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Tertio bello Punico Romani ad Africam bellum gesserunt... sic Roma ad potentiae fastigium pervenit.
Nella terza guerra punica i Romani fecero guerra in Africa e assediarono Cartagine con truppe innumerevoli. P. Scipione Emiliano, nipote dell'Africano, uomo coraggioso ed espero di arte militare, ebbe il supremo comando dell'esercito. Emiliano impedì ai Cartaginesi gli approvvigionamenti, poi, dopo un breve assedio, conquistò e saccheggiò la città. I Cartaginesi non ebbero nessuno scampo. Quasi tutti persero la vita nella difesa della città. Per ordine di Scipione, i soldati romani depredarono l'intera città e incendiarono tutti gli edifici, sacri e profani. Dopo pochi giorni, Scipione partì da Cartagine, marciò verso la Grecia e in breve tempo raggiunse Corinto. L'esercito dei Romani espugnò anche Corinto: così Roma giunse al culmine della potenza.
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Vetus poeta sic canit: O Romule, vir summae virtutis,...
Il vecchio poeta canta così: " O Romolo uomo di grandissima virtù, Roma fu fondata per te! Non solo avevi ampliato il numero dei cittadini con l'invasione dei popoli confinanti e con il rapimento delle sabine, avevi edificato nuove abitazioni, avevi creato il senato, avevi aumentato i guadagni dei campi con i frutti ma hai anche colmato tutti i nemici con la paura. Infatti quando improvvisamente i Fidenati invasero il campo romano e con un primo attacco occuparono molti luoghi, hai subito condotto fuori tutte le truppe. Dopo che collocarono una parte dell'esercito in posizione pronto all'imboscata, avanzasti con la restante parte delle milizie e con tutta la cavalleria; poi hai simulato la fuga ed hai trascinato i nemici verso il luogo dell'imboscata. Subito balzarono fuori (evolavere = evolo perfetto terza plurale) i fanti Romani mentre i cavalieri colpivano i fianchi dei nemici. I Fidenati con frecce e con giavellotti (veru, verus) combatterono con grande violenza (pugnavere = perfetto 3a plurale), ma non tollerarono l'assalto nemico; così hai vinto in breve tempo il combattimento, uomo (vocativo) abile e comandante valoroso.
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Ut antiqui scriptores narrant, apud flumen Alliam cornua Romani...
Come raccontano gli antichi scrittori, le ali dell'esercito Romano erano state sbaragliate dai Galli presso il Fiume Allia e le legioni erano state messe in fuga. I soldati dell'ala sinistra, impauriti, scapparono a Veio, pochi dell'ala destra andarono a Roma a difendere la rocca. Dopo la battaglia, al tramonto del sole, i Galli arrivarono alle la città e fissarono l'accampamento tra Roma e l'Aniene. Dopo che la sconfitta fu annunciata, una grande ansia pervase gli animi dei Romani. I cittadini temevano un imminente assalto dei nemici; dall'accampamento dei Galli sentivano urla e canti disumani, e la mente dipingeva i loro aspetti terrificanti. I Romani non avevano più un esercito; perciò non difesero la città. Su ordine del Senato e su esortazione dei magistrati tutti gli uomini adatti alle armi andarono sulla rocca del Campidoglio, le donne e i vecchi cercarono la salvezza nelle città vicine a Roma. Le donne abbandonarono le (loro) case con pianti e gemiti. Al levar del sole i Galli occuparono la città e incendiarono le case.
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Puer in fluvio magnis undis se lavabat. Improviso unda puerum fere totum mersit...
Un fanciullo si lavava in un fiume dalle grandi onde. Improvvisamente un'onda sommerse quasi del tutto il fanciullo. Un uomo camminava sulla riva e lo vide. Allora il ragazzo implorò l'uomo: "Salvami! Tirami fuori dal fiume!". Ma l'uomo non si diede cura dell'invocazione e lo rimproverò placidamente: "Sei uno sciocco o fanciullo. D'ora in poi devi evitare l'acqua del fiume". Allora il fanciullo gli rispose: "Ora soccorrimi uomo, conserva per dopo i rimproveri!".
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A Tarentinis Romanorum legatis iniuria mota erat; ...
Era stato fatto un oltraggio dai Tarantini agli ambasciatori romani perciò dal popolo romano fu proclamata una guerra contro i Tarantini. I Tarentini chiesero truppe/aiuto a Pirro, re dell'Epiro. Pirro condusse in Italia i suoi soldati e molte truppe furono inviate dal popolo romano contro il re. I romani tuttavia poiché erano impauriti dalla forma degli elefanti ancora sconosciuta, furono sbaragliati ad Eraclea e messi in fuga. Dopo il combattimento da Pirro fu inviato Cinea come ambasciatore per la pace a Roma, ma per deliberazione del Censore Claudio la pace fu rifiutata e la guerra rinnovata. Allora Pirro combattè di nuovo contro i Romani, fu vinto a Malevento e cacciato dall'Italia.