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Crimini contro il popolo VERSIONE DI GRECO di Lisia TRADUZIONE dal libro Triakonta n. 6 pagina 150
ὅσοι μὲν ἐλευθερίας καὶ τοῦ δικαίου ἐπιθυμοῦντες καὶ τοὺς νόμους ἰσχύειν βουλόμενοι καὶ τοὺς ἀδικοῦντας μισοῦντες τῶν ὑμετέρων κινδύνων μετέσχον, οὐ πονηροὺς εἶναι πολίτας, οὐδὲ ἀδίκως τούτοις φημὶ ἂν εἶναι ὑπόλογον τὴν ἐκείνων φυγήν· ὅσοι δὲ κατελθόντες ἐν δημοκρατίᾳ τὸ μὲν ὑμέτερον πλῆθος ἀδικοῦσι, τοὺς δὲ ἰδίους οἴκους ἐκ τῶν ὑμετέρων μεγάλους ποιοῦσι, πολὺ μᾶλλον αὐτοῖς προσήκει ὀργίζεσθαι ἢ τοῖς τριάκοντα. οἱ μὲν γὰρ ἐπὶ τοῦτ' ἐχειροτονήθησαν, ἵνα κακῶς, εἴ πῃ δύναιντο, ὑμᾶς ποιήσειαν· τούτοις δ' ὑμᾶς αὐτοὺς ἐπετρέψατε, ὡς μεγάλην καὶ ἐλευθέραν τὴν πόλιν ποιήσωσιν· ὧν ὑμῖν οὐδὲν ἀποβέβηκεν, ἀλλὰ τὸ ἐπὶ τούτοις εἶναι ἐν τοῖς δεινοτάτοις κινδύνοις καθεστήκατε, ὥστε πολὺ ἂν δικαιότερον ὑμᾶς αὐτοὺς ἢ τούτους ἐλεοῖτε, καὶ τοὺς ὑμετέρους παῖδας καὶ γυναῖκας, ὅτι ὑπὸ τοιούτων ἀνδρῶν λυμαίνεσθε.
Per me quelli che hanno condiviso i vostri rischi per desi-derio di libertà e di giustizia, con l'intento di far valere le leggi e per odio contro i criminali, non sono cattivi cittadini, e sostengo che a ragione per loro si può mettere in conto l'esilio che hanno subito: ma quelli che, tornati in città, anche in regime democratico commettono crimini contro il popolo, e accrescono il proprio patrimonio privato attingendo ai beni pubblici, meritano di incorrere nella vostra collera ben più dei Trenta! Sì, perché i Trenta almeno erano stati eletti proprio perché vi facessero del male non appena ne avessero avuta l'occasione; ma a costoro vi siete affidati voi stessi, perché rendessero libera e potente la città: ebbene, nulla di tutto questo alla fine si è verificato, anzi, per quanto dipende da loro, vi siete trovati in situazioni di rischio gravissimo, tanto che avreste molto più ragione di provar compassione di voi stessi che di loro, e dei vostri figli e delle vostre mogli, perché dovete subire gli oltraggi di gente come questa.
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La battaglia di Maratona
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Ως δε σφι διετέτακτο και τα σφάγια εγίνετο καλά, ενθαύτα ως απείθησαν οι Αθηναίοι, δρόμω ίεντο εις τους βαρβάρους ήσαν
δε στάδιοι ουκ ελάσσονες το μεταίχμιον αυτών ή οκτώ. Οι δε Πέρσαι ορώντες δρόμω επιόντας παρεσκευάζοντο ως
δεξόμενοι, μανίην τε τοίσι Αθηναίοισι επέφερον και πάγχυ ολεθρίην, ορώντες αυτούς εόντας ολίγους, και τούτους δρόμω
επειγομένους ούτε ίππου υπαρχούσης σφι ούτε τοξευμάτων. Ταύτα μεν νυν οι βάρβαροι κατείκαζον Αθηναίοι δε επείτε
αθρόοι προσέμειξαν τοίσι βαρβάροισι, εμάχοντο αξίως λόγου. Πρώτοι μεν γαρ Ελλήνων πάντων των ημείς ίδμεν δρόμω ες
πολεμίους εχρήσαντο, πρώτοι δε ανέσχοντο εσθήτά τε Μηδικήν ορώντες και τους άνδρας ταύτην εσθημένους τέως δε ην τοίσι
Έλλησι και το ούνομα το Μήδων φόβος ακούσαι. "
TRADUZIONE
Quando furono ai loro posti e i sacrifici ebbero dato esito favorevole, gli Ateniesi, lasciati liberi di attaccare, si lanciarono in corsa contro i barbari; fra i due eserciti non c'erano meno di otto stadi. I Persiani vedendoli arrivare di corsa si preparavano a riceverli e attribuivano agli Ateniesifollia pura, autodistruttiva, constatando che erano pochi e che quei pochi si erano lanciati di corsa, senza cavalleria, senza arcieri. Così pensavano i barbari; ma gli Ateniesi, una voltavenuti in massa alle mani con i barbari, si battevano inmaniera memorabile. Furono i primi fra tutti i Greci, a nostra conoscenza, a tollerare la vista dell'abbigliamento medo edegli uomini che lo vestivano; fino ad allora ai Greci facevapaura anche semplicemente udire il nome dei Medi.
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La battaglia di Maratona (1 E 2)
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Triakonta
PARTE I
Es. 6 pag 200
Inizio: Os de sfi dietetkto...
Fine: Medon fobos akousai.
Quando si erano schierati e i sacrificai furono positivi, lì gli ateniesi lasciati andare (da Milziade), si lanciarono di corsa contro i brabari; tra i due esrciti non c'erano nemmeno otto stadi. I persiani che si avvicinavano di corsa si preparavano a mostrarsi, rimproveravano follia agli ateniesi e un'assoluta distruzione, devendo che questi erano pocgi, e che questi incalzavano di corsa né avendo dei cavalli né gli arceri. Ora i barbari supponevano queste cose; gli Ateniesi dopo aver attaccato in massa contro i brabari, combattevano in modo degno di menzione. Ifatti furono primi fra tutti i greci ch enoi conosciamo che usarano la tecnica della corsa contro i nemici, primi sopportavano di vedere la veste dei medi e gli uomini che la indossavano, fino ad allora i greci aevano paura del nome die medi solo a sentirlo
parte II
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Gli Egizi e gli animali
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Inizio: nomos de esti peri ton terion
fine: tetnanai anagke
TRADUZIONE n. 1
C'è una legge per gli animali che è così. Le donne e gli uomini degli egizi si mostravano custodi del nutrimento senza ciascun animale, il figlio dei quali riceve dal padre l'onore. Ognuni che abita in città compie per loro questi riti pregando la divinità dal quale ciò sarebbe l'animale; rasando tutta la testa dei ragazzi metà o la terza parte, pongono i capelli sulla bilancia di contro all'argento; ciò che la bilancia pesa lo da alla custode delle bestie; e quella in cambio di questo avendo sminuzzato il pesce lo offre alle bestie. Tale nutrimento dunque è assegnato a loro. Qualora qualcuno uccida uno di questi animali, s elo fa di proposito, la pena è la morte, se involontariamente, paga l'ammenda che i sacerdoti hanno stabilito. chiunque uccida un'ibis o un spalviero, s elo fa volontariamente o involontariamente è inevitabile che muoia.
traduzione n. 2
Per gli animali c’è questa istituzione. Sono designati fra gli Egiziani, per il mantenimento di ogni specie di bestie, dei guardiani di ambo i sessi: onore che si trasmette di padre in figlio. 4) E gli abitanti delle città adempiono con loro, caso per caso, i seguenti voti che, per l’avvenuta guarigione di figli, essi fanno alla divinità cui l’animale è sacro. Radono ai fanciulli o tutta o la metà o la terza parte della testa, mettono in una bilancia una quantità d’argento corrispondente ai capelli, e l’argento che fa inclinare la bilancia viene consegnato alla guardiana degli animali, la quale per questo compenso fa a pezzi dei pesci per darli da mangiare alle bestie. 5) Questo è stabilito per il loro mantenimento. Se poi una delle bestie viene uccisa accade questo: se volontariamente, c’è la pena di morte; se involontariamente, si paga una multa stabilita dai sacerdoti. Ma chi volontariamente o involontariamente uccide un ibis o uno sparviero non può sfuggire alla morte.
Traduzione di altro utente letterale
C'è una legge che riguarda gli animali, che così dispone. Come responsabili, sono incaricati del nutrimento di ciascuno degli animali separatamente sia sia gli uomini che le donne degli Egizi, i figli dei quali ricevono l'incarico prestigioso dal padre.
Gli abitanti di quelle città compiono questi riti, ciascuno da sé, pregando il dio al quale l'animale è consacrato: rasando ai fanciulli o tutta la testa, o metà, o un terzo, pongono i capelli su una bilancia, contrappesandoli con dell'argento. Ciò che la bilancia eventualmente pesa viene donato al guardiano degli animali. Dunque tale nutrimento è loro assegnato.
Se uno uccidesse uno di questi animali, se di proposito, la pena è la morte; se invece involontariamente, paga una multa che i sacerdoti stabiliscono. Ma se uno uccidesse un ibis o un falco, sia volontariamente sia involontarimente, è inevitabile che muoia
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Cleobi e Bitone VERSIONE DI GRECO di Erodoto TRADUZIONE dal libro Triakonta
Κλέοβίν τε καὶ Βίτων γὰρ ἐοῦσι γένος Ἀργείοισι βίος τε ἀρκέων ὑπῆν, καὶ πρὸς τούτῳ ῥώμη σώματος τοιήδε: ἀεθλοφόροι τε ἀμφότεροι ὁμοίως ἦσαν, καὶ δὴ καὶ λέγεται ὄδε ὁ λόγος. ἐούσης ὁρτῆς τῇ Ἥρῃ τοῖσι Ἀργείοισι ἔδεε πάντως τὴν μητέρα αὐτῶν ζεύγεϊ κομισθῆναι ἐς τὸ ἱρόν, οἱ δέ σφι βόες ἐκ τοῦ ἀγροῦ οὐ παρεγίνοντο ἐν ὥρῃ: ἐκκληιόμενοι δὲ τῇ ὥρῃ οἱ νεηνίαι ὑποδύντες αὐτοὶ ὑπὸ τὴν ζεύγλην εἷλκον τὴν ἅμαξαν, ἐπὶ τῆς ἁμάξης δέ σφι ὠχέετο ἡ μήτηρ: σταδίους δὲ πέντε καὶ τεσσεράκοντα διακομίσαντες ἀπίκοντο ἐς τὸ ἱρόν. ταῦτα δέ σφι ποιήσασι καὶ ὀφθεῖσι ὑπὸ τῆς πανηγύριος τελευτὴ τοῦ βίου ἀρίστη ἐπεγένετο, διέδεξέ τε ἐν τούτοισι ὁ θεὸς ὡς ἄμεινον εἴη ἀνθρώπῳ τεθνάναι μᾶλλον ἢ ζώειν. Ἀργεῖοι μὲν γὰρ περιστάντες ἐμακάριζον τῶν νεηνιέων τὴν ῥώμην, αἱ δὲ Ἀργεῖαι τὴν μητέρα αὐτῶν, οἵων τέκνων ἐκύρησε: ἡ δὲ μήτηρ περιχαρής ἐοῦσα τῷ τε ἔργῳ καὶ τῇ φήμῃ, στᾶσα ἀντίον τοῦ ἀγάλματος εὔχετο Κλεόβι τε καὶ Βίτωνι τοῖσι ἑωυτῆς τέκνοισι, οἵ μιν ἐτίμησαν μεγάλως, τὴν θεὸν δοῦναι τὸ ἀνθρώπῳ τυχεῖν ἄριστον ἐστί. μετὰ ταύτην δὲ τὴν εὐχὴν ὡς ἔθυσάν τε καὶ εὐωχήθησαν, κατακοιμηθέντες ἐν αὐτῷ τῷ ἱρῷ οἱ νεηνίαι οὐκέτι ἀνέστησαν ἀλλ' ἐν τέλεϊ τούτῳ ἔσχοντο. Ἀργεῖοι δὲ σφέων εἰκόνας ποιησάμενοι ἀνέθεσαν ἐς Δελφοὺς ὡς ἀριστῶν γενομένων
TRADUZIONE
Cleobi e bitone infatti, che erano Argivi di stirpe, avevano sufficienti averi e oltre a questo una tanto grande forza del corpo; entrambi erano parimenti atleti vittoriosi e appunto si racconta questo aneddoto: quando gli Argivi celebravano la festa in onore di Era, bisognava assolutamente che la loro madre fosse condotta con un carro al tempio, ma i buoi non vennero in aiuto dal campo in tempo; stretti dal tempo, i giovani sottopostisi loro stessi al giogo trascinarono il carro, sul carro la madre fu da loro portata, e dopo averla trasportata per quarantacinque stadi giunsero al tempio. Dopo aver fatto ciò ed essere stati visti dall'adunanza, sopraggiunse loro la miglior fine della vita, e il dio manifestò in loro che è meglio per l'uomo morire piuttosto che vivere. Infatti gli Argivi, fattisi intorno, stimarono beata la forza dei giovani, e le Argive la loro madre, perché aveva avuto in sorte tali figli. E la madre, piena di gioia per il fatto e per la fama, stando davanti alla statua, pregò la dea di dare ai suoi figli Cleobi e Bitone, che l'avevano onorata grandemente, la cosa migliore che possa accadere all'uomo. Dopo questa preghiera, dopoché ebbero fatto un sacrificio e banchettato, i giovani, addormentatisi nello stesso tempio, non si alzarono più, ma si trovarono in questa fine della vita. E gli Argivi, avendo fatto le loro statue, le portarono a Delfi poiché erano stati gli uomini migliori.
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