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Nascita di Scipione Africano versione latino Gellio
Quod de Olympiade, Philippi regis uxore et Alexandri matre, in historia Graecorum ...
traduzione libro il nuovo latina Lectio
Ciò che è scritto nella storia dei Greci di Olimpia, moglie del re Filippo e madre di Alessandro, si tramanda anche della madre di Publio Scipione, che fu soprannominato l'Africano. Infatti, sia Caio Oppio che Giulio Igino, come pure altri che scrissero intorno alla vita e alle gesta dell'Africano, narrano che la madre sua fu per molto tempo ritenuta sterile e Publio Scipione, al quale era sposata, disperava di avere figli. In seguito, nella propria camera, mentre essa dormiva da sola e nel proprio letto, essendo il marito assente, d'un tratto fu visto posarsi accanto a lei un enorme serpente, che, alle grida terrificate di coloro che l'avevano scorto, scomparve e non fu più possibile ritrovare. Lo stesso Publio Scipione riferì questo fatto agli aruspici, ed essi, dopo aver compiuto un sacrificio, risposero che avrebbe avuto dei figli. Infatti, e non molti giorni dopo che il serpente fu visto nel lotto, la donna cominciò a sentire i primi sintomi della gravidanza; poi, al decimo mese, partorì quel Publio Africano che in Africa, nella seconda guerra Punica, sconfisse Annibale ed i Cartaginesi.
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Due diversi destini versione latino Aurelio Vittore
traduzione libro latina lectio
Inviato come comandante contro i Cartaginesi durante la prima guerra punica, Gneo Duellio, poiché aveva visto che quelli erano molto forti sul mare, armò una flotta competitiva e, lui pe primo, collocò dei ramponi di ferro tra lo scherno dei nemici; così in combattimento arpionava le navi dei nemici, che finivano sconfitti e catturati. Imilco, comandante della flotta, fuggì a cartagine e chiese al senato, cosa ritenessero si dovesse fare. dal momento che tutti gli gridavano contro affinché combattesse, egli disse: "l'ho fatto e sono stato sconfitto". così evitò la crocifissione; infatti, presso i cartaginesi, il comandante era punito per le imprese militari fallimentari. Fu concesso a duellio di tornare con una fiaccola accesa e con l'accompagnamento di un flautista a spese del stato
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Appio Claudio consule susceptum est primum adversus Poenos bellum. Causa bellum ineundi haec fuisse dicitur. Cum Messanam, Siciliae urbem florentissimam, Carthaginienses et Hiero, Syracusanorum tyrannus, obsiderent, Appius Claudius Messanae auxilium ferendi gratia in Siciliam missus est. Qui, ad explorandos hostes, nave piscatoria traiecit fretum inter Italiam et Siciliae oram interiectum. Ad quem cito venerunt nuntii ab Hannone, Carthaginiensium duce, hortatum ut in Italiam regrederetur neve quid hostile contra Carthaginienses faceret, si pacem servare vellet. Cum vero consul nullas condiciones admitteret et imperiose peteret ut Poeni ab oppugnatione desisterent, iratus Hanno exclamavit se non esse passurum Romanos ne manus quidem in mari Siculo abluere. Non tamen impedire potuit quin Claudius consul in Siciliam legionem traduceret ut Poenos ex urbe Messana expelleret, deinde Hieronem apud Syracusas profligaret. Qui, tanto periculo territus et virtutem Romanorum admiratus, pacem cum eis fecit et petivit ut secum Romani perpetua amicitia forent.
La guerra contro i Cartaginesi fu intrapresa dapprima dal console Appio Claudio. Si dice che questa sia stata la causa che scatenò la guerra(lett. di cominciare la guerra). Mentre i Cartaginesi e Ierone, tiranno di Siracusa, cingevano d'assedio Messina, fiorentissima città della Sicilia, Appio Claudio fu inviato in Sicilia per portare aiuto a Messina. Egli, per poter spiare i nemici, attraversò con un battello da pesca lo stretto situato tra l'Italia e la costa della Sicilia. Ben presto da parte di quello giunsero ambasciatori presso Annone, comandante dei Cartaginesi, e lo esortarono a rientrare in Italia per non suscitare qualcosa di ostile contro i Cartaginesi, se voleva salvare la pace. In verità, poiché il console non accordò alcuna condizione e imperiosamente reclamò che i Cartaginesi desistessero dall'assalto, Annone, adirato, esclamò che non avrebbe sopportato che i Romani si lavassero nemmeno le mani nel mare siculo. Tuttavia non potè impedire che il console Claudio trasportasse la legione in Sicilia per cacciare i Cartaginesi dalla città di Messina e, quindi, sconfiggere Ierone presso Siracusa. Questi, messo in fuga da così grande pericolo, ma pure ammirando il valore dei Romani, fece con loro la pace e chiese che i Romani fossero con lui in perpetua amicizia.
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Sulla, contracto exercitu ad urbem rediit eamque armis occupavit. Marium cum filio et P. Sulpicio, ex urbe exturbavit et exules fecit. Sulpicium adsecuti equites Sullae in Laurentinis paludibus iugulaverunt. Marius post sextum consulatum annosque septuaginta natus, nudus hac limo obrutus circa paludem Maricae, oculis tantummodo hac naribus eminentibus, exstractus ex arundineto in quo se abdiderat, fugens Sullae equites consectantes, iniecto in collum loro, in carcerem Minturnensium perductus est.
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Gli uomini della preistoria versione latino
2 traduzioni divese per lo stesso titolo dal libro
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Olim in Germania et Gallia multae ac densae silvae erant: in cunctis silvis ferae multarum ...
Un tempo in Germania ed in Gallia c'erano molte e fitte foreste: in tutte quante le foreste si aggiravano fiere di molti tipi. Gli abitanti costruivano piccole capanne ai bordi delle foreste, e incalzavano con grande coraggio le belve con aste di legno e frecce oppure le catturavano con trappole. Infatti vivevano soltanto della cattura delle bestie e non esercitavano l'agricoltura, perché non amavano la vita operosa e dura degli agricoltori, ma alimentavano la loro vita solo con risse e rapine ed ignoravano le delizie dei lauti banchetti). Non desideravano l'opulenza e le ricchezze, cause di ignavia e di avidità.