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Socrate un pensatore pubblico
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Triakonta
TRADUZIONE
Socrate era sempre in vista di tutti: infatti di mattina andava nei luoghi di passeggio e nei ginnasi e quando la piazza si rimepiva là era visibile e il resto del giorno era dove poteva trovarsi con moltissimi, e parlava per lo più, e a coloro che volevano era permesso ascoltare. Nessuno mai vide che Socrate né faceva niente di malvagio né sentì che diceva qualcosa di profano. Infatti non discuteva riguardo la natura di tutte le cose, come la maggior parte degli altri, guardando come fosse ciò che è chiamato cosmo dai sofisti e da che leggi dei cieli è generata ciascuna cosa, ma anzi mostrava che coloro che pensavano tali cose erano pazzi.
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Un sogno premonitore VERSIONE DI GRECO di Longo Sofista TRADUZIONE dal libro Triakonta
Questi fanciulli crebbero molto velocemente e la loro bellezza si rivelava superiore a quella di chi abita in campagna. Egli era già al quindicesimo anno di età, ella altrettanto, benchè i due fossero lontano, quando sia Driante sia Lamone nella stessa notte videro in sogno questa cosa. Sognavano che le Ninfe nella grotta nella quale vi era la fonte dove Driante aveva trovato il bambino consegnassero Dafni e Cloe a un bambino molto fiero e bello, che aveva delle penne sulle spalle e che teneva delle piccole frecce insieme a un piccolo arco; (sognavano) che dopo che questo aveva toccato entrambi con una freccia annunciando loro che in futuro avrebbero fatto i pastori, lui di capre lei di pecore. E dopo essersi messi in comunicazione in sogno e aver fatto sacrifici al bambino con le penne presso le Ninfe - infatti non sapevano dirne il nome - lo mandavano come pastori insieme alle greggi. Essi accettarono assai contenti come (fosse) un gran comando e amavano le capre e le pecore più di quanto fosse solito per un pastore, lei poiché attribuiva la causa della propria salvezza ad una pecora, lui perché si ricordava che quando era stato abbandonato lo aveva allevato una capra.
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La città di Aquileia e il porto di Timavo
VERSIONE DI GRECO TRADUZIONE dal libro Triakonta
Aquileia è una colonia dei romani ed è raggiunta da navi da carico che risalgono lungo il fiume Natigone per sessanta stadi. E' possibile il commercio per quelli che portano sull'Istro i prodotti del mare e vino e olio e schiavi, animali e pelli. Aquileia è al di fuori dei confini dei Veneti, sono delimitati da un fiume che scorre dalle alpi che permette la navigazione fino ad una città nordica, presso la quale Gneo Carbone essendosi scontrato con i Cimbri non concluse niente. Questo luogo ha ricche vene d'oro e miniere di ferro. In questo golfo dell'Adriatico c'è anche un tempio di Diomede degno di memoria, il Temano; infatti ha un porto e un bosco sacro notevole e sette fonti d'acqua di fiume che si butta nel mare, con un fiume ampio e profondo, e Polibio scoprì che eccetto le altre erano piene di acqua salata e inoltre anche che gli abitanti del luogo chiamavano il luogo fonte e madre del mare.
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I veri beni della vita VERSIONE DI GRECO di Aristotele TRADUZIONE dal libro Triakonta
ὡς δὲ καθ' ἓν εἰπεῖν, ἀνάγκη ἀγαθὰ εἶναι τάδε. εὐδαιμονία• καὶ γὰρ καθ' αὑτὸ αἱρετὸν καὶ αὔταρκες, καὶ ἕνεκα αὐτῆς τἆλλα αἱρούμεθα. Δικαιοσύνη, ἀνδρεία, σωφροσύνη, μεγαλοψυχία, μεγαλοπρέπεια, καὶ αἱ ἄλλαι αἱ τοιαῦται ἕξεις• ἀρεταὶ γὰρ ψυχῆς. καὶ ὑγίεια καὶ κάλλος καὶ τὰ τοιαῦτα• ἀρεταὶ γὰρ σώματος καὶ ποιητικὰ πολλῶν. Πλοῦτος• ἀρετὴ γὰρ κτήσεως καὶ ποιητικὸν πολλῶν. φίλος καὶ φιλία• καὶ γὰρ καθ' αὑτὸν αἱρετὸς ὁ φίλος καὶ ποιητικὸς πολλῶν. τιμή, δόξα• καὶ γὰρ ἡδέα καὶ ποιητικὰ πολλῶν. Δύναμις τοῦ λέγειν, τοῦ πράττειν• ποιητικὰ γὰρ πάντα τὰ τοιαῦτα ἀγαθῶν. ἔτι εὐφυΐα, μνήμη, εὐμάθεια, ἀγχίνοια, πάντα τὰ τοιαῦτα• ποιητικαὶ γὰρ αὗται ἀγαθῶν αἱ δυνάμεις εἰσίν. ὁμοίως δὲ καὶ αἱ ἐπιστῆμαι πᾶσαι καὶ αἱ τέχναι. Καὶ τὸ ζῆν• εἰ γὰρ μηδὲν ἄλλο ἕποιτο ἀγαθόν, καθ' αὑτὸ αἱρετόν ἐστιν. καὶ τὸ δίκαιον• συμφέρον γάρ τι κοινῇ ἐστιν. ταῦτα μὲν οὖν σχεδὸν τὰ ὁμολογούμενα ἀγαθά ἐστιν
Traduzione del nostro tutor Didaskalos Ad elencarli ad uno ad uno, è necessario che i beni siano i seguenti: la felicità, è desiderabile in se stessa e autosufficiente, e per (in funzione di...) essa compiamo altre scelte. La giustizia, il coraggio, la sapienza, la magnanimità, la magnificenza, e altre disposizioni di tal genere: sono in effetti virtù dell'anima. E poi la salute, la bellezza e simili: perché sono virtù del corpo e produttrici di molte cose (beni). La ricchezza: perché è la virtù del possedere e produttrice di molti beni. L'amico e l'amicizia: in effetti l'amico è desiderabile di per sé e produttore di molti beni. L'onore, la buona reputazione: poiché sono piacevoli e creatori di molti beni (vantaggi). L'abilità del parlare (della parola)e dell'agire: tutte le qualità di tal genere sono infatti creatrici di molti beni. E ancora il talento naturale, la memoria, la facilità ad apprendere, la perspicacia, e tutte le qualità simili: perché queste capacità sono creatrici di beni. Allo stesso modo anche tutte le scienze e le arti. E il vivere: perchè, se anche non ne seguisse altro bene, è desiderabile per se stesso. E la giustizia: è infatti un qualcosa di utile per il comune (la comunità). Più o meno, dunque, questi sono i beni riconosciuti (da tutti). .
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L'accorta politica del tiranno Pisistrato
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro triakonta
Διωκει δ' ο Πεισιστρατος την πολιν μετριως και μαλλον πολιτικως η τυραννικως: εν τε γαρ τοις αλλοις φιλανθρωπος ην και πραος και τοις αμαρτανουσιν συγγνωμονικος, και δη και τοις αποροις προεδανειζε χρηματα προς τας εργασιας ωστε διατρεφεσθαι γεωργουντας. Τουτο δ' εποιει δυοιν χαριν, ινα μητε εν τω αστει διατριβωσιν, αλλα διεσπαρμενοι κατα την χωραν, και οπως, ευπορουντες των μετριων και προς τοις ιδιοις οντες, μητ' επιθυμωσι μητε σχολαζωσιν επιμελεισθαι των κοινων. Αμα δε συνεβαινεν αυτω και τας προσοδους γιγνεσθαι μειζους, εξεργαζομενης της χωρας: επραττετο γαρ απο των γιγνομενων δεκατην. Διο και τους κατα δημους κατεσκευασε δικαστας και αυτος εξηει πολλακις εις την χωραν επισκοπων και διαλυων τους διαφερομενους, οπως μη καταβανοντες εις το αστυ παραμελωσι των εργων.
Testo greco originale
διῴκει δ' ὁ Πεισίστρατος, ὥσπερ εἴρηται, τὰ περὶ τὴν πόλιν μετρίως καὶ μᾶλλον πολιτικῶς ἢ τυραννικῶς. ἔν τε γὰρ τοῖς ἄλλοις φιλάνθρωπος ἦν καὶ πρᾷος καὶ τοῖς ἁμαρτάνουσι συγγνωμονικός, καὶ δὴ καὶ τοῖς ἀροις προεδάνειζε χρήματα πρὸς τὰς ἐργασίας, ὥστε διατρέφεσθαι γεωργοῦντας. τοῦτο δ' ἐποίει δυοῖν χάριν, ἵνα μήτε ἐν τῷ ἄστει διατρίβωσιν, ἀλλὰ διεσπαρμένοι κατὰ τὴν χώραν, καὶ ὅπως εὐποροῦντες τῶν μετρίων καὶ πρὸς τοῖς ἰδίοις ὄντες, μήτ' ἐπιθυμῶσι μήτε σχολάζων ἐπιμελεῖσθαι τῶν κοινῶν. ἅμα δὲ συνέβαινεν αὐτῷ καὶ τὰς προσόδους γίγνεσθαι μείζους, ἐξεργαζομένης τῆς χώρας. ἐπράττετο [γὰρ ἀπὸ τῶν γιγνομένων δεκάτην. διὸ καὶ τοὺς κατὰ δήμους κατεσκεύασε δικαστάς, καὶ αὐτὸς ἐξῄει πολλάκις εἰς τὴν χώραν, ἐπισκοπῶν καὶ διαλύων τοὺς διαφερομένους, ὅπως μὴ καταβαίνοντες εἰς τὸ ἄστυ παραμελῶσι τῶν ἔργω
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