- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Themistocles, Neocli filius, Atheniensis erat. Vitia adulescentiae emendata sunt in Themistocle …
Temistocle, figlio di Neocle, era ateniese. I vizi della giovinezza furono compensati nelle grandi virtù di Temistocle, al punto che nessun cittadino viene anteposto a Temistocle e pochi si reputano uguali. Temistocle tuttavia, poiché era stato poco apprezzato dai genitori, perché da un lato viveva con dispendiosità e dall'altro non si preoccupava del patrimonio familiare, fu diseredato dal padre. Un oltraggio tanto grande non avvilì l'animo dell'uomo, ma lo incitò e, per cancellare tale offesa, egli dedicò l'intero talento allo Stato, mettendosi al servizio in maniera piuttosto scrupolosa degli amici e della buona reputazione. Si dava da fare nei processi privati, senza Temistocle non si portava a termine nessuna faccenda. E non era meno capace nelle azioni che nelle valutazioni, poiché – come dice Tucidide – giudicava correttamente e faceva con sagacia ipotesi intorno alle cose future. Così avvenne che, in breve tempo, divenne celebre.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Aesopus de graculo superbo fabulam nobis tradidit, ne vitam degeremus nostram …
Esopo ci ha tramandato il racconto della cornacchia boriosa, affinché non trascorressimo la vita disprezzando la nostra indole. Dopo che a un pavone furono cadute le piume, una cornacchia, gonfia di futile boria, si affrettò a raccoglierle e con le penne abbellì il corpo; poi, disprezzando le altre cornacchie, si unì al bel branco dei pavoni. I pavoni, appena scoprirono l'inganno, strapparono le piume allo sfacciato uccello, e lo misero in fuga con i becchi. Dopo essere stata malmenata, lamentandosi per le ferite e per l'offesa, ritornò presso la propria specie, ma venne respinta dalle altre cornacchie che dissero: Tu hai disprezzato la tua specie, perciò hai meritato l'offesa dei pavoni e adesso l'allontanamento. In maniera simile, tutti coloro che si saranno discostati dalle tradizioni passate, perderanno gli amici e si troveranno in grossi guai.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Romanis tria nomina erant: praenomen, nomen et cognomen. Multa nomina …
I Romani avevano tre nomi: prenome, nome e cognome. Conosciamo molti nomi che il maestro ci ha insegnato. A Roma erano frequenti questi nomi: Emilio, Antonio, Claudio, Decio, Fabio, Fulvio, Orazio, Giulio, Livio, Mario, Ottavio, Tullio, Valerio. I nomi erano derivati dalla famiglia. Alle donne romane veniva dato dai padri il solo nome della famiglia. Dopo la nascita, i padri sollevavano le figlie e dicevano: “È mia figlia”. Poi davano il nome alla figlia. Immaginiamo di essere a Roma, nell’antica città. Un padre che ha nome Marco Valerio dà il nome a sua figlia e la chiama Valeria affinché sia ubbidiente al costume degli antenati. In casa è un giorno di grande gioia. La madre è lieta, poiché ha partorito la figlia e il padre ha riconosciuto la figlia. Spesso a quei tempi il padre “esponeva” le figlie o i figli, cioè li metteva in strada e li abbandonava. In casa sono tutti lieti. Tutti i parenti accorrono al fine di celebrare l’arrivo di Valeria con un banchetto. Oltre ai nomi, abbiamo imparato anche molti cognomi dai libri degli scrittori romani: Bruto, Catone, Cicerone, Rufo, Catullo, Cincinnato. Alle donne non venivano dati cognomi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Evenit ut Numa Pompilius, cum nec patricius nec civis Romanus esset, sed populi …
È accaduto che Numa Pompilio, pur non essendo né un patrizio, né un cittadino romano, regnò tuttavia a Roma per ordine del popolo. Poi Lucio Tarquinio, sebbene fosse figlio di Demarato di Corinto, quindi forestiero, fu fatto re. Servio Tullio, dopo Lucio Tarquinio, pur essendo stato procreato da una prigioniera di Cornicolo, governò il regno con intelligenza e capacità. Romolo, padre di Roma, accolse T. Tazio Sabino alla partecipazione del potere regio. Dopo che i re erano stati cacciati, non soltanto accogliemmo la famiglia Claudia dai Sabini nella cittadinanza, ma addirittura nel novero dei patrizi. Però, dopo che i re furono cacciati, sono stati nominati soltanto consoli patrizi. Gli antichi non ebbero avversione per i re forestieri, né Roma fu chiusa alla virtù straniera: perciò, o Romani, che sia nominato un console plebeo, affinché non sia inutile l’esempio degli antichi!
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Pater meus, cum parvi agri erus esset, in Flavii ludum me non misit – ibi cum loculis …
Mio padre, poiché era proprietario di un piccolo campo, non mi mandò alla scuola di Flavio – lì si recavano con le cassette e le tavolette di cera i figli dei centurioni più ricchi. Accadde che una volta mio padre mi portasse, da bambino, a Roma, affinché imparassi le arti che i figli dei cavalieri e dei senatori imparano. Quindi, poiché tutti mi credevano ricco per antichissimo patrimonio familiare, per le strade di Roma camminavo con una veste sontuosa e con molti servitori. Non aggiungerò molte cose: crebbi nella pudicizia, primo segno di virtù; mio padre mi preservò da ogni cosa vergognosa, mi ammoniva di non cercare il guadagno a ogni costo. A causa di queste cose si deve a mio padre una grande lode da parte mia.