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- Scritto da Anna Maria Di Leo
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Quaeramus ergo quid sit quod terram ab infimo moverat, quid tantam molem impellat, quid sit terra valentius...
Dunque ricerchiamo che cosa sia ciò che muova la terra dalle sue estreme profondità, che cosa spinga una massa così grande, perché essa talora tremi talora si calmi e si stabilizzi. Indaghiamo in che modo ora spinga verso l'interno i fiumi famosi per la loro grandezza, ora ne faccia sgorgare di nuovi (fiumi); perché talvolta faccia scaturire fonti di acque ardenti, talvolta le raffreddi; per quale ragione a volte faccia uscire dei fuochi attraverso il buco sconosciuto di un monte o di una roccia. Per quali cause e quando avvengano questi fenomeni, è argomento degno di essere esaminato. Ricerchiamo dunque che cosa sia ciò per cui accadono questi fenomeni: la loro ricerca mi è così gradita che, benché una volta da giovane abbia pubblicato un libro sui terremoti, tuttavia ho voluto mettermi alla prova e vedere se l'età ha aggiunto qualcosa o al sapere o quantomeno all'esattezza.
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Ad gallum qui in tecto gallinarii stabat...
Ad un gallo che stava sul tetto di un pollaio per vigilare che non venisse fatto alcun danno alle galline che dormivano dentro si avvicinò una volpe che desiderava rubare. (Questa) fermatasi dinanzi alla porta, disse così al guardiano crestato con parole ingannatrici: "0 Amico (vocativo), ti annuncio una grande gioia, poiché è stato concluso un patto di amicizia tra gli animali tale per cui non c'è più alcuna inimicizia tra pecore e lupi, tra serpenti e agnelli, tra galline e volpi. Ora calati dal tetto, affinché facciamo pace e amicizia allo stesso tempo". Il gallo, al quale era già noto il suo tranello, comprese che cosa avesse in mente la volpe ingannatrice e rispose così: "A me e a tutte le mie compagne le tue parole sono gradite, poiché tutti desideriamo la pace e la concordia. Dunque, attendi, mentre io chiamo il cane, affinché sia testimone del nuovo patto". La volpe, dopo che ebbe udito queste cose, temendo di essere divorata dal cane, se ne andò via in fretta, scusandosi di andarsene per il fatto che il nuovo patto non era ancora noto ai cani.
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Saepe novimus homines malos insidias blanditiis miscere et vim iuri ateferre et hoc modo probos ad eis maleficio affici...
Noi osserviamo che spesso gli uomini malvagi mischiano le insidie alle lusinghe e preferiscono la forza alla legge ed in questo modo gli onesti vengono da loro danneggiati.Io ricordo che il poeta Fedro raccontò una favoletta a questo proposito. Una cagna incinta poiché il parto aera vicino e non aveva alcuna tana, domandò ad un'altra cagna che le fosse permesso portare i propri cuccioli nella sua tana. Riuscì a ottenere in modo facile questa cosa. Quando però l'altra cagna cominciò a richiedere la propria tana, poiché essa stessa voleva rimandare la cosa, chiese con grandissime preghiere ancora un breve periodo, affinché i propri cuccioli crescessero e divenissero più forti. Riuscì a ottenere ciò per la seconda volta e di nuovo rimandò la cosa. Infine, dopo che i cuccioli furono diventati più forti e l'altra cagna ebbe nuovamente iniziato a chiedere la propria tana, non volle andarsene dal posto, ma disse: "Se sarai uguale a me e ai miei figli e oserai venire alla nostra tana, vieni. Allora paragoneremo le nostre forze e chi risulterà vincitore avrà la tana".
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Ut uxoriam fidem attingamus, haec exempla perlegamus. Aemilia Tertia, Africani Maioris uxor, ...
Per occuparci della fedeltà della moglie, valutiamo questi esempi. Emilia Terzia, moglie dell'Africano maggiore, la nonna dei Gracchi, fu di una compiacenza e di un'indulgenza così grande pur sapendo che al proprio marito era gradita una schiavetta, dissimulò questa, così che la propria insofferenza non accusasse l'Africano, dominatore del mondo, uomo valoroso. La sua mente, infatti, fu talmente lontana dalla vendetta che, dopo la morte dell'Africano, offrì in matrimonio a un suo liberto la schiavetta liberata. Sulpicia, pur essendo custodita con grande attenzione da sua madre, perchè non seguisse in Sicilia Lentulo Cruscellione, suo marito, che era stato proscritto dai triumviri, ciò nonostante messa una veste da schiava, con due schiave e altrettanti schiavi andò da lui con una fuga clandestina e non rifiutò di mettere se stessa tra i proscritti, in modo che la sua fedeltà verso il marito proscritto sembrasse evidente.
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Ut comperi legatos Allobrogum, belli Transalpini et tumultus excitandi causa, a Publio Lentulo esse sollicitatos ...
Appena ho saputo che gli ambasciatori degli Allobrogi erano stati istigati da Publio Lentulo a far nascere una guerra transalpina e disordini e che durante il ritorno in Gallia e che essi erano stati mandati in Gallia presso i propri cittadini con lettere e incarichi lungo lo stesso percorso verso Catilina e che si era unito a loro come compagno Tito Volturcio e che a questo erano state date le lettere per Catilina, capii che mi era stata offerta l'opportunità che l'intera cosa venisse colta in flagrante non solo da me, ma anche dal senato e da voi. E così ieri convocai da me i pretori Lucio Flacco e Gaio Pontino, uomini coraggiosissimi e affezionatissimi alla repubblica, esposi la cosa, spiegai che cosa (mi) sembrava opportuno che venisse fatto. Quelli poi senza alcun rifiuto e senza alcun indugio accettarono l'incarico e, mentre si faceva sera, giunsero di nascosto al ponte Milvio e lì si appostarono ai due lati nelle ville più vicine. Mentre gli ambasciatori degli Allobrogi iniziavano già a salire sul ponte Milvio con Volturnio, fu fatto un assalto contro di loro. Da quelli e dai nostri furono sguainate le spade. La cosa era nota soltanto ai pretori; era ignorata dagli altri.