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MINOSSE DICHIARA GUERRA AGLI ATENIESI
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo versione n. 83 pag. 274 libro Greco Terza Edizione Sansoni
Androgeo, distinguendosi dai figli di Minosse per forza e coraggio, giunse ad Atene, mentre le Panatenee si portavano a compimento, quando regnava Egeo. Nelle gare batte tutti gli atleti e diventa amico ai figli di Pallante. Là Egeo sospettava dell’amicizia tra Androgeo e i figli di Pallante: temeva infatti l’aiuto di Minosse ai figli di Pallante e l’abolizione del governo. Dunque il giovane dirigendosi verso Tebe a tal proposito, ordina che alcuni indigeni intorno ad Enoe in Attica lo uccidano con l’inganno. Minosse viene a sapere della disgrazia tramite il figlio e giunse ad Atene domandando giustizie dell’uccisione di Androgeo. Poiché nessuno si dirige a lui, dichiara guerra contro gli Ateniesi.
Altra proposta di traduzione
Poiché Androgeo tra i figli di Minosse eccelleva per forza e coraggio si recava ad Atene, perché si celebravano i giochi Panatenei, mentre era re Egeo. Vince nelle gare tutti gli atleti e diventa amico per i figli di Pallante. Quindi Egeo sospettava l’amicizia con Androgeo e dei figli di Pallante; temeva infatti l’aiuto di Minossse ai figli di Pallante e il sottrarre il potere. Mentre dunque il giovane andava a Tebe per uno spettacolo, ordina che alcuni del paese del seguito di Enoe dell’Attica lo uccida con inganno. Minosse viene informato della sventura contro il figlio e si recava ad Atene chiedendo giustizia dell’uccisione di Androgeo. Poiché nessuno gli si avvicinava, dichiara guerra conto gli Ateniesi.
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MORTE DI EPAMINONDA
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
TRADUZIONE
Epaminonda fu portato ancora vivo all'accampamento e quando i medici convocati presso di lui dichiararono che, appena la lancia fosse stata estratta dalla corazza, sarebbe sopraggiunta la morte, la affrontò con grande coraggio. Infatti anzitutto, chiamato lo scudiero, gli chiese se avesse salvato lo scudo. dopo che quello rispose positivamente e glielo mise davanti agli occhi, gli chiese quale delle due parti avesse vinto e come lo scudiero rispose che avevano vinto i beoti disse: "questo è il momento di morire" e gli ordinò di strappargli la lancia.
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NON DEPORREMO LE ARMI
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
Ξερξης, αγγελους αποστειλας, παρηγγειλε τοις Σπαρτιαταις τα μεν οπλα αποθεσθαι και αυτους συμμαχους ειναι Περσων βασιλεα δε δωσειν αυτοις χωραν πλειω και βελτιω. Οι δε Σπαρτιαται, ακουσαντες των αγγελων, απεκριναντο· «Τα μεν οπλα ουκ αποθησομεθα πως ανευ οπλων βασιλει συμμαχησομεν; Ει δε πολεμησομεν αυτω, πως γενναιως αμυνουμεθα; Χωραν δε ου δια κακιας, αλλα ον αρετης κτασθαι πατριον εστιν». Βασιλευς δε ταυτα ακουσας Δημαρατον, Σπαρτιατων βασιλεα, ος παρ' αυτω διετριβεν, ηρωτησεν· «Αρα οι Σπαρτιαται προς τας εμας δυναμεις αντιταξασθαι τολμησουσιν; ». Ο δε Δημαρατος απεκρινατο· «Ω βασιλευ, συ αυτος των Ελληνων ανδρειαν ουκ αγνοεις· εχεις γαρ εν τη στρατια Ελληνικους μισθοφορους· μη ουν νομισης τους Σπαρτιατας υπερ της Ιδιας ελευθεριας αγωνιζομενους ηττον κινδυνευσειν η τους υπερ της σης αρχης».
TRADUZIONE
Avendo Serse inviato messaggeri disse (annunciò) agli spartani che consegnassero le armi e fossero alleati dei persiani; che il re avrebbe offerto loro (lett. a loro) una regione più grande e migliore. Gli spartani invece, avendo nascosto i messaggeri risposero: "Non consegneremo le armi: come combatteremo contro il re senza le armi? Se ci opponiamo a lui come combatteremo nobilmente? Ottenere la regione non con il disonore ma con la virtù è tradizionale". Il re avendo ascoltato ciò interrogò Demerato, re degli spartani, il quale era impegnato accanto a lui: "Forse che gli spartani oseranno opporsi alle mie forze?" Demerato rispose: "O re, non ignori tu stesso il valore dei Greci; dunque non penserai che gli spartani che lottano per la propria libertà correranno meno pericoli di quelli per il tuo comando.
Opinioni degli antichi sulle piene del Nilo - versione greco Diodoro Siculo da Il nuovo lingua greca
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OPINIONI DEGLI ANTICHI SULLE PIENE DEL NILO
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Il nuovo lingua greca
TRADUZIONE
Talete diceva che i venti che soffiano contro le foci del Nilo, impedivano al fiume di riversarsi in mare e per questo inondavano l'Egitto. Invece Erodoto diceva che il Nilo per natura diventa tanto grande in base alla piena, in inverno il sole assorbe molta umidità dal fiume e per questo diventa minore per natura.
Agatarchide diceva che ogni anno sui monti presso l'Etiopia vi erano piogge continue a partire dal solstizio d'estate fino all'equinozio d'autunno. Dunque è palese che in inverno il Nilo si riduce, invece in estate aumenta. Invece Anassagora diceva che la causa dell'inondazione era la neve che si scioglie in Etiopia. Ma ciò non ha bisogno di confutazione, infatti è noto a tutti che a causa dell'eccesso di calore è impossibile che la neve cada in Etiopia.
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ORFEO
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Astrea
TRADUZIONE
Orfeo arrivò a tal grande fama che sembrava ammaliare con il canto sia le belve feroci che le piante. Ma occupatosi di educazione e avendo appreso i racconti sulla teologia, si recò in Egitto e là, dopo aver imparato, diventò il più grande tra i greci nella teologia, nell'arte poetica e nei canti. Fece una grande spedizione militare anche con gli argonauti e, per l'amore verso una donna, osò scendere nell'Ade straordinariamente. Dopo aver sedotto Persefone, la persuase ad assecondare i (suoi) desideri, a concedere di far risalire dall'Ade sua moglie che era morta.