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Phaedrus multas fabulas scripsit, sed clarissima...Iniustum est, sed superbus violentia semper vincit!
Fedro ha scritto molte favole, ma la più celebre narra a proposito di un lupo e di un agnello. Un delicato agnello vive lieto nei campi con gli altri agnelli, bruca erba tenera e beve limpida acqua. Un giorno un lupo feroce vede il povero agnello presso il piccolo ruscello e dice: "Tu rendi torbida la mia acqua". " O lupo, tu non dici il vero; l'acqua infatti giunge dalle tue labbra verso le mie!" Ma il lupo cattivo, adirato, dice molte altre falsità e infine afferra il timoroso agnello e lo divora. Non è giusto, ma un arrogante con la violenza vince sempre!
Versione tratta da Fedre
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Magnae fuit audaciae Odysseus, sed magnus quoque fuit Odyssei animus. Fuit etiam peritus nauta et strenuus dux. ...
Odisseo fu (uomo) di grande audacia, ma l'animo di Ulisse fu anche grande. Fu anche esperto marinai e comandante valoroso. Combatte a lungo con i troiani e con l'astuzia sconfisse un popolo tanto guerriero. Infatti Ulisse con un grande cavallo di legno procurò la sconfitta di Troia e la vittoria dei Greci. Ma egli fu afflitto da molte preoccupazioni: vagò per l'immenso mare, evitò moltissimi pericoli e si preservò da danni a fatica. Infine giunse nell'Isola dei Feaci, e raccontò agli abitanti dell'isola la guerra di troiana. Poco tempo dopo giunse ad Itaca e vendicò le offese dei Proci.
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Quia Romani in Numidia bellum gerunt contra Iugurtham...Ob magnas victorias Romae triumphum accipit.
Poiché i Romani combattono una guerra contro Giugurta, in Numidia, i Cimbri e i Teutoni occupano la Gallia e si riversano in Italia. Q. Servilio e Gn. Manlio sferrano un attacco contro i Cimbri e i Teutoni, ed è attaccata battaglia presso il fiume Rodano. Però i Romani sono sconfitti, e scappano. Poiché a Roma c'è molta paura a causa della vittoria di Cimbri e Teutoni, Mario torna indietro dall'Africa, raduna grandi truppe e sbaraglia i Teutoni presso Aquae Sextiae. In seguito annienta le truppe dei Cimbri nei Campi Raudii, poiché venivano in Italia. A seguito delle importanti vittorie, celebra il trionfo a Roma.
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L. Brutus, libertatis Romanae auctor,... amicorum iuvenem damnat, verberibus caedit atque occidit.
L. Bruto, istitutore della democrazia romana, è noto anche per la severità nei confronti dei figli. I figli di Bruto tentavano di riportare indietro la dominazione di Tarquinio il Superbo. Bruto aveva la carica più alta, e perciò voleva servire la patria. Pertanto cattura i figli, (li) percuote con dei bastoni davanti alla tribuna del giudice. Poi consegna i figli ad un littore. Il littore lega i giovani ad un palo e li uccide con la spada. M. Cassio osserva l'esempio di Bruto. Una volta veniva proposta una legge agraria dal figlio di M. Cassio, il tribuno della plebe Sp. Cassio, e gli animi dei cittadini erano allettati con molti altri progetti. Allora il vecchio padre accusa il figlio di volere il potere assoluto e condanna il giovane nel tribunale privato di parenti e amici, (lo) percuote con delle frustate e (lo) uccide.
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Alexandri Magni confidentiam et calliditatem cognosces... vel elusit vel implevit.
Capirai il coraggio e la furbizia di Alessandro Magno se avrai prestato attenzione all'episodio del nodo. Dopo la vittoria contro i Persiani al Granico, Alessandro arrivò nella città di Gordio. In quel luogo, nel tempio di Giove, c'era il giogo di Gordio. Gli antichi oracoli avevano predetto: "L'uomo che scioglierà il nodo del giogo, dominerà tutta l'Asia". Alessandro, quindi, desideroso della vittoria dall'oracolo, si recò nel tempio e cercò il nodo del giogo e lo osservò. Il giogo era grande, intricatissimo per i molti nodi intrecciati su se stessi; i nodi stessi nascondevano l'annodamento. Intorno ad Alessandro c'era una folla sia di Frigi e sia di Macedoni: il popolo Frigio era sospeso per l'attesa, i Macedoni erano preoccupati della sicurezza temeraria di Alessandro. Alessandro non lottò invano a lungo con i nodi nascosti, ma alla fine con la spada spezzò i nodi tutti quanti insieme: in questo modo si beffò ed esaudì anche il responso dell'oracolo.
Versione tratta da Curzio Rufo