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Una breve tregua
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro triakonta
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L'uomo e il satiro
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Antropoi e da triakonta
Versione dal libro Anthropoi
L'uomo conciliò a sé l'amicizia del satiro ed egli (il satiro) lo condusse con sé verso la casa, nei giorni invernali. Tutte le piante erano irrigidite dal ghiaccio, e anche i fiumi erano fermati dall'acuto gelo.
Anche in casa c'era un freddo molto aspro, perciò l'uomo si portava alla faccia le mani e soffiava per scaldarsi. E il satiro chiese (lett. lo interrogò): - Perchè soffi così da tanto tempo?- E rispose egli (l'uomo): - Perchè le mie mani sono gelide per il freddo e con il fiato le riscaldo. -
Dopo, alcuni servi posero i cibi nella mensa e visto che erano troppo caldi l'uomo ci soffiava sopra per raffreddarli e poi li mangiava-Allora il satiro fece per la seconda volta la medesima domanda, e rispose l'uomo: - Raffreddo i cibi con il fiato perché se troppo caldi non ne sento il sapore. -
Ma disse il satiro: - Nessuna salda amicizia ci può essere con gli uomini che dalla cui bocca escono parole tanto contrarie!!-
versione dal libro triakonta
Si narra che un uomo una volta strinse amicizia con un satiro. Allora, poiché era venuto il freddo e arrivato l’inverno, l’uomo, mettendo le mani sulla bocca, soffiò. Quando il satiro chiese il motivo per cui facesse ciò, l’uomo rispose che riscaldava le mani per il freddo. Poi, imbandita la tavola per loro, poiché il cibo era molto caldo, portandolo un po’ alla volta alla bocca, soffiò. Quando il satiro chiese nuovamente perché facesse ciò, l’uomo rispose che raffreddava il cibo perché era troppo caldo. E quello disse all’altro (all’uomo): "Caro mio, io rinuncio alla nostra amicizia visto che fai uscire dalla stessa bocca sia il caldo che il freddo". Quindi bisogna che anche noi fuggiamo l’amicizia di coloro che hanno un modo di fare ambiguo.
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Il dovere di Atene
Versione di greco di Demostene
versione di greco dal libro Triakonta
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Esortazione ai giudici
versione di greco di Lisia e traduzione
Kαί μέν δή, ώ άνδρες δικασταί, ηγούμαι δικάζειν υμάς ού μόνον των εξαμαρτανό ντων ένεκα, αλλ’ ίνα και τούς άλλους των ακοσμούντων σωφρονεστέρους ποιήτε. εάν μεν τοίνυν τους αγνώτας κολάζητε, ουδείς έσται των άλλων βελτίων. Oυδείς γάρ είσεται τα υφ’υμών αταψηφισθέντα εάν δε τους επιφανεστάτους των εξαμαρτανόντων τιμωρήσθε, πάντες πεύσονται, ώστε τούτω παραδείγματι χρώμενοι βελτίους έσονται οι πολίται. εάν τοίνυν τούτου καταψηφίσησθε, ού μόνον οι εν τη πόλει είσονται, αλλά και οι σύμμαχοι αισθήσονται και οι πολέμιοι πεύσονται, και ηγήσονται πολύ πλείονος αξίαν είναι την πόλιν, εάν ορώσιν επίτοις τοιούτοις των αμαρτημάτων μάλισθ’ υμάς οργιζομένους και μηδεμιάς συγγνώμηςτους ακοσμούντας εν τω πολέμω τυγχάνοντας.
O signori giudici, ritengo che voi giudicate non soltanto in funzione di coloro che hanno commesso una colpa, ma anche perché rendiate gli altri cittadini più disciplinati di coloro che agiscono male (hanno poco senso del dovere). Se dunque voi punite (opp. qualora voi puniate) quindi degli sconosciuti, nessuno sarà migliore degli altri (opp: nessuno verrà a sapere della sentenza che avete pronunciato): infatti, nessuno conoscerà le azioni negative condannate da voi; qualora invece puniate (oppure: se invece fra i colpevoli punite i più in vista) i più noti tra coloro che hanno commesso una colpa, tutti lo verranno a sapere, cosicché prendendolo ad esempio i cittadini saranno migliori (cosicchè i cittadini facendo riferimento a questo esempio terranno una condotta migliore). Qualora dunque condannaste (op: se condannerete) costui, non solo lo si saprà nella città, ma anche (lo sapranno) gli alleati e i nemici, e riterranno che la città è degna di stima molto più grande, (opp. aumenterà la loro stima per la nostra sittà) se vedranno che per questo tipo di reati il vostro sdegno è grandissimo e che gli insbordinati in tempo di guerra non ottengono indulgenza
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Zeus spodesta Crono - versione triakonta
versione di greco di Apollodoro