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All'arrivo di Annibale i romani inviano le truppe in Spagna e in Africa
VERSIONE DI GRECO di Polibio
ἐν ὅσῳ δ´ οὗτοι περὶ τὰς καταγραφὰς ἐγίνοντο τῶν στρατοπέδων καὶ τὴν ἄλλην παρασκευήν, ἔσπευσαν ἐπὶ τέλος ἀγαγεῖν τὰ κατὰ τὰς ἀποικίας, οἳ δὴ πρότερον ἦσαν εἰς Γαλατίαν ἀποστέλλειν προκεχειρισμένοι. τὰς μὲν οὖν πόλεις ἐνεργῶς ἐτείχιζον, τοὺς δ´ οἰκήτορας ἐν ἡμέραις τριάκοντα παρήγγειλαν ἐπιτόπους γίνεσθαι, τὸν ἀριθμὸν ὄντας εἰς ἑκατέραν τὴν πόλιν εἰς ἑξακισχιλίους· ὧν τὴν μὲν μίαν ἔκτιζον ἐπὶ τάδε τοῦ Πάδου ποταμοῦ, προσαγορεύσαντες Πλακεντίαν, τὴν δ´ ἄλλην ἐπὶ θάτερα, κατονομάσαντες Κρεμώνην. ἤδη δὲ τούτων συνῳκισμένων, οἱ Βοῖοι καλούμενοι Γαλάται, πάλαι μὲν οἷον λοχῶντες τὴν πρὸς Ῥωμαίους φιλίαν, οὐκ ἔχοντες δὲ τότε καιρόν, μετεωριζόμενοι καὶ πιστεύοντες ἐκ τῶν διαπεμπομένων τῇ παρουσίᾳ τῶν Καρχηδονίων ἀπέστησαν ἀπὸ Ῥωμαίων
Mentre questi facevano leve di truppe e apparecchiavano ogni cosa necessaria alla guerra altri secondo la ricevuta incombenza si davano fretta di terminare l'affare delle colonie che dovevano mandare nella gallia cisalpina. si fortificarono con somma diligenza le città cingendole di muraglie ed ordinarono ai nuovi distinati abitatori in numero di seimila per ciascuna delle due città di trovarsi fra trenta giorni alle rispettive loro colonie. L'una di queste si costruiva di qua dal Po. la quale fu chiamata Piacensa e l'altra al di la del Po che fu detta Cremona Appena si stabilirono queste colonie i galli boi, che già da prima macchinavano di togliersi all'amicizia dei romani, infatti non si erano ancora slegati (da quest'amicizia) per mancanza d'una occasione, avuta la notizia dell'arrivo dei cartaginesi, montati in superbia, e confidando sui medesimi, si ribellarono ai romani
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IL FELICE REGNO DI IERONE DI SIRACUSA
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Ίέρων μεν γαρ πρώτον μεν δι αυτού χατεχτήσατο την Σνραχοσίων χαι 16 των συμμάχων αρχήν ου πλούτον ου δόξαν οίχ έτερον 2 ουδέν εχ της τύχης ετοιμον παραλαβών χ αί μην οίχ άποχτείνας ού ψυγαδεύαας ου λυπήσας οίδένα τών πολιτών δι αυτοΰ βασιλεύς χατέατη τών Συραχοαίων ο 3 πάντων εατι παραδοξότατον ετι δε τό μη μόνον ν τή ίό σαα&αι την άρχην ούτως άλλα και διαφυλάξαι τον αυτόν 4 τρόπον ετη γαρ πεντήχοντα χαί τέτταρα βασιλεύσας διε τήρησε μεν τη πατρίδι την είρήνην διεφύλαξε δ1 αύτώ την άρχην άνεπιβούλευτον διέφυγε δε τον ταις υπεροχαϊς 5 παρεπόμενον φϋ όνον ός γε πολλάχις επιβαλόμενος άπο 20 ϋ έα&αι την δυναστείαν εχωλνΰη κατά χοινον υπό τών πόα λιτών ενεργετιχώτατος δέ χαί φιλοδοξότατος γενόμενος εις τούς Ελληνας μεγάλην μεν αύτώ δόξαν ου μιχράν όέ 1 Συραχοαίοις εύνοιαν παρά πάαιν άπέλιπε χαί μην εν περιουσία χαί τρυφη χαι δαψιλεία πλείστη διαγενόμενος 2δ ετη μεν εβίωσε πλείω τών ενενήχοντα διεφύλαξε δε τάς αίσϋ ησεις άπάσας διετήρησε δέ πάντα χαί τά μέρη του σώματος άβλαβη τοντο δέ μοι δοχεΐ σημεΐον ου μιχρόν 8 άλλα παμμέγεδ ες είναι βίου σώφρονος
TRADUZIONE
lerone, infatti, dapprima acquisì il potere sui Siracusani e sugli alleati con le sue sole forze, pur non avendo ricevuto ricchezza, né fama e nessun altro privilegio messo a disposizione dalla sorte. Divenne re dei Siracusani contando sui suoi soli mezzi, senza uccidere, senza mandare in esilio, senza danneggiare alcun cittadino e questa è la cosa più incredibile di tutte; inoltre non solo acquisì così il potere, ma lo conservò pure nello stesso modo. Infatti durante i cinquantaquattro anni del suo regno garantì la pace alla sua patria, conservò il suo dominio senza subire complotti, evitò l'invidia che solitamente accompagna i potenti; addirittura, ogni volta che avvertì il desiderio di deporre il potere, fu fatto desistere da tutti i cittadini all'unanimità. Poiché fu assai munifico e assai desideroso di gloria nei confronti dei Greci, procurò a se stesso una grande fama e ai Siracusani una non piccola benevolenza da parte di tutti. Visse più di novantanni al sommo di ricchezza, fasto e prodigalità, conservò tutte le sue facoltà intatte e mantenne integra ogni parte del suo corpo; mi sembra che questo sia un segno non piccolo, ma assai grande di una vita assennata.
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SCIPIONE PIANGE SULLE ROVINE DI CARTAGINE
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Laboratorio di Greco
TRADUZIONE
Si dice che Scipione vedendo allora che la città cadeva assolutamente nell’estrema rovina scoppiò in lacrime e fu chiaro che piangeva sui nemici e che questa sorte era toccata a ilio citta una volta fiorente ed era toccata al regno degli assiri dei medi dei persiani che era divenuto per quel tempo grandissimo aea quello che or aveva brillato + di ogn’altro come il rgno dei macedone. Si dice che avesse esclamato: giorno verrà che nn resterà la sacrailio e priamo e il popolo di priamo della asta di frassimo e avendogli chiesto Polibio in piena libertà infatti era anche suo maestro che cosa volessero le sue parole dicono che senza schermirsi fece chiaramente il nome della sua patria. Questo Polibio racconta avendole udite con le sue orecchie
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LA TRAGEDIA E LA STORIOGRAFIA
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Inizio: Δει τοιγαρουν ουκ επιπληττειν τον συγγραφεα τερατευομενον διά της ιςτοριας τους εντυγχανοντας ουδε τους ενδεχομενους...
Fine: ...δια την απατην των θεωμενον εν δε τουτοίς ταληθες δια την ωφελειαν των φίλομαθουντών.
TRADUZIONE
Occorre dunque che lo storico non colpisca i lettori raccontando meraviglie, né inventi possibili discorsi, né enumeri le conseguenze dei fatti narrati, come gli scrittori di tragedie, ma rammenti, secondo verità, i soli fatti compiuti e le cose dette, anche se sian del tutto comuni. Che lo scopo della storia non è il medesimo di quello della tragedia, ma anzi l'opposto. In questa, infatti, bisogna con le parole meglio efficaci colpire e commuovere gli uditori sul fatto che loro si presenta; in quella, invece, persuadere ed ammaestrare, per tutto l'avvenire, mediante fatti e discorsi reali, chi è desideroso di apprendere; poiché nella tragedia domina ciò che riesce efficace, anche se sia falso, illudendo gli spettatori; negli storici, invéce, la verità, con l'utile di chi ama istruirsi.
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LE ANTICHE MONARCHIE
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Taxis
τὸ μὲν οὖν παλαιὸν ἐνεγήρασκον ταῖς βασιλείαις οἱ κριθέντες ἅπαξ καὶ τυχόντες τῆς ἐξουσίας ταύτης, τόπους τε διαφέροντας ὀχυρούμενοι καὶ τειχίζοντες καὶ χώραν κατακτώμενοι, τὸ μὲν τῆς ἀσφαλείας χάριν, τὸ δὲ τῆς δαψιλείας τῶν ἐπιτηδείων τοῖς ὑποτεταγμένοις·ἅμα δὲ περὶ ταῦτα σπουδάζοντες ἐκτὸς ἦσαν πάσης διαβολῆς καὶ φθόνου διὰ τὸ μήτε περὶ τὴν ἐσθῆτα μεγάλας ποιεῖσθαι τὰς παραλλαγὰς μήτε περὶ τὴν βρῶσιν καὶ πόσιν, ἀλλὰ παραπλήσιον ἔχειν τὴν βιοτείαν τοῖς ἄλλοις, ὁμόσε ποιούμενοι τοῖς πολλοῖς ἀεὶ τὴν δίαιταν. ἐπεὶ δ' ἐκ διαδοχῆς καὶ κατὰ γένος τὰς ἀρχὰς παραλαμβάνοντες ἕτοιμα μὲν εἶχον ἤδη τὰ πρὸς τὴν ἀσφάλειαν, ἕτοιμα δὲ καὶ πλείω τῶν ἱκανῶν τὰ πρὸς τὴν τροφήν, τότε δὴ ταῖς ἐπιθυμίαις ἑπόμενοι διὰ τὴν περιουσίαν ἐξάλλους μὲν ἐσθῆτας ὑπέλαβον δεῖν ἔχειν τοὺς ἡγουμένους τῶν ὑποταττομένων, ἐξάλλους δὲ καὶ ποικίλας τὰς περὶ τὴν τροφὴν ἀπολαύσεις καὶ παρασκευάς, ἀναντιρρήτους δὲ καὶ παρὰ τῶν μὴ προσηκόντων τὰς τῶν ἀφροδισίων χρείας καὶ συνουσίας.
ἐφ' οἷς μὲν φθόνου γενομένου καὶ προσκοπῆς, ἐφ' οἷς δὲ μίσους ἐκκαιομένου καὶ δυσμενικῆς ὀργῆς, ἐγένετο μὲν ἐκ τῆς βασιλείας τυραννίς, ἀρχὴ δὲ καταλύσεως ἐγεννᾶτο καὶ σύστασις ἐπιβουλῆς τοῖς ἡγουμένοις·
TRADUZIONE
In antico, dunque, una volta che erano stati eletti alla sovranità e ricevevano questa dignità, i re la tenevano fino alla vecchiaia, fortificando e cingendo di mura luoghi importanti, e acquisendo terra, per garantire ai sudditi sia sicurezza sia abbondanza di viveri; e nell' occuparsi di queste cose erano esenti da ogni calunnia e invidia, perché non facevano rimarcare grandi differenze né nel vestiario né nel mangiare e nel bere, ma avevano mezzi di sostentamento simili agli altri, e tenevano sempre un tenore di vita in conformità con il popolo. Ma quando, impadronendosi del potere per successione e diritto dinastico, trovarono garantita la sicurezza, e assicurata, anche più del necessario, la sussistenza, allora, a causa di questa abbondanza, seguendo le proprie brame pensarono che i capi dovessero avere vesti diverse dai sudditi, e godere e disporre di cibi differenti e vari, e non subire opposizioni nelle loro pratiche e unioni amorose, anche da parte di chi non volesse. Da un parte sorsero allora invidia e avversione, e dall'altra divamparono odi e irosa ostilità e così dal regno nacque la tirannide e fu l'inizio della fine per i capi e il principio dei complotti contro di loro.