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Quidam pater familias cum decessurus esset...
Un padre di famiglia stando per morire possedendo nient'altro da lasciare ai figli, se non una piccola vigna (eccetto che una piccola vigna), chiamò i figli a sé e disse così: "Ormai sto per andarmene da questa vita, figli miei; la morte infatti sopraggiunge, non tarderà molto. Voi effettivamente pensate che io non vi lascerò niente, sapendo che io sono sempre stato nell'indigenza. Ora in verità vi rivelerò una cosa inaspettata: nella mia vigna è stato nascosto un tesoro, che dopo la mia morte cercherete diligentemente affinché possiate trovarlo. " Così i figli, avendo fatto le cose giuste al padre, (i convenevoli per il padre), pensavano il tesoro era stato sotterrato nella vigna ed iniziarono a scavare la terra più profondamente in essa e la rivoltarono interamente (tutta). In verità non trovarono alcun tesoro; ma la vigna lavorata diligentemente produceva frutti rigogliosi. Allora i figli compresero che il padre voleva dire che la fatica e l'ingegnosità sono il tesoro più grande.
(By Maria D. )
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Cum ex Aegypto fugirent, Hebraei, postquam ultra mare Rubrum pervenerant, diu vastam solitudinem peragrarunt. Deerat panis, at Deus ipse eos aluit; e caelo per dies cecidit cibus, quem appellaverunt mannam. Inerat huic cibo gustus similae cum melle mixtae. Interdum etiam defuit aqua, at iussu Dei Moyses rupem virgā percutiebat et continuo fontes aquae dulcis erumpebant. Mense tertio ad montem Sinai pervenire potuerunt.
Quando erano in fuga dall'Egitto, gli Ebrei, dopo che furono giunti al di là del Mar Rosso, percorsero per lungo tempo un vasto deserto. Mancava il pane, ma Dio stesso li nutrì; per giorni dal cielo cadde cibo, che chiamarono "manna". In questo cibo era presente un sapore di farina mista a miele. A volte mancò anche l'acqua, ma, per ordine di Dio, Mosè percuoteva la roccia con il bastone, ed immediatamente scaturivano sorgenti di acqua dolce. Al terzo mese riuscirono ad arrivare al monte Sinai.
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Helvetii, quod timore perterritos Romanos discedere a se existimabant, commutato consilio atque itinere converso nostros a novissimo agmine lacessere inceperunt. Cum id animadvertisset, copias suas Caesar in proximum collem subduxit, equitatumque ut sustineret hostium impetum misit. Ipse interim in colle medio triplicem aciem instruxit legionum quattuor veteranorum; sed in sum- mo iugo duas legiones, quas in Gallia citeriore proxime conscripserat, et omnia auxilia collocari, ac montem hominum compleri, et interea sarcinas in unum locum colligi, et eum muniri iussit. Helvetii impedimenta in unum locum collegerunt; ipsi confertissima acie, reiecto nostro equitatu, phalange facta sub primam nostram aciem successerunt.
Gli Elvezi, poiché pensavano che i Romani, spaventati, si allontanassero da loro, mutato il piano e invertito il percorso, iniziarono a provocare i nostri dalle retrovie. Quando si fu accorto di ciò, Cesare ritirò le sue truppe su un colle vicino e mandò la cavalleria a respingere l'assalto dei nemici. Nel frattempo egli stesso dispose a metà del colle un triplice schieramento di quattro legioni di veterani; ma ordinò che sulla cima venissero posizionate le due legioni che aveva arruolato di recente nella Gallia citeriore, e tutte le truppe ausiliarie, e che il monte fosse riempito di uomini, e nel frattempo che fossero radunate le salmerie in un unico luogo e che esso fosse difeso. Gli Elvezi raccolsero le salmerie in un solo luogo; essi stessi, dopo che la nostra cavalleria fu stata respinta, formata la falange, in fittissimo schieramento avanzarono fino alla nostra prima linea.
Versione tratta da Cesare
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Magistra dicit...
La maestra dice: "Oggi noi siamo in aula e narriamo una bella favola alle alunne". Le alunne sono attente: infatti la favola è gradita alle fanciulle. Ma Valeria non ascolta le favole della maestra, ma le battute di Paola. Così, mentre la maestra narra, le due amiche ridono tra loro. Allora la maestra dice: "Valeria e Paola, siete sciocche!".
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Hannibal, Poenorum dux magnae calliditatis, ... quia Hannibalis insidiae a Flaminio detectae non erant.
Il cartaginese Annibale, comandante di grande astuzia, dopo che era giunto al lago Trasimeno attraverso l'Etruria, depredò tutti i campi tra la città di Cortona e il lago Trasimeno, poi collocò l'accampamento in un luogo indifeso e prominente tra il lago ed i monti. A quel punto condusse i soldati armati alla leggera dietro il monte, e nascose la cavalleria in una gola tra i monti; la restante parte delle truppe nello schieramento fu schierata in campo davanti all'accampamento. Intanto il giorno prima, al tramonto del sole, le truppe dei Romani le quali erano giunte al lago dalla parte opposta, su comando del console Flaminio. Il comandante dei Romani, quando vide l'accampamento e le truppe dei Cartaginesi, avanzò in direzione del nemico con l'intero esercito, perché l'imboscata di Annibale non era stata scoperta da Flaminio.