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Cum esset Caesar in citeriore Gallia in hibernis, ut demonstravimus, rumores …
Mentre Cesare si trovava nella Gallia Cisalpina, nell’accampamento invernale, come abbiamo spiegato, arrivavano delle voci in merito ad una rivolta dei Belgi. I Belgi abitavano un terzo della Gallia, e spesso si scontravano con i Germani: i Germani, infatti, poiché erano potenti e temerari in guerra, superavano continuamente il fiume Reno allo scopo di fare bottino nelle terre dei Belgi, e i Romani non impedivano tali torti. I Belgi avevano un grande odio contro l’esercito Romano, dunque organizzavano una rivolta. Dopo che i piani dei Belgi furono arrivati alle orecchie di Cesare tramite i messaggeri e tramite una lettera di Labieno, egli ordinò che nella Gallia Cisalpina fossero arruolate due nuove legioni, e che il luogotenente Q. Pedone fosse mandato nella Gallia più interna. Anche Cesare, più tardi, dopo che ebbe lasciato l’accampamento, arrivò presso il territorio dei Belgi, per reprimere la sollevazione sin dal principio.
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Die Thetis nuptiarum cum Peleo, Iuppiter omnes deos praeter Discordiam …
Nel giorno delle nozze di Teti con Peleo, Giove aveva invitato per il banchetto tutte le dee fuorché la Discordia. Dopo che la Discordia fu sopraggiunta e non fu stata fatta entrare, dalla porta lanciò sul tavolo una mela e disse: Che venga presa dalla più bella! Giunone, Venere e Minerva, cominciarono a rivendicare per sé la bellezza e così ne uscì un grande litigio. Giove ordinò a Mercurio di portare le dee sul monte Ida presso Alessandro Paride, affinché giudicasse. Giunone promise a Paride il dominio del mondo e una smisurata ricchezza; Minerva promise al giovane la saggezza e la conoscenza di tutte le cose; Venere invece offrì a Paride Elena, figlia di Tindaro e moglie di Menelao. Dato che Elena superava tutte le donne in fatto di bellezza, Paride considerò il dono di Venere superiore agli altri, e la giudicò vincitrice; a causa del giudizio di Paride Giunone e Minerva furono ostili ai Troiani. Alessandro, su istigazione di Venere, portò Elena a Troia e la ebbe in matrimonio.
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Puer divinus, Apollo sive Phoebus, Iovis et Latonae filius, in insula Delo cum …
Fanciullo divino, Apollo ossia Febo, figlio di Giove e di Latona, nacque sull’isola di Delo con la sorella Diana. Era il dio della medicina, della musica, della poesia, della divinazione: di mattina, quando si vedeva il sole in cielo, era lecito innalzare preghiere al dio. Apollo era anche capo delle nove Muse, per le quali dai poeti erano scritti molte opere poetiche. Gli antichi chiamavano le Muse Calliope, Clio, Melpomene, Talia, Euterpe, Tersicore, Erato, Polinnia e Urania. Le Muse non erano mai ai banchetti degli dei, ma vivenao sul monte Elicona. Molti templi furono dedicati ad Apollo, anzitutto il tempietto di Delfi. Spesso Apollo ordinava alla sacerdotessa Pizia di fornire oracoli. Apollo e le Muse proteggevano le arti e la letteratura. Anche nel foro romano, presso le tribune degli oratori, c’era il tempio di Apollo: i Romani lo avevano edificato per un antico giuramento.
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Fortuna dea caeca est, quia magna cum inconstantia bona aut mala viris distribuit. Vita Croesi …
La Fortuna è una dea cieca, perché assegna beni e sciagure agli esseri umani con grande incoerenza. La vita di Creso, il re della Lidia, è uno straordinario esempio della volubilità della Fortuna. Creso aveva tutti i beni: era ricco, e aveva un regno grande e prospero. Tutti i maggiorenti dei Greci e dei Persiani aspiravano a gareggiare con Creso in ricchezza. Ma solo i saggi conducono una vita felice, perché non invocano la Fortuna e neppure la temono: hanno tutti i beni autentici con sé nell’animo. Anche la vita di Creso venne sconvolta dalle avversità, dopo che gli dei avevano suggerito al re, nel corso di un sogno, la prematura morte del figlio a causa di un giavellotto. Il re aveva fatto in modo che i servitori portassero via dalla camera del figlio tutte le armi, ma invano. In seguito, quando venne sconfitto dai Persiani, Creso perse oltre al figlio anche il regno e la ricchezza.
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Secundo bello Punico apud Zamam Hannibal victus est a P. Cornelio Scipione, qui ob victoriam …
Durante la seconda guerra Punica, presso Zama, Annibale fu sconfitto da P, Cornelio Scipione, che a seguito della vittoria venne soprannominato “l’Africano”. Dopo la disfatta i due illustri comandanti, Scipione ed Annibale, un giorno vennero a colloqui e fecero questo discorso. Scipione chiese: Quale comandante consideri il più grande di tutti i tempi? Annibale rispose: Ritengo certamente Alessandro, il re dei Macedoni, il comandante più grande; da fanciullo, infatti, io apprezzai molto Alessandro, ed avrei voluto compiere le sue imprese. Metto Alessandro al primo posto non soltanto perché con truppe esigue in Asia sbaragliò eserciti innumerevoli, ma anche perché compì una marcia lunga e ardua al fine di visitare le coste più lontane della Terra. Scipione allora chiese: Quale consideri il secondo? Annibale rispose: Considero secondo Pirro, il re dell’Epiro, perché per primo insegnò a collocare l’accampamento e a posizionare le guarnigione difensive. Alla fine Scipione chiese: Quale consideri il terzo? Annibale rispose: Considero me il terzo tra i comandanti più grandi, perché giunsi in Italia attraverso le Alpi e uscii sempre vincitore contro le legioni dei Romani; e se ti avessi sconfitto, avrei ritenuto me il primo, davanti al re Alessandro.