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Ό δέ καί τούς ρηθέντας λόγους καί τήν αιτίαν παρασιωπῶν, ψευδή δ’ άντί τούτων επιχειρήματα και διεξοδικούς λέγων λόγους, αναιρεί τό τῆς ιστορίας ίδιον· ὂ μάλι-στα ποιεῖ Τίμαιος· και διότι τούτου τοΰ γένους έστί πλήρη τά βυβλία παρ’ αύτῷ, πάντες γινώσκομεν. Ίσως δ’ οΰν ἃν τις έναπορήσειε πῶς τοιοῦτος ὣν οἶον ήμεῖς ύποδείκνυμεν τοιαύτης παρ’ ένίοις άποδοχῆς τέτευχε καί πίστεως. Τούτου δ’ έστίν αίτιον διότι πλεοναζούσης αύτῷ κατά τήν πραγματείαν τῆς κατά τῶν ἃλλων έπιτιμήσεως καί λοιδορίας ούκ έκ τῆς αύτοῦ θεωρείται πραγματείας ούδ’ έκ τῶν ιδίων αποφάσεων, άλλ’ έκ τῆς τῶν πέλας κατηγορίας, πρός ὂ γένος καί πολυπραγ-μοσύνην δοκεῖ μοι καί φύσιν προσενέγκασθαι διαφέρουσαν· παραπλήσιον γάρ δή τι τοιοῦτο συμβέβηκε καί Στράτωνι τῷ φυσικῷ· καί γάρ έκεῖνος ὂταν εγχείρηση τάς τῶν ἃλλων δόξας διαστέλλεσθαι καί ψευδοποιεῖν, θαυμάσιος έστιν· ὂταν δ’ έξ αύτοῦ τι προφέρηται καί τι τῶν ιδίων επινοημάτων έξηγῆται, παρά πολύ φαίνεται τοῖς έπιστήμοσιν εύηθέστερος αύτοῦ καί νωθρότερος. Καί μοι δοκεῖ παντάπασιν ὂμοιόν τι γίνεσθαι περί τούς γράφοντας τῷ περί τόν ὂλον ήμῶν βίον συμβαίνοντι· καί γάρ έν τούτῷ τό μέν έπιτιμήσαι τοῖς πέλας έστί ρᾲδιον, τό δ’ αύτόν άναμάρτητον παρέχεσθαι χαλεπόν, καί σχεδόν ώς ἒπος είπεῖν ἳδοι τις ἃν τούς προχειρότατα τοῖς πέλας έπιτιμῶντας πλεῖστα περί τόν ίδιον βίον άμαρτάνοντας.
Chi passa invece sotto silenzio i discorsi pronunciati e il motivo, raccontando in cambio di questi false argomentazioni e particolareggiate narrazioni, toglie ciò che è proprio della storia: ciò che particolarmente fa Timeo; anche perché i libri di costui sono piene di simili cose, come tutti sappiamo. Qualcuno forse si chiederà come mai uno scrittore quale quello che ora sto descrivendo, abbia, per alcuni, ottenuto tanto favore e fiducia. Il motivo di ciò consiste nel fatto che, poiché nella sua opera sovrabbondano le accuse e gli insulti contro gli altri, egli non viene giudicato in base alla sua opera, né delle sue affermazioni, ma delle accuse che muove agli altri, un genere nel quale a me sembra abbia dimostrato un impegno e talento eccezionale; Qualcosa del genere è capitata a Stratone il Fisico: infatti costui, quando si mette a fare distinzioni e a confutare le opinioni degli altri, è straordinario; quando invece propone qualcosa di suo e spiega qualche concezione personale suscita negli esperti di essere molto più sciocco e pittosto ottuso di quanto non sia. E a me sembra, riguardo agli scrittori succede qualcosa del tutto simile a quanto avviene nella nostra vita di ogni giorno: anche qui è facile biasimare gli altri, mentre riesce difficile per parte propria, mostrarsi irreprensibile e si potrebbe quasi toccare, per così dire, con mano come coloro che sono i più corrivi a biasimare gli altri, risultino poi quelli che nella propria vita personale sbagliano maggiormente.
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Λευκιος μεν γαρ Αιμιλιος ο Περσεα νικησας, κυριος γενομενος της μακεδονων βασιλειας ... και συν τουτοις ετι τινας των κτησεων
Lucio Emilio Paolo dopo aver vinto Perseo diventato signore del regno della Macedonia in cui indipendentemente/separatamente da altra condizione e abbondanza di beni, nei tesori reali furono rinvenuti più di seimila talenti d'oro e d'argento, non solo non ebbe desiderio alcuno di quelli, ma non volle (neppure) diventarne testimone (vederli con i suoi occhi) e ne fece eseguire l'amministrazione attraverso altri, sebbene la propria vita non fosse proprio abbondante di beni, ma al contrario piuttosto mancante. Dopo la sua morte che avvenne non molto dopo la fine della guerra, i suoi figli naturali, Publio Scipione e Quinto massimo, volendo restituire alla moglie la dote di venticinque talentisi trovarono in tale imbarazzo economico che non poterono raggiungere la somma senza vendere le suppellettili, gli schiavi e con questi una parte delle loro proprietà.
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διὸ δεῖ μάλιστα μὲν πειρᾶσθαι πάντων κρατεῖν τῶν τῆς ἱστορίας μερῶν· καλὸν γάρ· εἰ δὲ μὴ τοῦτο δυνατόν, τῶν ἀναγκαιοτάτων καὶ τῶν μεγίστων ἐν αὐτῇ πλείστην ποιεῖσθαι πρόνοιαν. Ταῦτα μὲν οὖν προήχθην εἰπεῖν, θεωρῶν νῦν, καθάπερ καὶ ἐπὶ τῶν ἄλλων τεχνῶν καὶ ἐπιτηδευμάτων, τὸ μὲν ἀληθινὸν καὶ πρὸς τὴν χρείαν ἀνῆκον ἐν ἑκάστοις ἐπισεσυρμένον, τὸ δὲ πρὸς ἀλαζονείαν καὶ φαντασίαν ἐπαινούμενον καὶ ζηλούμενον, ὡς μέγα τι καὶ θαυμάσιον, ὃ καὶ τὴν κατασκευὴν ἔχει ῥᾳδιεστέραν καὶ τὴν εὐδόκησιν ὀλιγοδεεστέραν.
Per questo soprattutto occorre provare a prevalere su tutte le questioni della storia. Infatti (questo) è l'ideale (lett. bello). Ma, se ciò non è possibile bisogna allora prestare la massima attenzione a quelle questioni che, questa (storia), sono le più necessarie e le più importanti. Sono stato spinto a dire queste cose perché noto che ora, come succede nelle altre arti e professioni, quello che è vero e necessario viene trascurato in ogni occasione, mentre invece viene lodato ed imitato quello che porta alla millanteria e alla vana ostentazione, quasi fosse qualcosa di grande e meraviglioso quello che è pure più facile da produrre e gode di una fama conquistata a poco prezzo.
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Αννιβας συνεις την παρουσιαν του Φαβιου και βουλομενος εξ εφοδου καταπληξασθαι τους .... στρατιαν ταναντια τουτοις υπηρχε
Sentita la presenza di Fabio e volendo fin dal primo scontro sorprendere gli avversari, Annibale fatte uscire le truppe e avvicinatosi al vallo dei Romani, si schierò contro di loro. Ma dopo avere atteso un pò di tempo, siccome nessuno usciva a battaglia, di nuovo si ritirò nel proprio accampamento. Infatti Fabio, deliberato di non esporsi e di non correre pericolo, ma di mirare in primo luogo e soprattutto alla sicurezza dei suoi sottoposti, rimaneva saldamente fermo in questa decisione. Dapprima dunque egli veniva disprezzato e offriva occasione alla diceria che egli era divenuto vile e che aveva paura del pericolo, ma col tempo obbligò tutti a riconoscere e ad ammettere che non era possibile che alcuno più intelligentemente e più saggiamente si comportasse nelle presenti circostanze. E tosto anche i fatti resero testimonianza al suo modo di ragionare. E ciò accadde naturalmente. Si dava infatti il caso che le truppe dei nemici fin dalla prima giovinezza erano state continuamente esercitate nelle imprese guerresche e avevano un condottiero che era cresciuto insieme con loro e sin da fanciullo era esperto delle necessità della guerra campale e avevano vinto molte battaglie in Spagna e due volte successivamente i Romani e i loro alleati e, quel che più conta, disperando di ogni altra cosa, riponevano l'unica speranza della loro salvezza nel vincere; invece riguardo all'esercito romano accadeva il contrario di tutto ciò
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Ὁ δὲ τελευταῖος τρόπος, ἐπινοηθεὶς διὰ Κλεοξένου καὶ Δημοκλείτου, τυχὼν δὲ τῆς ἐξεργασίας ι' ἡμῶν, πάντη πάντως μέν ἐστιν ὡρισμένος καὶ πᾶν τὸ κατεπεῖγον δυνάμενος ἀκριβῶς διασαφεῖν, κατὰ δὲ τὸν χειρισμὸν ἐπιμελείας δεῖ καὶ παρατηρήσεως ἀκριβεστέρας. ἔστι δὲ τοιοῦτος. τὸ τῶν στοιχείων πλῆθος ἑξῆς δεῖ λαμβάνοντας διελεῖν εἰς πέντε μέρη κατὰ πέντε γράμματα. λείψει δὲ τὸ τελευταῖον ἑνὶ στοιχείῳ· τοῦτο δ' οὐ βλάπτει πρὸς τὴν χρείαν. μετὰ δὲ ταῦτα πλατεῖα παρεσκευάσθαι πέντε τοὺς μέλλοντας ἀποδιδόναι τὴν πυρσείαν ἀλλήλοις ἑκατέρους καὶ γράψαι τῶν μερῶν ἑξῆς εἰς [9] ἕκαστον πλατεῖον, κἄπειτα συνθέσθαι πρὸς αὑτοὺς διότι τοὺς μὲν πρώτους ἀρεῖ πυρσοὺς ὁ μέλλων σημαίνειν ἅμα καὶ δύο καὶ μενεῖ μέχρις ἂν ὁ ἕτερος [10] ἀνταίρῃ. τοῦτο δ' ἔσται χάριν τοῦ διὰ ταύτης τῆς πυρσείας ἑαυτοῖς ἀνθομολογήσασθαι διότι προσέχουσι. καθαιρεθέντων δὲ τούτων λοιπὸν (ὁ) σημαίνων ἀρεῖ μὲν τοὺς πρώτους ἐκ τῶν εὐωνύμων, διασαφῶν τὸ πλατεῖον ποῖον δεήσει σκοπεῖν, οἷον ἐὰν μὲν τὸ πρῶτον, ἕν', ἂν δὲ τὸ δεύτερον, δύο, καὶ [12] κατὰ λόγον οὕτω· τοὺς δὲ δευτέρους ἐκ τῶν δεξιῶν κατὰ τὸν αὐτὸν λόγον, ποῖον δεήσει γράμμα τῶν ἐκ τοῦ πλατείου γράφειν αὖ τὸν ἀποδεχόμενον τὴν πυρσείαν.
Il sistema più recente, inventato da Cleosseno e Democleito e che è stato da me perfezionato, è assolutamente ben definito ed è in grado di comunicare con precisione ogni messaggio urgente, ma richiede accuratezza ed attenzione nel metterlo in pratica. Ed è questo: bisogna prendere l'intera successione di tutte le lettere dell'alfabeto in ordine e dividerle in cinque parti, ciascuna di cinque lettere. La casella finale mancherà di una lettera; questo però non comporta alcun danno all'effetto pratico. Dopo ciò bisogna che coloro che intendono trasmettersi il segnale luminoso abbiano pronte cinque tavolette per ciascuno e scrivano di seguito una divisione dell'alfabeto su ciascuna tavoletta, e poi si mettano d'accordo che colui che deve trasmettere i primi segnali luminosi leverà contemporaneamente due torce, ed aspetterà finché l'altro non farà lo stesso. Questo allo scopo di accordarsi, grazie a questo segnale, sul fatto che sono entrambi pronti. Una volta alzate queste torce, in seguito il trasmettitore leverà i primi segnali a sinistra, indicando così quale tavoletta bisognerà consultare: ad esempio, se bisogna consultare la prima, una torcia, se invece la seconda, due torce, e così via; poi alzerà la seconda serie di segnali a destra secondo il medesimo criterio, indicando così quale lettera di quelle della tavoletta dovrà scrivere colui che riceve il segnale.