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La caducità della fortuna versione latino Cornelio Nepote
traduzione libro IL NUOVO LATINA LECTIO
Alessandro non appena vide Poro che sollevava gli occhi, spinto non da odio ma da compassione, disse: "Quale pazzia ti ha spinto, pur conoscendo la fama delle mie gesta, a tentare la sorte in guerra?" Ma lui rispose: "Ti risponderò con quella libertà che mi hai concesso interrogandomi. Pensavo che nessuno fosse più forte di me: conoscevo infatti le mie forze, ma non avevo ancora messo alla prova le tue; l'esito della guerra ha dimostrato che sei tu il più forte. Ora con animo sereno dovrò sopportare quanto la sorte mi avrà assegnato" proferite queste parole, dopo che era tornato a tacere di nuovo interrogato su cosa pensava che il vincitore avrebbe deciso riguardo al vinto, rispose: " Fai ciò che ti suggerisce questo giorno, nel quale hai sperimentato quanto effimera sia la fortuna. " Consigliando ebbe maggior beneficio che se avesse implorato: infatti Alessandro giudicò la grandezza del suo animo, intrepida e non piegata neppure dalle avversità, degna di ricevere non solo misericordia, ma anche onore. Curò il ferito non diversamente che se avesse combattuto per lui, lo accolse nel novero dei suoi amici e presto gli donò un regno più grande di quello che aveva posseduto.
Testo latino iniziale:
Porum Alexander ut vidit adlevantem oculos non odio sed miseratione commotus ...
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P. Scipio Nasica togatae potentiae clarissimum lumen, cum aedilitatem curulem adulescens peteret manumque cuiusdam rustico opere duratam more candidatorum tenacius adprehendisset, ioci gratia interrogavit eum num manibus solitus esset ambulare. Quod dictum, e circumstantibus exceptum, ad populum manavit causamque repulsae Scipioni attulit: omnes namque rusticae tribus, paupertatem sibi ab eo exprobratam iudicantes, iram suam adversum contumeliosam eius urbanitatem destrinxerunt. Igitur civitas nostra nobilium iuvenum ingenia ab insolentia revocando magnos et utiles cives fecit honoribusque, non patiendo eos a scurris peti, debitum auctoritatis pondus adiecit.
Publio Scipione Nasica, il più fulgido esempio del potere politico togato, essendo candidato, da giovane, alla carica di edile curule, e, secondo l'uso dei candidati, avendo afferrato troppo fortemente la mano di un tale, indurita dal lavoro agricolo, per scherzo gli chiese se fosse solito camminare con le mani. Ma queste parole, udite da coloro che erano attorno, si diffusero e "portarono a Scipione la causa dell'insuccesso: e infatti tutte le tribù rustiche, giudicando che la povertà fosse loro stata rinfacciata da lui, rivolsero la loro ira contro il suo modo oltraggioso di essere spiritoso. Perciò la nostra città, dissuadendo le menti dei giovani nobili dall’arroganza, rese grandi e utili i cittadini, e aggiunse il peso dovuto dell’autorità alle cariche pubbliche, non sopportando che ad esse vi aspirassero i buffoni.
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Quintus Metellus, Celtibericum in Hispania gerens bellum, cum urbem Centobricam obsideret et, iam admota machina, partem muri, quae sola convelli poterat, disiecturus videretur, humanitatem certae victoriae praetulit. Nam Centobricenses Rhoetogenis filios, quia ad Romanos ex Hispanis transierat, machinae ictibus obiecerant. Quamquam ipse Rhoetogenes negabat id esse impedimento quominus etiam per exitium saguinis sui expugnatio peragetur, Metellus tamen, ne teneri pueri in conspectu patris crudeli genere mortis consumerentur, ab obsidione discessit, quia nolebat, quamvis sibi liceret, tam atroci nece urbem capere nec tam efferatae crudelitatis accusatione culpari.
Quinto Metello, conducendo la guerra Celtiberica in Spagna, mentre assediava la città di Centobrica, e già spostata la macchina da guerra, mentre sembrava sul punto di demolire la parte di muro, che sola poteva essere abbattuta, preferì l'umanità ad una vittoria certa. Infatti gli abitanti di Certobrica avevano esposto i figli di Retogora ai colpi della macchina da guerra, perché era passato dagli Spagnoli ai Romani. Benchè lo stesso Retogora negava che ciò fosse di impedimento, anche con la perdita di discendenza, al compimento dell’ espugnazione, Metello tuttavia affinché i giovani figli non fossero uccisi in modo crudele al cospetto del padre, si allontanò dall'assedio, poiché non voleva, sebbene gli fosse permesso, con una così atroce morte conquistare la città, né essere accusato di una cosi feroce crudeltà.
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Senatus quin exterarum gentium legationes audiret non recusavit, cum impedire vellet ne Antiochus, Syriorum rex, Alexandria potiretur. Primi Alexandrini legati vocati sunt a Ptolomaeo et Cleopatra missi, qui ne libertatem amitterent timebant. Antiochus, qui hospes Romae fuerat,per honestam speciem maioris Ptolomaei reducendi in regnum, cum minore frate eius, tum Alexandriam tenente, bellum gerebat; quin etiam, tumultuario opere ponte per Nilum facto exercituque transducto, paulum afuit, quin urbem occuparet. Legati questum venerant et oratum, ne senatus opem ferre dubitaret. Dicebant enim ea merita populi Romani in Antiochum, eam apud omnes reges gentesque auctoritatem esse, ut, si Antiochum revocassent, se dubitare non posse, quin Antiochus extemplo abscessurus esset a moenibus Alexandriae abducturusque exercitum in Syriam esset.Moti patres precibus eorum, statim legatos Alexandriam miserunt, a quibus Antiochus bellum producere prohibitus est.
Il senato non rifiutò di ascoltare le ambascerie delle popolazioni straniere, poiché voleva impedire che Antioco, re dei Siriani, s’impadronisse di Alessandria. Furono chiamati per primi gli ambasciatori alessandrini, mandati da Tolomeo e Cleopatra, che temevano di perdere la libertà. Antioco, che era stato ospite a Roma, con il pretesto di rimettere sul trono Tolomeo Maggiore, sosteneva una guerra contro il fratello minore di lui, che allora occupava Alessandria; e anzi mancò poco che, costruito un ponte sul Nilo con un lavoro fatto in fretta e trasportato al di là l’esercito, prendesse la città. Gli ambasciatori erano giunti per lamentarsi e pregare portare aiuto. Dicevano infatti che tali erano i meriti del popolo romano verso Antioco, tale era l'autorità presso tutti i re e tutti i popoli, che, se essi avessero richiamato Antioco, essi non potevano dubitare, che Antioco immediatamente si sarebbe allontanato dalle mura di Alessandria ed avrebbe ricondotto l’esercito in Siria. I senatori convinti dalle loro preghiere, immediatamente mandarono ad Alessandria ambasciatori, dai quali fu proibito ad Antioco di continuare la guerra.
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Virtuti Cn. Pompei quae potest oratio par inveniri? Quid est quod quisquam aut illo dignum aut vobis novum aut cuiquam inauditum possit adferre? Neque enim illae sunt solae virtutes imperatoriae, quae volgo existimantur, --labor in negotiis, fortitudo in periculis, industria in agendo, celeritas in conficiendo, consilium in providiendo: quae tanta sunt in hoc uno, quanta in omnibus reliquis imperatoribus, quos aut vidimus aut audivimus, non fuerunt. Testis est Italia, quam ille ipse victor L. Sulla huius virtute et subsidio confessus est liberata. Testis est Sicilia, quam multis undique cinctam periculis non terrore belli, sed consili celeritate explicavit. Testis est Africa, quae, magnis oppressa hostium copiis, eorum ipsorum sanguine redundavit. Testis est Gallia, per quam legionibus nostris iter in Hispaniam Gallorum internecione patefactum est. Testis est Hispania, quae saepissime plurimos hostis ab hoc superatos prostratosque conspexit. Testis est iterum et saepius Italia, quae cum servili bello taetro periculosoque premeretur, ab hoc auxilium absente expetivit: quod bellum exspectatione eius attentuatum atque imminutum est, adventu sublatum ac sepultum.
Quale orazione può esser trovata degna del valore diPompeo? Cosa c'è che qualcuno possa aggiungere di degno per lui, nuovo per voi e inaudito per chiunque? E non si tratta soltanto della virtù del comando, apprezzata dal popolo impegno costante nell'attività pubblica, risolutezza nelle situazioni di pericolo, buona capacità nell'agire tempestività nell'operare, discreta lungimiranza: tante qualità racchiuse in un'unica persona, quante non ci furono in tutti gli altri comandanti, che abbiamo visto e di cui abbiamo udito.
(Sono) testimoni (di questo) l'Italia, che lo stesso Silla, vittorioso, confessò di aver liberata confidando sul suo valore (sul valore di Pompeo) e sul suo aiuto, fu (infatti) liberata la Sicilia, che, presa da insidie provenienti da esse (dalle insidie) liberò non facendo ricorso alla violenza dello scontro armato, bensì con la prontezza della sua decisione; l'Africa, che traboccante di nemici, si impregnò del sangue dei nemici che la attanagliavano, la Gallia, il cui attraversamento per la Spagna alle nostre legioni, fu garantito dopo una strage di Galli; la Spagna, che vide, molto spesso, la maggioranza dei nemici sconfitti ed umiliati da questo (uomo). Testimone, di nuovo e più spesso, l'Italia che schiacciata dall'abominevole e dal pericolosa guerra servile, lo reclamò in aiuto, mentre era assente: furore guerresco che, nella timorosa attesa di lui, andò finendo e indebolendosi, e morto e sepolto con l' arrivo.