrogando comperit eum ad aprum interficiendum adhibuisse venabulum, eum crucifigi iussit. Sic in viris puniendis Romana severitas se exercuit; sed ne in feminis quidem supplicio afficiendis se mitiorem praebuit. Consulibus Postumio Albino et Marcio Philippo, matronae, quae ob stupra et incesta in sacris Bacchanalium damnatae erant, puniendae intra domos cognatis traditae sunt, atque cunctas puniendas intra parietes domesticos cognati curaverunt. Itaque quantum ruboris civitati nastrae mulieres turpiter se gerendo incusserant, tantum laudis viri, eas graviter puniendo, consecuti sunt. Horum severitas ad exigendam vindictam concitata erat magno scelere; Egnatio consulari, contra, multo minor causa fuit, qui uxorem, quod vinum biberat, fustibus percutiendo interemit.
Lucio Domizio, mentre come pretore amministrava la Sicilia e poiché la provincia era distrutta da continue rapine, aveva proclamato che nessuno avesse (dovesse avere) con sè un’arma di qualunque genere. Avendogli poi i servi portato un cinghiale di straordinaria grandezza, convocò un pastore, dal quale il cinghiale era stato ucciso, e dopo che interrogandolo scoprì che egli per uccidere il cinghiale aveva usato uno spiedo da caccia, ordinò di crocifiggerlo. Così nel punire gli uomini si esercitò la severità romana; ma neppure nel sottoporre a supplizio le donne si dimostrò più morbida. Sotto il consolato di Postumio Albino e Marzio Filippo, le matrone, che erano state condannate a causa degli stupri e degli incesti, durante i sacri Baccanali, furono consegnate ai parenti per essere punite dentro le case, e i parenti si occuparono di punirle tutte entro le pareti domestiche. Perciò quanta vergogna le donne comportandosi turpemente, avevano procurato alla nostra città, tanto merito gli uomini, punendole rigorosamente, conseguirono. La severità di questi ad esigere vendetta era stata suscitata da una grande scelleratezza; al contrario ebbe un motivo molto minore l’ex-console Egnazio, il quale, percuotendola con bastoni, uccise la moglie poiché aveva bevuto del vino.
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