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Meltemi pagina 267 numero 270
Απο δε τουτων των καιρων λοιπον ηδε κατα συ συνεχες επ' αυτων των πραγματων πειραν αυτων διδοντες αλληλοις .... πολεμω την των Ελληνων εις τουτο το μερος ευχερειαν.
Da quella volta in poi, proseguendo nella condotta reale della vita per dare prova a vicenda del loro valore, essi vennero a considerarsi reciprocamente con un affetto simile a quello di un padre e di un figlio o di relazioni vicine. . ...(CONTINUA)
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"εἰμὶ τοιγαροῦν Ἀννίβας ἐκεῖνος, ὃς μετὰ τὴν ἐν Κάνναις μάχην σχεδὸν ἁπάσης Ἰταλίας ἐγκρατὴς γενόμενος μετά τινα χρόνον ἧκον πρὸς αὐτὴν τὴν Ῥώμην, καὶ στρατοπεδεύσας ἐν τετταράκοντα σταδίοις ἐβουλευόμην ὑπὲρ ὑμῶν καὶ τοῦ τῆς ὑμετέρας πατρίδος ἐδάφους πῶς ἐστί μοι χρηστέον, ὃς νῦν ἐν Λιβύῃ πάρειμι πρὸς σὲ Ῥωμαῖον ὄντα περὶ τῆς ἐμαυτοῦ καὶ τῶν Καρχηδονίων σωτηρίας κοινολογησόμενος. εἰς ἃ βλέποντα παρακαλῶ σε μὴ μέγα φρονεῖν, ἀλλ' ἀνθρωπίνως βουλεύεσθαι περὶ τῶν ἐνεστώτων· τοῦτο δ' ἐστὶ τῶν μὲν ἀγαθῶν ἀεὶ τὸ μέγιστον, τῶν κακῶν δὲ τοὐλάχιστον αἱρεῖσθαι. τίς οὖν ἂν ἕλοιτο νοῦν ἔχων πρὸς τοιοῦτον ὁρμᾶν κίνδυνον οἷος σοὶ νῦν ἐνέστηκεν; ἐν ᾧ νικήσας μὲν οὔτε τῇ σαυτοῦ δόξῃ μέγα τι προσθήσεις οὔτε τῇ τῆς πατρίδος, ἡττηθεὶς δὲ πάντα τὰ πρὸ τούτου σεμνὰ καὶ καλὰ δι' αὑτὸν ἄρδην ἀναιρήσεις".
Sono io quel celebre Annibale, io che dopo la battaglia di Canne diventato padrone di quasi tutta l'Italia giunsi non molte tempo dopo vicino alla stessa Roma e che accampandomi a Quaranta stadi di distanza decisi che cosa fare di voi e della vostra terra patria. Ed ora eccomi qui in Libia ridotto a parlare con te, un romano, della salvezza mia e dei cartaginesi. Ti invito mentre consideri tutto questo, a non insuperbirti, ma a decidere sul presente come è giusto che faccia un uomo. Il che significa scegliere sempre il bene più grande e il male meno grave. Quale persona allora dotata di senno sceglierebbe di andare incontro ad un rischio come quello che adesso incombe su di te? in caso di vittoria non ingrandirai affatto la tua fama ne quella della tua patria. Se perdi invece annullerai del tutto anche quanto di illustre e di bello hai compiuto prima d'ora
Altra proposta di traduzione
Io sono quell’Annibale che dopo la battaglia di Canne tenni in scacco quasi tutta l’Italia, che poco tempo dopo mi avvicinai alla stessa Roma e dopo aver posto il campo a quaranta stadi di distanza dalla città fui arbitro della vostra vita e della vostra patria: ora mi trovo in Africa, ridotto a trattare, con te che sei Romano, della salvezza mia e dei Cartaginesi. Ti esorto dunque a considerare tutto questo e a non insuperbire, ma a provvedere da uomo nelle presenti circostanze: cioè a scegliere sempre fra i beni il maggiore, fra i mali il minore. Chi, essendo avveduto, vorrebbe affrontare un pericolo quale quello che ora ti sovrasta? Se sarai vincitore in questa battaglia non potrai accrescere di molto la tua fama, né quella della tua patria; se sarai vinto distruggerai il frutto di tutte le tue nobili e splendide imprese compiute.
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τετρυμένοι γὰρ ἐν τῷ περὶ Σικελίας πολέμῳ συνεχῶς ἤλπιζον ἐπιτελεσθεισῶν τῶν διαλύσεων ἀναπνοῆς τινος τεύξεσθαι καὶ καταστάσεως εὐδοκουμένης. συνέβαινε δ' αὐτοῖς τἀναντία· μείζονος γὰρ ἐνίστατο πολέμου καταρχὴ καὶ φοβερωτέρου. πρόσθεν μὲν γὰρ ὑπὲρ Σικελίας ἠμφισβήτουν Ῥωμαίοις, τότε δὲ περὶ σφῶν αὐτῶν καὶ τῆς πατρίδος ἔμελλον κινδυνεύσειν, πόλεμον ἀναλαμβάνοντες ἐμφύλιον. πρὸς δὲ τούτοις οὐχ ὅπλων πλῆθος, οὐ ναυτικὴ δύναμις, οὐ πλοίων κατασκευὴ παρ' αὐτοῖς ἦν, ὡς ἂν τοσαύταις ναυμαχίαις περιπεπτωκότων· καὶ μὴν οὐδὲ χορηγιῶν διάθεσις οὐδὲ φίλων οὐδὲ συμμάχων τῶν βοηθησόντων ἔξωθεν ἐλπὶς οὐδ' ἡτισοῦν ὑπῆρχεν. διὸ καὶ τότε σαφῶς ἔγνωσαν ἡλίκην ἔχει διαφορὰν ξενικὸς καὶ διαπόντιος πόλεμος ἐμφυλίου στάσεως καὶ ταραχῆς. οὐχ ἥκιστα δ' αὐτοὶ σφίσι τῶν τοιούτων καὶ τηλι κούτων κακῶν ἐγεγόνεισαν αἴτιοι.
Estenuati infatti, dalla guerra per la sicilia, avevano sperato, appena conclusa la pace di godere di un certo respiro e di uno stato di cose favorevole; ed invece capitava loro il contrario; ecco infatti sorgere l'inizio di una guerra ben più grave e formidabile. Che se prima avevano conteso con i romani per il possesso della Sicilia, ora stavano per giocare la vita e la loro patria, intraprendendo una guerra intestina. Oltre a ciò non c'erano presso di loro riserve di armi, né flotta di guerra, né apparecchi marittimi, dopo tante sconfitte navali; e neppure avevano disponibilità di mezzi guerreschi né una qualsivoglia speranza d'amici o di alleati che, di fuori, avessero a soccorrerli. Compresero dunque allora quale differenza corresse tra una guerra esterna e una trasmarina ed una ribellione e una rivoluzione intestina. Eppure essi stessi erano non ultima causa di tali e tanti mali.
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παραπλησίως οὐδὲ δημοκρατίαν, ἐν ᾗ πᾶν πλῆθος κύριόν ἐστι ποιεῖν ὅ, τι ποτ' ἂν αὐτὸ βουληθῇ καὶ πρόθηται παρὰ δ' ᾧ πάτριόν ἐστι καὶ σύνηθες θεοὺς σέβεσθαι, γονεῖς θεραπεύειν, πρεσβυτέρους αἰδεῖσθαι, νόμοις πείθεσθαι, παρὰ τοῖς τοιούτοις συστήμασιν ὅταν τὸ τοῖς πλείοσι δόξαν νικᾷ, τοῦτο καλεῖν δεῖ δημοκρατίαν. διὸ καὶ γένη μὲν ἓξ εἶναι ῥητέον πολιτειῶν, τρία μὲν ἃ πάντες θρυλοῦσι καὶ νῦν προείρηται, τρία δὲ τὰ τούτοις συμφυῆ, λέγω δὲ μοναρχίαν, ὀλιγαρχίαν, ὀχλοκρατίαν. Πρώτη μὲν οὖν ἀκατασκεύως καὶ φυσικῶς συνίσταται μοναρχία, ταύτῃ δ᾽ ἕπεται καὶ ἐκ ταύτης γεννᾶται μετὰ κατασκευῆς καὶ διορθώσεως βασιλεία. Μεταβαλλούσης δὲ ταύτης εἰς τὰ συμφυῆ κακά, λέγω δ᾽ εἰς τυραννίδ᾽, αὖθις ἐκ τῆς τούτων καταλύσεως ἀριστοκρατία φύεται. Καὶ μὴν ταύτης εἰς ὀλιγαρχίαν ἐκτραπείσης κατὰ φύσιν, τοῦ δὲ πλήθους ὀργῇ μετελθόντος τὰς τῶν προεστώτων ἀδικίας, γεννᾶται δῆμος. Ἐκ δὲ τῆς τούτου πάλιν ὕβρεως καὶ παρανομίας ἀποπληροῦται σὺν χρόνοις ὀχλοκρατία. (Versione greco Polibio)
Similmente non si deve ritenere democrazia quella in cui il popolo sia arbitro di fare tutto ciò che voglia e proponga, ma dobbiamo chiamare democrazia quella in cui sia patrio costume adorare le divinità, onorare i genitori, avere rispetto per i vecchi, obbedire alle leggi, quando appunto presso tali sistemi prevalga l'opinione della maggioranza. Perciò dobbiamo anche dire che ci sono sei forme di governo, tre che tutti ammettono e che ora sono state enumerate, e tre che sono affini a queste, ovvero la tirannide, l'oligarchia e l'oclocrazia. imgscrambler}Per prima dunque, in modo spontaneo e naturale, si forma la monarchia, ed a questa fa seguito, e da questa deriva con (qualche) correttivo e (qualche) modifica, il regno. Quando questo si muta nel malanno ad esso connaturato, intendo nella tirannide, di nuovo dalla dissoluzione di questa sorge l'aristocrazia. E appunto quando questa degenera per natura in oligarchia, e la gente in preda all'ira punisce le ingiustizie dei capi, nasce il (governo del) popolo (= la democrazia). Ma di nuovo, in seguito all'ingiustizia e all'illegalità di questo, completa il ciclo col tempo l'oclocrazia.
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Τῶν μὲν γὰρ Ἑλληνικῶν πολιτευμάτων ὅσα πολλάκις μὲν ηὔξηται, πολλάκις δὲ τῆς εἰς τἀναντία μεταβολῆς ὁλοσχερῶς πεῖραν εἴληφε, ῥᾳδίαν εἶναι συμβαίνει καὶ τὴν ὑπὲρ τῶν προγεγονότων ἐξήγησιν καὶ τὴν ὑπὲρ τοῦ μέλλοντος ἀπόφασιν· τό τε γὰρ ἐξαγγεῖλαι τὰ γινωσκόμενα ῥᾴδιον, τό τε προειπεῖν ὑπὲρ τοῦ μέλλοντος στοχαζόμενον ἐκ τῶν ἤδη γεγονότων εὐμαρές. περὶ δὲ τῆς Ῥωμαίων οὐδ´ ὅλως εὐχερὲς οὔτε περὶ τῶν παρόντων ἐξηγήσασθαι διὰ τὴν ποικιλίαν τῆς πολιτείας, οὔτε περὶ τοῦ μέλλοντος προειπεῖν διὰ τὴν ἄγνοιαν τῶν προγεγονότων περὶ αὐτοὺς ἰδιωμάτων καὶ κοινῇ καὶ κατ´ ἰδίαν. διόπερ οὐ τῆς τυχούσης ἐπιστάσεως προσδεῖται καὶ θεωρίας, εἰ μέλλοι τις τὰ διαφέροντα καθαρίως ἐν αὐτῇ συνόψεσθαι. Συμβαίνει δὴ τοὺς πλείστους τῶν βουλομένων διδασκαλικῶς ἡμῖν ὑποδεικνύειν περὶ τῶν τοιούτων τρία γένη λέγειν πολιτειῶν, ὧν τὸ μὲν καλοῦσι βασιλείαν, τὸ δ´ ἀριστοκρατίαν, τὸ δὲ τρίτον δημοκρατίαν. δοκεῖ δέ μοι πάνυ τις εἰκότως ἂν ἐπαπορῆσαι πρὸς αὐτούς, πότερον ὡς μόνας ταύτας ἢ καὶ νὴ Δί´ ὡς ἀρίστας ἡμῖν εἰσηγοῦνται τῶν πολιτειῶν. κατ´ ἀμφότερα γὰρ ἀγνοεῖν μοι δοκοῦσι. δῆλον γὰρ ὡς ἀρίστην μὲν ἡγητέον πολιτείαν τὴν ἐκ πάντων τῶν προειρημένων ἰδιωμάτων συνεστῶσαν·
Accade che è facile la esposizione su fatti che si conoscono e sulla previsione del futuro di quegli stati Greci per quanto spesso si sono accresciuti, spesso, al contrario, hanno fatto esperienza di un completo mutamento di fortuna; infatti è facile il riferire i fatti conosciuti, è facile dichiarare sul futuro il fatto dedotto in base a fatti già conosciuti. Riguardo lo stato dei Romani invece non è assolutamente cosa facile né spiegare sulle situazioni presenti per la complessità della costituzione, né fare previsioni sul futuro per l’ignoranza dei fatti verificatisi prima intorno alle caratteristiche di vita in pubblico ed in privato. Perciò, se qualcuno osserverà in essa con chiarezza e precisione gli aspetti distintivi, occorre arrivare ad una attenzione e visione che colga nel segno. Accade che la maggior parte di coloro che si sono assunti il compito si istruirci con metodo su questo argomento, parlano di tre forme di costituzioni, che chiamano una regno, l’altra aristocrazia, la terza democrazia. A me parrebbe del tutto naturale porre loro una domanda, se ci propongono le forme di costituzioni come le uniche o piuttosto anche, per Zeus, come le migliori. Infatti in entrambi i casi a me pare che si sbaglino. È evidente infatti da ritenere la migliore quella che riunisce in sé tutte le caratteristiche di tutte le forme precedenti. (by Stuurm)