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ὁ πρῶτος αὐτῶν αὐξήσας τὴν βασιλείαν καὶ γενόμενος ἀρχηγὸς τοῦ προσχήματος τῆς οἰκίας, Φίλιππος νικήσας Ἀθηναίους τὴν ἐν Χαιρωνείᾳ μάχην, οὐ τοσοῦτον ἤνυσε διὰ τῶν ὅπλων ὅσον διὰ τῆς ἐπιεικείας καὶ φιλανθρωπίας τῶν τρόπων. τῷ μὲν γὰρ πολέμῳ καὶ τοῖς ὅπλοις αὐτῶν μόνων περιεγένετο καὶ κύριος κατέστη τῶν ἀντιταξαμένων, τῇ δ' εὐγνωμοσύνῃ καὶ μετριότητι πάντας Ἀθηναίους ἅμα καὶ τὴν πόλιν αὐτῶν ἔσχεν ὑποχείριον, οὐκ ἐπιμετρῶν τῷ θυμῷ τοῖς πραττομένοις, ἀλλὰ μέχρι τούτου πολεμῶν καὶ φιλονεικῶν, ἕως τοῦ λαβεῖν ἀφορμὰς πρὸς ἀπόδειξιν τῆς αὑτοῦ πρᾳότητος καὶ καλοκἀγαθίας. τοιγαροῦν χωρὶς λύτρων ἀποστείλας τοὺς αἰχμαλώτους καὶ κηδεύσας Ἀθηναίων τοὺς τετελευτηκότας, ἔτι δὲ συνθεὶς Ἀντιπάτρῳ τὰ τούτων ὀστᾶ καὶ τῶν ἀπαλλαττομένων τοὺς πλείστους ἀμφιέσας, μικρᾷ δαπάνῃ διὰ τὴν ἀγχίνοιαν τὴν μεγίστην πρᾶξιν κατειργάσατο· τὸ γὰρ Ἀθηναίων φρόνημα καταπληξάμενος τῇ μεγαλοψυχίᾳ πρὸς πᾶν ἑτοίμους αὐτοὺς ἔσχε συναγωνιστὰς ἀντὶ πολεμίων.
Il primo tra costoro che ampliò il regno e fu l'iniziatore della grandezza della dinastia, Filippo, dopo aver vinto gli Ateniesi nella battaglia di Cheronea non ottenne con le armi tanto quanto con la mitezza e la gentilezza dei modi. Infatti con la guerra e le armi sconfisse e assoggettò soltanto quelli che si erano schierati contro di lui, ma con la benevolenza e la moderazione ridusse in suo potere tutti gli Ateniesi e insieme la loro città, senza indulgere all'ira nelle sue azioni, ma guerreggiando e contendendo fino a raggiungere l'occasione di mostrare la sua mitezza e nobiltà d'animo. Perciò rimandò indietro senza riscatto i prigionieri e seppellì gli Ateniesi caduti, e inoltre ne affidò le ossa a Antipatro e rivestì la maggior parte di quelli che lasciò andare, ottenendo con poca spesa, grazie alla sua abilità, un grandissimo risultato: avendo infatti colpito con la sua magnanimità l'orgoglio degli Ateniesi, li ebbe alleati pronti a tutto invece che nemici.
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Lo stato romano poggia sulla religio
VERSIONE DI GRECO di Polibio
Traduzione libro Phrasis n. 511 pagina 323
Μεγιστην δε μοι δοκει διαφοραν εξειν το Ρωμαιον πολιτευμα προς βελτιον εν τη περι θεων διαληψει. και μοι δοκει το παρα τοις αλλοις ανθρωποις ονειδιζομενον, τουτο συνεχειν τα Ρωμαιων πραγματα ... Αιδου δαληψειν ουκ εικη και ως ετυχεν εις τα πληθη παρεισαγαγειν πολυ δε μαλλον οι νυν εικη και αλογως εξβαλλειν αυτα. Μεγίστην δέ μοι δοκεῖ διαφορὰν ἔχειν τὸ Ῥωμαίων πολίτευμα πρὸς βέλτιον ἐν τῇ περὶ θεῶν διαλήψει. καί μοι δοκεῖ τὸ παρὰ τοῖς ἄλλοις ἀνθρώποις ὀνειδιζόμενον, τοῦτο συνέχειν τὰ Ῥωμαίων πράγματα, λέγω δὲ τὴν δεισιδαιμονίαν· ἐπὶ τοσοῦτον γὰρ ἐκτετραγῴδηται καὶ παρεισῆκται τοῦτο τὸ μέρος παρ´ αὐτοῖς εἴς τε τοὺς κατ´ ἰδίαν βίους καὶ τὰ κοινὰ τῆς πόλεως ὥστε μὴ καταλιπεῖν ὑπερβολήν. ὃ καὶ δόξειεν ἂν πολλοῖς εἶναι θαυμάσιον. ἐμοί γε μὴν δοκοῦσι τοῦ πλήθους χάριν τοῦτο πεποιηκέναι. εἰ μὲν γὰρ ἦν σοφῶν ἀνδρῶν πολίτευμα συναγαγεῖν, ἴσως οὐδὲν ἦν ἀναγκαῖος ὁ τοιοῦτος τρόπος· ἐπεὶ δὲ πᾶν πλῆθός ἐστιν ἐλαφρὸν καὶ πλῆρες ἐπιθυμιῶν παρανόμων, ὀργῆς ἀλόγου, θυμοῦ βιαίου, λείπεται τοῖς ἀδήλοις φόβοις καὶ τῇ τοιαύτῃ τραγῳδίᾳ τὰ πλήθη συνέχειν. διόπερ οἱ παλαιοὶ δοκοῦσί μοι τὰς περὶ θεῶν ἐννοίας καὶ τὰς ὑπὲρ τῶν ἐν ᾅδου διαλήψεις οὐκ εἰκῇ καὶ ὡς ἔτυχεν εἰς τὰ πλήθη παρεισαγαγεῖν, πολὺ δὲ μᾶλλον οἱ νῦν εἰκῇ καὶ ἀλόγως ἐκβάλλειν αὐτά.
La più grande particolarità in positivo del sistema politico romano, a mio parere, è nella concezione degli dèi, e mi sembra che ciò che viene biasimato presso gli altri uomini sia invece quello che tiene insieme lo stato romano, vale a dire la superstizione; questo elemento, infatti, è stato talmente esaltato e introdotto nella vita privata dei Romani e nelle questioni del loro stato, da non poter essere superato da altri. Ciò potrebbe sembrare a molti stupefacente, eppure io credo che l'abbiano fatto in considerazione della massa. Se infatti fosse stato possibile attuare un sistema politico di uomini saggi, forse un tal mezzo non sarebbe stato necessario; ma poiché ogni moltitudine è volubile, e piena di desideri sfrenati, ira irrazionale e passioni violente, non rimane che imbrigliare le masse con oscure paure e messinscene del genere. Perciò a me sembra che l'idea degli dèi e le credenze sull'ade gli antichi non le abbiano introdotte nel popolo senza proposito e come capitava, e, ancor di più, mi pare che i contemporanei in modo fortuito e inconsulto rigettino tali cose.
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La vittoria di caio duilio a milazzo
VERSIONE DI GRECO di Polibio greco terza edizione
Caio Duilio informato che i nemici mettevano a ruba la campagna di Milazzo vi accorse con tutta l'armata. Al vederlo i cartaginesi pieni di gioia e di ardore uscirono al largo con centotrenta navi tenendo in dispregio l'inesperienza dei romani e tutti volgevano la prora contro i nemici non stimando neppure il caso di schierarsi, come se andassero ad una preda sicura. Ma mentre s'avvicinavano considerando i corvi che oscillavano nella propra di ciascuna nave i Cartaginesi stettero un poco incerti, stupendo dell'apparato di tali strumenti, tuttavia sprezzando gli avversari quelli che navigavano davanti agli altri, li assalirono arditamente. Ma poiché le navi di mano in mano che venivano alle prese, erano afferrate da quegli ordigni ed i soldati muovevano veloci all'assalto attraverso il corvo e venivano ad azzuffarsi sui ponti, i cartaginesi in parte erano trucidati, in parte sbigottiti per ciò chè avveniva, si arrendevano, che la battagli assumeva l'aspetto di un fatto di armi terreste. Quindi perdettero con i loro equipaggi le trenta navi andata per prime all'assalto e fra queste fu presa anche la nave del comandante
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ANNIBALE E SCIPIONE
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE da euloghia
Io ho paura che tu, o Scipione, e per il fatto di essere troppo giovane certamente e per il fatto che tutte le cose fino adesso si sono rivelate secondo il tuo intento in Spagna e in Africa e che non ancora sei inciampato in un rovescio del destino, non ti farai abbindolare dalle mie parole anche se sono sicure. Analizza le situazioni in base ad una delle mie parole, non quelle successe prima, ma quelle dei vostri tempi. Io stesso sono quel famigerato Annibale che dopo la battaglia di canne essendo diventato padrone di tutta l'Italia quasi, dopo un pò di tempo arrivai ad essere contro la stessa Roma e mettendo l'accampamento a 40 stadi di distanza, creai per voi e per la patria vostra, di come io dovevo urlare, io che ora mi trovo in Libia contro te, che sei romano, per accordarmi sulla mia salvezza e quella dei cartaginesi. Ti esorto per le cose che tu vedi a non diventare superbo, ma a scegliere secondo natura umana concerne alle situazioni presenti. Questa cosa è decidere tra le cose buone sempre la maggiore, e tra i mali la minore. Chi dunque potrebbe scegliere essendo prevedente di precipitarsi verso un così grande pericolo che ora ti sovrasta? Vincendo non metterai qualcosa di grande alla tua fama e ne della tua patria mentre essendo stato sconfitto eliminerai del tutto tutte le nobili e coraggiose imprese prima di questo momento per colpa tua
Traduzione da altro libro diverso testo greco
Dopo che in un primo tempo combattemmo gli uni contro gli altri avendo discusso in merito alle terre della Sicilia in seguito nuovamente per le terre della spagna, infine siamo giunti a questa conclusione così che alcuni hanno corso pericoli per il suolo della patria, altri ancora corrono il pericolo, resta da, se in qualche modo possiamo, pregando gli dei, porre fine alla contesa. Io dunque sono disponibile a cessarla per aver fatto esperienza attraverso queste vicende poiché la sorte e` mutabile e per una piccola cosa fa grandi cambiamenti sull`una e sull’altra parte, come se avessero a che fare con i bambini ignoranti. Io ti temo, o Publio, sia perché sei completamente giovane sia perché tutto e` andato secondo la tua aspettativa sia per la spagna che per la Libia, per questo dalle mie parole, sebbene siano degne di fiducia
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ANNIBALE SIN DA BAMBINO GIURA ODIO ETERNO
VERSO I ROMANI VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Kata Logon Inizio:
"Εφη καθ' ον καιρον ο πατηρ αυτου την εις Ιβηριαν εξοδον μελλοι στρατευεσθαι μετα των δυναμεων, ετη μεν εχειν εννεα..."
TRADUZIONE
(Annibale) disse nel momento in cui suo padre stava per compiere una spedizione con gli eserciti per l'Iberia, all'età di 9 anni, mentre sacrificava a Zeus ed egli si trovava presso l'altare. Dopo che, compiuti i sacrifici, offriva libagioni agli dei e faceva ciò che era stabilito ordinò che gli altri che erano presenti alla cerimonia si allontanassero un poco e dopo averlo chiamato gli chiese serenamente se volesse accompagnarlo nella spedizione. Poichè quello acconsentì volentieri e da fanciullo gli chiedeva con insistenza ciò, dopo avergli preso la mano destra lo condusse verso l'altare e gli ordinò di giurare che non sarebbe mai stato ben disposto verso i romani.