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Cum sciret Clodius - neque erat difficile cognitu - iter necessarium esse Miloni ad Lanuvium municipium ante diem tertium decimum Kalendas Februarias, Roma pridie profectus est ut ante suum fundum Miloni insidias collocaret. Hic, contra, cum in senatu fuisset illa die usque ad horam decimam quoad senatus est dimissus, donum venit, calceos et vestimenta mutavit, paulisper, dum se uxor comparat, domi moratus est. Deinde paenulatus Lanuvium cum uxore et ancillarum puerorumque comitatu profectus est. Obviam ei in itinere venit Clodius expeditus, in equo, ante fundum suum, sub vesperum. Statim in Milonem complures cum telis impetum faciunt de loco superiore, raedarium occidunt, Milonem ipsum aggrediuntur, qui, cum de raeda desiluisset, strenuissime se defendit
Clodio, sapendo che - e non era difficile da conoscersi- c'era un viaggio necessario per Milone verso il municipio di Lanuvio il tredicesimo giorno dopo le Calende di febbraio, il giorno precedente partì da Roma, per collocare davanti al proprio (= di Clodio) fondo/podere una trappola a Milone. Questo, per contro, dopo essere rimasto quel giorno in Senato fino all'ora decima, fino a che il Senato si congedò, giunse a casa, cambiò i calzari e i vestiti, per un po', mentre la moglie si preparava, si trattenne a casa. Poi avvolto nel mantello da viaggio partì alla volta di Lanuvio con la moglie e cn l'accompagnamento/la compagnia delle ancelle e dei fanciulli. Durante il viaggio gli venne incontro spedito Clodio, su un cavallo, davanti al proprio fondo/podere, verso sera. Immediatamente parecchi (uomini) fanno un assalto contro Milone da un luogo superiore, occidono quello che guidava il carro (=raedarium), aggrediscono lo stesso Milone, il quale, dopo essere saltato giù dal carro, si deifese valorosissimamente
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Solon longe sapientissimus omnium Graecorum, cum olim Sardes pervenisset, in ospito regis Croesi fuit. In eius regia potuti videre quantae essent divitiae, quantus splendor, quae magnificentia illius regis. Cum haec omnia vidisset, ex eo quaesivit Croesus num se umquam hominem beatiorem vidisset. Scire enim cupiebat quid de sua vita Solon sentiret. Tunc philosophus: ” Tellum Athenensiem beatiorem quam te vidi“. Magna admiratione motus est rex, cum ignoraret quis esset Tellus ille, de quo sapiens tantam beatitudinem praedicabat. « quid ergo sunt » inquit « ista quae dicis, hospes ? Quidnam possidet Tellus iste ut eum tam beatum dicas? » Tunc risit Solon, cum omnia haec audivisset, et respondit : " Non hanc, quam tu dicis, beatitudinem significabam. Tellus te beatior fuit quia usque ad finem vitae suae beatus fuit. Nam ad finem vitae sine gravibus calamitatibus pervenit"
Solone, sicuramente (lungamente) il più saggio di tutti i Greci, essendo giunto una volta a Sardi, fu ospite del re Creso. Nel suo palazzo reale poté vedere quanto fossero grandi le ricchezze, quanto lo splendore, quale la magnificenza di quel re. Dopo che lui aveva visto tutto ciò, Creso gli chiese se avesse mai visto un uomo più felice. Infatti (il re Creso) desiderava sapere che cosa Solone pensasse della sua vita. Allora il filosofo: “Vidi Tello l’ateniese più felice di te”. Il re fu preso da grande meraviglia, ignorando chi fosse quel Tello, del quale il saggio metteva in evidenza una così grande felicità. “Cosa quindi sono – domandò - codeste cose che tu dici, o ospite? Che cosa mai possiede codesto Tello perché tu lo consideri tanto felice?”. Allora Solone sorrise, avendo sentito tutto ciò, e rispose: ”Non intendevo questa felicità, che tu dici. Tello fu più felice di te, perché lo fu sino alla fine della sua vita. Infatti arrivò alla fine della vita senza gravi sventure”.
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Dum Hannibal ab Urbem, post Cannensem victoriam, accedit, praesidia in arce, in Capitolio, in muris, ruri circa moenia ponuntur, in monte etiam Albano. Inter hunc tumultum Romae nuntiatum est Quintum Fulvium proconsulem Capua cum exercitu in auxilium profectus esse. Hannibal, infeste populatu agro Fregellano, per Anagninam regionem in agrum Labicanum pervenit. Hinc, Algido profectus, vicos infra Tusculum petivit et ad oppidum Gabios descendit. Inde in Pupiniam exercitum duxit et octo milia passuum a Roma posuit castra. In hoc tumultu Fulvius Flaccus, porta Capena cum exercitu in moenia ingressus, inter Esquilanam et Collinam portam, posuit castra. Eo consules senatusque convenerunt ut simul de rei publicae salute consulerent. Interea Hannibal ad Anienem fluvium tria milia passuum ab urbe castra admovit. Ibi stativis positis, ipse cum duobus milibus equitum ad portam Collinam usque ad Herculis templum est progressus atque, quam proxime poterat, moenia situmque urbis obequitans contemplabatur.
Mentre Annibale, dopo la vittoria di Canne, si avvicina a Roma, vengono posti presidi sulla rocca, sul Campidoglio, sulle mura, nella campagna intorno alle mura, anche sul monte Albano. Tra questo tumulto a Roma fu annunciato che era partito in aiuto da Capua il proconsole Quinto Fulvio con l'esercito. Annibale, saccheggiato pesantemente il territorio di Fregelle, giunse attraverso la regione di Agnani nel territorio di Labico. Di qui, avanzato dal monte Algido, assalì dei villaggi intorno a Tuscolo e discese verso la città di Gabii. Da lì condusse l'esercito in Pupinia e collocò l'accampamento a otto miglia da Roma. In questo tumulto Fulvio Flacco, entrato con l'esercito dentro le mura attraverso porta Capena, fra la porta Esquilina e la porta Collina pose l'accampamento. Qui convennero i consoli e il senato per consultarsi insieme riguardo l'incolumità dello stato. Frattanto Annibale avvicinò l'accampamento al fiume Aniene a tre miglia dalla città. Collocato lì l'accampamento stabile, egli stesso con duemila cavalieri avanzò verso la porta Collina fino al tempio di Ercole e, il più vicino possibile, osservava, cavalcando attorno, le mura e la posizione della città.
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Post cladem apud Pharsalum Pompeius, cum consilium adeundae Syriae deposuisset et magnum argenti pondus in naves imposuisset, quod ad bellandum utile videretur, duo mila hominum coegit, quos ioneos ad arma ferenda existimabat. Cum his Pelesium in Aegyptum pervenit. Ibi rex erat Ptolemaeus, qui, puer aetate et regnandi cupidus, sororem Cleopatram, bellum per amicos et socios gerendo, regno expulerat. Tunc amici regis, qui propter aetatem Ptolemaei in pricuratione regni erant, trepidare et timere ne Pompeio Aegyptum occupandi occasio praeberetur. Hi legatis, a Pompeio missis ad hospitium petendum, palam responderunt liberaliter et eum ad regem venire iusserunt, sed clam consilium eum interficiendi inierunt. Ad hoc faciendum Achillam praefectum regium et Lucium Septimium miserunt. Ita Ptolemaeus Pompeium per sicarios necavit et, adductus spe sibi amicitiam Caesaris parandi, caput adversarii obtruncatum ei tradendum curavit. Quo viso, Caesar illacrimasse dicitur.
Dopo la sconfitta presso farsalo, Pompeo avendo dato il consiglio di assalire la siria e avendo imbarcato molte libbre di argento, che credeva fossero utili per combattere, radunò due mila uomini, che considerava idonei per condurre la guerra. con questi raggiunse pelusio in egitto. qui il re tolomeo, che per la giovane età è desideroso di regnare, la sorella cleopatra, col combattere la guerra per gli amici e i soci, aveva allontanato dal regno. allora gli amici del re, che presso il tempo di tolomeo erano nell amministrazione del regno, trepidavano e temevano che a Pompeo fosse data l occasione di occupare l egitto Questi risposero volentieri ai luogotenenti, mandati da Pompeo per chiedere ospitalità e ordinarono che quello venisse dal re ma presero di nascosto la decisione di ucciderlo. Per tale fatto mandarono il prefetto regio Achilla e Lucio Settimio. Così Tolomeo uccise attraverso i sicari Pompeo e, spinto dalla speranza di offrire a se stesso l'amicizia di Cesare, ebbe cura di portargli la testa dell'avversario troncata. A tale visione, Cesare si dice che abbia pianto.
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Accidit etiam repentinum incommodum biduo, quo haec gesta sunt. Tanta enim tempestas cooritur, ut numquam illis locis maiores aquas fuisse constaret. Tum autem ex omnibus montibus nives proluit ac summas ripas fluminis superavit pontesque ambo, quos C. Fabius fecerat, uno die interrupit. Quae res magnas difficultates exercitui Caesaris attulit. Castra enim, ut supra demonstratum est, cum essent inter flumina duo, Sicorim et Cingam, spatio milium XXX, neutrum horum transiri poterat, necessarioque omnes his angustiis continebantur. Neque civitates, quae ad Caesaris amicitiam accesserant, frumentum supportare, neque ei, qui pabulatum longius progressi erant, interclusi fluminibus reverti neque maximi commeatus, qui ex Italia Galliaque veniebant, in castra pervenire poterant
Due giorni dopo questi avvenimenti accade una improvvisa disgrazia. Si scatena infatti un temporale così forte come non mai si diceva fosse accaduto in quei luoghi. Inoltre su tutti i monti si sciolsero le nevi e le acque superarono le più alte rive del fiume e in un solo giorno interruppero entrambi i ponti che C. Fabio aveva fatto costruire. La cosa recò all'esercito di Cesare grandi difficoltà. Infatti essendo l'accampamento, tra i due fiumi Sicori e Cinga, per un tratto di trenta miglia non era possibile passare né l'uno né l'altro e inevitabilmente tutti erano trattenuti in questo spazio ristretto; le città che si erano alleate con Cesare non potevano inviargli frumento e coloro che si erano molto allontanati per cercare foraggio, tagliati fuori dai fiumi, non potevano fare ritorno e non potevano giungere all'accampamento i grandi approvvigionamenti provenienti dall'Italia e dalla Gallia.